Allah e Jahweh, le due facce della stessa medaglia

Dalla Segreteria Generale di SMOT – Diciamo subito che Hallah e Jahweh sono colleghi, entrambi elohim, un termine intraducibile che per convenzione decliniamo in “dèi”, al plurale (quello che dicono i preti sul pluralis maiestatis è una sciocchezza). E se elohim fa “dèi”, al singolare fa “dio” e si legge eloha in ebraico, che diventa allah in arabo, quindi, per analogia estensiva, quello che ha detto Jahweh dovrebbe essere identico a quello che ha detto Allah.
Andiamo a vedere se è vero.
Si legge: “Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni […]. Quando il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia. Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dèi stranieri, e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe. Ma voi vi comporterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli”. È esattamente quello che fa l’Isis in applicazione degli insegnamenti del Corano.
Ma si legge ancora: “Tutte le sue statue saranno frantumate, tutti i suoi doni andranno bruciati, di tutti i suoi idoli farò scempio perchè messi insieme a prezzo di prostituzione e in prezzo di prostituzione torneranno”. E quelli dell’Isis eseguono fedelmente.
Sta anche scritto: “Ecco, arriva una schiera di cavalieri, coppie di cavalieri. Essi esclamano e dicono: ‘È caduta, è caduta Babilonia! Tutte le statue dei suoi dèi sono a terra, in frantumi”. Leggendo sta roba sembra di vedere quelli dell’Isis trionfanti, al volante delle loro Toyota, di ritorno da qualche raid punitivo.
Non è finita, perché ho trovato anche questa: “Asa fece ciò che è bene e giusto agli occhi del Signore suo Dio. Allontanò gli altari stranieri e le alture; spezzò le stele ed eliminò i pali sacri”, e anche: “Distruggerò gli idoli e farò sparire gli dèi da Menfi […] vi spanderò il terrore”, e ancora: “I vostri altari saranno devastati e infranti i vostri altari per l’incenso; getterò i vostri cadaveri davanti ai vostri idoli e disseminerò le vostre ossa intorno ai vostri altari”.
Fin qui tutto quadra: l’Isis, il terrore religioso, la distruzione degli idoli delle altre religioni come è successo a Palmira, niente di nuovo, se non per il fatto che quei passi non sono del Corano ma della Bibbia, ed esattamente si tratta di: Deuteronomio 7, Michea 1/7, Isaia 21/9, Cronache 2 14/1, Ezechiele 30/13 e 6/3-4, per cui è del tutto evidente che Jahweh e Allah sono le due facce della stessa medaglia.
Ma allora, se la Bibbia dovrebbe essere la nostra legge – in questo caso il Vecchio testamento – perché contrastare l’Islam che predica le stesse cose?  Tuttavia bisogna farsi un’altra domanda: Gesù, che per noi cristiani è Dio fatto uomo, perché parlava un’altra lingua? Semplice, perché né Jahweh ne Allah sono dio ma solo dèi, contro i quali l’Altissimo ha tuonato come si legge nel Salmo 82: “Fino a quando giudicherete iniquamente e sosterrete la parte degli empi? Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi”.
È del tutto evidente, cari preti, che il Vecchio Testamento non è la nostra Legge, ma solo i Vangeli la sono davvero.
E allora avevano ragione i Poveri Cavalieri di Cristo che hanno gettato alle ortiche il Vecchio Testamento ed hanno impugnato Excalibur per combattere gli infedeli dell’Islam e di Israele, entrambi proni ai comandi tremendi di Jahweh ed Alllah.
Forse, anche per questo, i Templari sono finiti arrosto… ma non tutti.
Non nobis Domine non nobis sed nomini tuo da Gloriam.

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