GERUSALEMME: INSULTI A GESÙ

shomali williamGerusalemme (ANSA) – Per la seconda volta in pochi mesi, i muri del convento dell’abbazia benedettina della Dormizione sul Monte Sion a Gerusalemme sono stati imbrattati la scorsa notte con insulti anticristiani in caratteri ebraici. Fra questi: ”Gesù scimmia”, ”Cristiani scimmie” e ”Vendetta”. Dai testi e dalla dinamica dell’episodio sembra che questo atto di intolleranza sia da ricondurre alle frange estreme dei coloni in Cisgiordania. La prima reazione del Patriarcato di Gerusalemme è di dolore e di condanna: ”Bisogna assolutamente mettere fine a questi atti di vandalismo favorendo una migliore educazione dei giovani, particolarmente nelle scuole  – ha osservato monsignor William Shomali (nella foto), vicario patriarcale per Gerusalemme – sarà comunque un processo di lungo termine”. Il Patriarcato condanna questi atti che sono avvenuti a Gerusalemme, Città Santa per le tre religioni (giudaismo, cristianesimo e islam). Come in episodi simili, la polizia israeliana è accorsa sul posto e dopo le rilevazioni ha provveduto a cancellare le scritte. Ma finora non è riuscita ad identificare gli autori di attacchi analoghi diretti nei mesi scorsi anche contro la Abbazia di Latrun e contro il Monastero ortodosso della Croce, a Gerusalemme. Una delle scritte tracciate la scorsa notte menzionava la località di Hawat Ma’on, un avamposto ebraico in Cisgiordania. Da qui l’ipotesi che gli autori volessero protestare per la demolizione di un’abitazione illegale condotta dall’esercito israeliano tre giorni fa. Se dunque era un’operazione di ”Vendetta” verso le forze armate, che senso aveva – si chiedono i religiosi della Dormizione – scagliarsi contro un luogo di preghiera cristiano? Risposte concrete non ce ne sono. Ma la logica di questi attacchi si riassume nel termine ebraico Tag Mehir “il prezzo da pagare”. I coloni ultras cercano di porre le autorità israeliane di fronte a un deterrente crescente, per dissuaderle dall’ordinare in futuro altre operazioni contro i loro avamposti. In questo caso il prezzo da pagare per la casa di Ma’on potrebbe essere stato il turbamento delle relazioni fra Israele e il mondo cristiano. Se nelle prossime settimane dovesse essere rasa al suolo – come previsto – una parte dell’avamposto di Amona (Cisgiordania) le reazioni degli ultras (che in genere preferiscono colpire obiettivi palestinesi) potrebbero essere ancora più destabilizzanti. Da parte cristiana la sensazione è di avere di fronte ”nazionalisti ebrei che usano la religione come uno strumento per giustificare le proprie azioni”. Per questa ragione, viene fatto osservare, sarebbe di grande significato che episodi come quello odierno fossero denunciati ad alta voce dalle autorità rabbiniche. E, con un approccio di più lungo respiro, che nei collegi rabbinici si facesse un’opera di educazione ispirata alla tolleranza e ad un maggiore rispetto del prossimo.

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