Category: Società e religione

BRASILE: ECCO I GLADIATORI DELL’ALTARE, LA CHIESA EVANGELICA VA ALLA GUERRA

sokdatos de diosdi Luigi Spera –
Fortaleza – Da anni l’avanzata è inarrestabile. Una guerra di proselitismo nella quale le chiese di culto evangelico brasiliane raccolgono successi incredibili dal punto di vista del numero di fedeli, delle donazioni e anche spuntando l’elezione di politici di area. E come in ogni guerra che si rispetti, un esercito è fondamentale. Concetto che non deve essere sfuggito ai pastori della Chiesa Universale del Regno di Dio di Fortaleza, nel Cearà, che hanno istituto i “Gladiatori dell’Altare”. Uniforme, inquadramento para-militare, giuramento e via pronti alla lotta: “Per formare una nuova generazione di pastori”.
I gladiatori sono attivi sin da dicembre dello scorso anno e la loro istituzione è passata sotto traccia fino a quando un video postato su Fb lo scorso 15 febbraio, divenuto virale con oltre un milione e mezzo di accessi in pochi giorni, li ha consacrati davanti al grande pubblico, dando vita a una serie di proteste soprattutto sui social. Nel filmato più famoso, del quale molte copie circolano in rete, i giovani con atteggiamento militaresco fanno il loro ingresso in una chiesa piena di fedeli, gridando parole d’ordine e concetti religiosi. Schierati davanti al palco ripetono un giuramento dettato dal pastore: “Grazie al Signore oggi siamo qua pronti per la battaglia e decisi a servirti. Siamo gladiatori del tuo altare. Tutti i giorni affrontiamo l’inferno confidando nella tua protezione”.
Da quando il video ha iniziato a circolare, molte sono state le prese di posizione forti, tra le quali quelle del deputato federale Jean Wyllys del Psol che si è detto “sotto choc” alla scoperta della “milizia formata dal fondamentalismo religioso cristiano che in Brasile sta minacciando le libertà individuali, la diversità sessuale e le manifestazioni culturali laiche. Quando – si chiede – inizieranno a compiere esecuzioni di infedeli e laici e butteranno giù dalle torri omosessuali come fa il fondamentalismo islamico in medio oriente? Non è certo perchè c’è la parola cristiano che debba ritenersi questo un fondamentalismo meno pericoloso di quello islamico”.
L’eco di polemiche scatenata ha spinto la chiesa a fornire la propria versione con una nota pubblicata sul proprio sito (con tanto di webtv, ndr) nella quale si specificano forme e obiettivi del programma collegato alla Forza giovane universale: “Un progetto di volontariato che conta su milioni di giovani in tutto il Brasile e che sviluppa attività culturali, sociali e sportive per favorire un riscatto e dare una speranza a senzatetto, tossicodipendenti e persone in difficoltà, obbedendo a quello che Gesù disse: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a tutte le creature”. Ogni critica è dunque rinviata al mittente: “Cercare una motivazione violenta e condannabile in giovani che marciano in uniforme e cantano in coro in una chiesa è tanto assurdo quanto accusare di orientamento fascista istituzioni come L’Esercito della Salvezza e il Movimento Escoteiro, organizzazioni cristiane che come noi usano analogie militari in forma positiva e pacifica. Formeremo una nuova generazione di pastori agguerriti, determinati e che faranno tremare l’inferno”.
Quanto questi concetti abbiano séguito, è evidente da tempo in tutto il Brasile. Fare zapping sui canali in chiaro della tv brasiliana significa passare da un pastore all’altro, tra culti collettivi che raccolgono migliaia di persone osannanti, tra racconti di guarigioni miracolose e liturgie a base di acqua e sale per liberarsi di maledizioni e malattie e funzioni di pastori che con l’imposizione delle mani e la preghiera liberano in pochi secondi persone dalla dipendenza di droga. L’eloquio ipnotico, la suggestione e le parole sempre forti raccolgono grande successo, soprattutto tra le fasce deboli e povere della popolazione più facilmente condizionabili.
I numeri sono impressionanti e molti settori della società sono sensibili all’avanzata, soprattutto a danno della religione cattolica. Ma non solo. Anche i culti tradizionali sincretici afro-brasiliani sono colpiti dalle invettive e dal proselitismo evangelico.
Inquietante è sapere che anche molti trafficanti di droga di diverse favelas di Rio de Janeiro hanno ripudiato il sincretismo di Umbanda e Candoblè per diventare evangelici.

L’OMOSESSUALISMO ALL’ASSALTO DELLA CIVILTÀ CRISTIANA

omosessualismoAndrea Sandri (da www.sanpiox.it) – C’é una verità di fede che è contenuta nelle Sacre Scritture, fissata dal Credo, ribadita dal Catechismo e spiegata da tutti i Padri e i Dottori della Chiesa. Tale verità – che il mondo è stato creato dal Verbo secondo l’essenza di Dio o lex aeterna e che l’uomo conosce l’immutabile ordine creato tramite la propria ragione (STh I-II, q. 93) – è stata aggredita in molte occasioni durante la storia, ma forse mai come nell’ora presente. Assistiamo, infatti, a un inaudito tentativo di sostituire la creazione con la fattibilità tecnica e di realizzare, tramite questa sostituzione, il progetto di un mondo definitivamente sottratto al governo di Dio. È, in fondo, questo il traguardo ultimo del lungo processo rivoluzionario che caratterizza il mondo moderno. Un capitolo chiave e particolarmente preoccupante di questi svolgimenti attuali e risalenti, l’omosessualismo in quanto ideologia mirante a negare il perno stesso della creazione e della continuazione del creato: “maschio e femmina li creò” (Gen 1, 27), è stato oggetto di un interessante convegno organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X e tenutosi a Seregno l’11 giugno 2014. All’evento, che ha riscosso l’interesse di un pubblico numeroso e attento, hanno partecipato il redattore della rivista “Notizie Pro Vita” Alessandro Fiore e il Professor Matteo D’Amico. Moderatore efficace è stato don Ludovico Sentagne. Nel titolo opportunamente dato al convegno, “L’omosessualismo all’assalto della civiltà cristiana”, era ben riassunto il senso dei due interventi che hanno introdotto nei meandri inquietanti di un’ideologia che, ben più che affermare la normalità di una condizione oggettivamente disordinata, si spinge a valorizzarne la dimensione sociale. Proprio sulla novità di questo aspetto si è soffermato Alessandro Fiore che ha dimostrato con chiarezza come, scindendo l’ “identità di genere” – si parla infatti di Gender Theory – dall’individuazione biologica del sesso e facendo della prima una mera condizione psicologica o culturale -, la nuova ideologia da un canto frammenta la condizione umana in tante possibilità quanti sono gli stati di coscienza (dall’eterosessualità fino all’estremo dell’asessualità o della “sessualità fluida”) e, dall’altro, riconduce a tali stati di coscienza altrettante posizioni soggettive che pretendono di essere tutelate dagli ordinamenti. Di qui l’esame dei primi progetti normativi di tutela dei “diritti di genere”, dei programmi che, elaborati da alcune “agenzie” internazionali, prendono forma a vari livelli (ONU, OMS, UE) fino a sollecitare i legislatori nazionali. Il progetto di legge Scalfarotto sull'”omofobia” deve essere inquadrato nell’ambito di queste strategie. Alla sostanza di questo terribile attacco rivolto contro l’uomo e l’ordine creato ha dedicato alcune fondamentali riflessioni il Professor d’Amico. L’ottimo apologeta della nostra Religione e dell’ordine naturale ha infatti dimostrato che l’omosessualismo e la Gender Theory sono espressione di un pensiero più profondo che attinge ai mai estinti bassifondi della gnosi la quale ha sempre perversamente ritenuto l’ordine creato una degenerazione e un errore. In particolare questa negazione riguarda oggi la famiglia e prende di mira l’infanzia e la gioventù fatte oggetto precoce della applicazione della Gender Theory: la legislazione omosessualista affida sempre più alla scuola (pubblica) l’ “educazione sentimentale” dei bambini e dei giovani che devono essere lasciati liberi di trovare all’interno della gamma delle possibilità della coscienza il proprio genere. Si tratta di uno snodo fondamentale e di portata filosofica, giacché – come ha osservato D’Amico – l’educazione dei figli appartiene originariamente ai padri e questi, quando ve ne sia la necessità, possono soltanto delegarla ad altre istanze come la scuola. In un tempo in cui la pubblica istruzione e l’istruzione privata riconosciuta e paritaria sono costrette o semplicemente optano per progetti educativi destinati a distruggere le anime e i corpi, si crea un dissidio tra il dovere naturale e cristiano dei padri di educare e difendere i figli e la pretesa statale di formarli secondo l’ “etica civile”. La “scuola paterna”, la scuola organizzata dai padri che l’ordinamento giuridico italiano ancora non vieta, diventa allora un’efficace forma di resistenza alla rivoluzione in atto. In questo senso la relazione di D’Amico si è conclusa con un appassionato appello ai padri a essere tali, a riprendersi ciò che per natura loro appartiene, a far sì che i figli diventino a loro volta padri e madri, perché – così è sembrato alla fine di comprendere – i padri, e non gli stati, sono i legittimi eredi della terra.

LA VERITÀ CI FA LIBERI, LA MENZOGNA CI RENDE SCHIAVI

candela e vangeloLa “luce”, come anche l’“acqua viva”, è elemento fondamentale dell’esistenza umana e dell’esperienza cristiana. Senza luce non c’è vita. Essa è la prima creatura uscita dalle sapienti mani del Creatore. Sin dall’inizio della creazione, la lotta tra “luce” e “tenebra” è l’avvenimento decisivo del mondo (cf Gn 1,1-5). Come la tenebra ricopriva l’abisso prima dell’opera della creazione, così nel corso della storia continua ad avvolgere l’uomo con la sua opacità. Dio, che creò il primo mattino, continua sempre la sua opera di salvezza nel dono del Figlio, Logos-Phos. L’uomo, “cieco dalla nascita”, simboleggia la condizione nativa del genere umano; il dono della vista è simbolo dell’umanità illuminata e trasfigurata. Nel regno della luce si entra attraverso la fede e il sacramento del battesimo. Già nella lettera agli Ebrei (6,4), e poi nella tradizione, specialmente orientale, la Chiesa primitiva chiamava il battesimo “illuminazione” e i battezzati “illuminati”. Chi vive bendato dalla non visione dell’orgoglio intellettuale, dall’autoesaltazione della ragione, dal materialismo pratico, dall’illusione dell’idolatria, non potrà mai vedere la luce della Rivelazione. Il battesimo strappa le bende della non visione e rigenera a vita nuova, trasfigurando il battezzato in luce di gloria. Giovanni nel suo Vangelo (cf Gv 9,1-41) ci racconta che quel giorno Gesù, passando, vide un uomo cieco dalla nascita (v. 1). Il lungo racconto inizia con tre gesti di Cristo, che sono poi gli stessi che sperimenta ogni battezzato: è Gesù che vede, viene e agisce. I discepoli, invece di vedere la luce, reagiscono volendo spiegare l’origine del buio visivo, cercandone la causa nel peccato. Quell’uomo non è cieco dalla nascita perché è nel peccato, non lo è né lui né i suoi familiari. Gesù purifica l’idea pagana che crede a una concezione fatalista e determinista del mondo. Dio vuole e crea soltanto il bene. Gesù, dopo essersi definito Luce del mondo (v. 5), sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va a lavarti nella piscina di Siloe” – che significa Inviato (vv. 6-7).  Egli dona la vista al cieco per rivelare un progetto ben più vasto: realizzare la missione di salvezza affidatagli dal Padre. Gesù opera il prodigio perché in lui si manifestino le opere di Dio (cf v. 3). La luce non è soltanto quella che gli occhi vedono, essa è innanzitutto la fede che realizza la comunione personale con Colui che è la Luce. Gesù compie il gesto “guaritore” in uno dei luoghi in cui si svolge solitamente la festa delle Capanne. La piscina di Siloe era una vasca collegata, attraverso una galleria, alle sorgenti di Ghicon (cf Is 8,6). La simbologia è chiara: Gesù, l’Inviato del Padre, invia il cieco, che ormai vede, a ritrovare il popolo in festa alle sorgenti, appunto, dell’Inviato. Dall’incontro, scoppia l’opposizione tra quello che si sa e quello che non si sa. Il cieco, nella sua onestà di coscienza, racconta soltanto quello che ha visto. In seguito, i suoi genitori si rifiuteranno di “dire” rimanendo in una prudente neutralità. (vv. 20-21). A loro volta, i farisei infastiditi piegano la verità a favore dei loro pregiudizi e giudicano negando l’evidenza dei fatti e accusando quell’uomo di essere un peccatore (vv. 24.29). La guarigione avviene in giorno di sabato. Il sistema farisaico esclude per principio la possibilità di compiere un prodigio violando la legge del sabato. Questo è, evidentemente, un pretesto per accusare Gesù d’infedeltà alla legge con la giustificazione per rifiutarlo. Gesù, invece, nel giorno consacrato al Signore, compie un gesto di squisita misericordia, provocando il dissenso tra i farisei. Questi, intanto, cercano di convincere il cieco a non testimoniare a favore di Gesù. Il cieco guarito, invece, progredendo nella fede, lancia il suo grido credente chiamandolo Profeta. Precedentemente, lo aveva chiamato per nome: Gesù (v. 11), poi il Cristo (v. 22), colui che viene da Dio (v. 33), il Figlio dell’uomo (v. 35), il Signore in cui si può credere (v. 38). Mentre i suoi occhi si aprono alla vista, il suo cuore si spalanca per ricevere la luce della fede. La luce non è soltanto quella che gli occhi vedono, ma, grazie alla fede, è comunione personale e intima con Cristo, Luce del mondo. I farisei, intanto, continuano a negare l’evidenza dei fatti e, nell’accanimento della cattiva fede, vogliono espellere dalla sinagoga chiunque abbia riconosciuto Gesù come il Cristo (cf vv. 22-23). Chi non vede acquista la vista, mentre chi crede di vedere diventa cieco. Socrate, il sapiente che sapeva di non sapere, davanti al “sinedrio” di Atene, tenne il discorso che lo accusava in nome di chi presumeva di sapere. Quelli del sinedrio sono convinti di sapere e colpiscono tutti quelli che osano mettere in dubbio questa certezza. Presumere di non essere ciechi ma di vedere è l’errore più lugubre che blocca la via alla salvezza e chiude il cuore ad accogliere il dono della fede. Intanto i farisei continuano ad accanirsi ancora contro il cieco e gli replicano: “Sei nato tutto nei peccati e  insegni a noi?”. E lo cacciano fuori (v. 34). Per diventare credenti, non importa essere cacciati via dalla sinagoga, e non interessa di quale sinagoga si tratti! Il Vangelo ci insegna che Gesù si rivela soltanto a colui che soffre per rendere testimonianza alla verità. Il cristiano, purtroppo, rischia di dirsi discepolo di Cristo alla stessa maniera con cui i farisei si professavano discepoli di Mosè, cioè per la ricerca della sicurezza in un “sistema”. Il nome di Gesù Cristo, infatti, può essere usato come baluardo di menzogna per reprimere chi minaccia un determinato sistema e cacciare via dalla “sinagoga” chi usa il Vangelo come testimonianza della luce di verità e della libertà di coscienza. Gesù, quando seppe che avevano espulso dalla sinagoga il cieco beneficato, volle incontralo di nuovo perché egli aveva reso testimonianza alla verità dei fatti. Ed ecco il dialogo con cui la fede del rinato alla luce viene professata pubblicamente: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui (vv. 35-38). Credere adorando è il gesto liturgico, non delegabile ad altri, con cui il battezzato professa coscientemente la sua fede, nella luce della speranza alimentata dall’amore. I farisei, presuntuosi, si ostinano ancora a dire: Noi vediamo. Gesù li condanna dicendo che il loro peccato rimane. Il verbo “vedere” in Giovanni ha un duplice significato. Uno, fisico: il cieco andò, si lavò e tornò che ci vedeva; l’altro spirituale: i farisei che dicono di vedere, diventano ciechi e rimangono nel peccato (cf v. 41). “Vedere” e “credere” sono in correlazione tra “luce” e “fede”. Il Messia è venuto a distruggere il sistema della coscienza cieca, non col metodo della contrapposizione tra ricchi e poveri, tra chi detiene il “potere” e chi deve “obbedire”, ma con lo svegliare la coscienza attraverso lo splendore della verità. Alcuni farisei chiedono a Gesù: Siamo ciechi anche noi? (v. 40). Questo interrogativo non è un dubbio che chiede luce, ma una provocazione da parte chi crede di essere nella luce. Gesù, col tono del vero Maestro, dà il suo giudizio e risponde: Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane (v. 41). Esiste, infatti, una cecità che ha le sue radici nel peccato e si annida nel cuore degli pseudo-vedenti in cui l’orgoglio e l’ostinazione rendono impossibile ogni visione di Luce. La drammatica lotta quotidiana è sempre tra Luce e tenebra, tra Verità e menzogna, tra chi vive nella luce dell’evangelica profezia e chi si chiude nella presunzione dei propri “punti di vista” limitati e talvolta errati, credendoli verità assoluta. La Verità è Luce, la menzogna è tenebra. La Verità ci fa liberi, la menzogna ci rende schiavi. La Verità ci fa vivere nel divino dono della libertà di coscienza, la menzogna ci intrufola nelle diaboliche sette dell’appartenenza che distruggono la dignità dell’uomo. La cecità di certi sistemi, infatti, consiste nel fatto che i giudizi sono già tutti predeterminati e la novità della profezia non è prevista, anzi, non esiste, non deve esistere perché sconvolge il sistema intoccabile. Da qui si scatena l’eterno conflitto tra un sistema sempre uguale e la novità della scoperta. La scienza ci istruisce che un “puro fatto” fa crollare un sistema. Il sistema tolemaico è crollato perché alcune macchioline offuscavano il cannocchiale di Galileo. Il sistema farisaico, per principio, esclude la possibilità che si possa compiere un prodigio violando la legge. Il cieco, pur avendo riacquistato il dono della vista e quello inestimabile della fede, per i ciechi farisei avrebbe dovuto dire di essere ancora cieco: il “sistema” perfido che annulla l’evidenza dei fatti reali! Ecco il peccato contro la Luce condannato da Cristo! Per i battezzati, l’“illuminazione” non è soltanto “istruzione catechetica”. È anche quella, ma insieme alla conoscenza misteriosa arricchita da carismi della profezia che danno al credente un’esistenza sempre nuova. Per chi ha ricevuto il dono della fede, l’“illuminazione” non si riduce alla sola luce che splende negli occhi, essa è grazia che ricolma il cuore e trasfigura tutto l’essere nel sinfonico canto dell’Amore. Il cristiano, abbagliato dallo splendore di Cristo-Luce, diventa anche lui luce se si comporta da figlio della Luce: Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità (Ef  5, 8-9).

I GLOBOCRATI CI “SPINGONO” A TRASGREDIRE

spose omosexNei Vangeli si legge che Gesù nasce in una mangiatoia perché non c´è posto per lui nell’albergo. L’evangelista Luca usa il termine “katálüma” che indica la stanza comune, poco importa che fosse un’abitazione privata o una locanda, non c’era posto per Gesù che viene. E oggi? Dopo duemila anni qual è la situazione  nella stanza comune della vita pubblica? In Corea del Nord i dissidenti che portano con sé una Bibbia sono abitualmente giustiziati. In Nigeria, Kenya, Sudan, Libia, Siria, Egitto, India e tanti altri Paesi i cristiani sono aggrediti, percossi, mutilati, uccisi, le loro proprietà distrutte, le chiese date alle fiamme. L’Osce fornisce la cifra di 160.000 cristiani che nello scorso decennio sono stati annualmente uccisi a causa della loro appartenenza religiosa. In tutto fanno 1,6 milioni di martiri! Se questi fratelli pagano col sangue la loro fedeltà al Signore, cosa accade nell´occidente ebbro di relativismo democratico?
Prima venne che “il buon medico non obietta”, i medici, quelli buoni devono fare gli aborti, devono prescrivere contraccettivi criptoabortivi, possono deontologicamente avere irrilevanti convincimenti etici, ma non una coscienza obbligante. Con i medici sono entrati nelle liste dei cristiani da piegare alla servitù del Leviatano farmacisti, infermieri, ostetriche.
È proseguito nel New Mexico con Elaine Huguenin condannata a pagare migliaia di dollari per avere rifiutato il photo-book di fidanzamento a Vanessa Willock con la compagna. Secondo uno dei giudici il compromesso con i propri valori religiosi “è il prezzo della cittadinanza”.
Poi è toccato a Jack Phillips che in Colorado rischia 1 anno di galera per essersi rifiutato di preparare la torta nuziale ai signori Charlie Craig e David Mullins.
Stesso problema in Oregon per Aaron e Melissa Klein che hanno dovuto chiudere la pasticceria dopo l’uragano di offese e minacce che è seguito alla denuncia per non avere voluto preparare la torta nuziale alle signore Rachel Cryer e Laurel Bowman.
Non solo fotografi e pasticcieri.
Nello Stato di Washington è toccato alla fioraia Barronelle Stutzman vedersi denunciata per avere detto di no all’addobbo della cerimonia omo-nuziale di Robert Ingersoll col partner Curt Freed.
Dall’altra parte dell’oceano non è andata meglio ad Hazelmary e Peter Bull, i coniugi proprietari di un bed & breakfast in Cornovaglia, che sono stati multati di 3600 sterline per avere offerto due singole, ma non il letto matrimoniale a Steven Preddy e il compagno Martin Hall. Ora la loro attività di una vita intera è in vendita dopo il boicottaggio da parte delle agenzie di prenotazione e i numerosi atti di vandalismo.
Neppure il “mestiere” di genitore è al sicuro.
Provare per credere, andando a domandare a Arthur e Anna Wiens, o a Eduard e Rita Wiens, condannati a 138 giorni complessivi di galera per essersi rifiutati di mandare i 4 figli di 9 e 10 anni ad assistere alle lezioni obbligatorie di educazione sessuale dal programmatico titolo tardo sessantottino “il mio corpo è mio”.
In Svizzera è iniziata l’operazione di indottrinamento per i bambini a suon di scatole del sesso, peni di legno e vagine di peluche, come ha raccontato con ampi dettagli su la Bussola Tommaso Scandroglio.
In Italia abbiamo assistito al professore Enrico Pavanello, docente di religione ad un liceo classico di Venezia, costretto alle scuse per avere osato presentare la dottrina cattolica sull’omosessualità.
Diffusione planetaria ha poi avuto il mea culpa in multilingua di Pietro Barilla, per l’omofoba pretesa di pubblicizzare la propria azienda mostrando la famiglia formata da un uomo e una donna.
L’ordine del Lazio ha varato le linee guida per gli psicologi, manco a dubitare totalmente conformi all’impostazione affermativa.
Condotte terapeutiche ispirate da prospettive scientifiche difformi sono a rischio di deferimento. Sempre in Italia è stato varato il decalogo gay-friendly per i giornalisti. La parola d’ordine è “it’s okay to be gay”, il povero giornalista è avvertito, come ancora su La Bussola ha riferito Massimo Introvigne.
Allora, proviamo a fare le somme: medici, infermieri, farmacisti, ostetriche, psicologi, fotografi, fioristi, giornalisti, pasticcieri, albergatori, insegnanti, imprenditori – e persino quello di genitori – sono tutti mestieri, professioni e ruoli che la secolarizzazione anticristiana sta rendendo incompatibili con la propria fede. E col buon senso del buon padre di famiglia.
E molti altri ambiti sono potenzialmente minati.
Come per Gesù, anche per costoro non c’è posto nell’albergo della società. A questi nuovi cristeros non si impedisce il culto, ma qualcosa di non meno importante: si impone il peccato, giacché agire contro coscienza significa sempre peccare. I cristiani vedono sempre più restringere i territori su cui potere vivere da cristiani. Certo possiamo tirare un sospiro di sollievo per non avere perso un´intera regione in un colpo solo sotto la mannaia della risoluzione portata in Europa dalla signora Estrela; l´abbiamo scampata per sette provvidenziali voti, ma se ci guardiamo intorno vedremo qualcosa che già videro gli occhi di Baliano di Ibelin affacciandosi dalle mura di Gerusalemme la mattina del 20 settembre 1187: un esercito soverchiante che cinge d´assedio le mura per distruggere ogni traccia di cristianità. I binari paralleli dei diritti riproduttivi e dell´agenda gender portano i cristiani alla meta certa del campo di concentramento dove lì rimarranno per un po´ in attesa della soluzione finale. Stiamo a grandi passi avvicinandoci alla linea rossa, quella che indica nella violazione dell’ordine morale, dei diritti fondamentali dell’uomo e della legge di Dio, i limiti all’obbedienza all’autorità. Preghiamo perché i pastori abbiano la virilità sufficiente auspicata dal direttore Cascioli per condurre oggi la vigorosa battaglia, prima che al popolo di Dio non rimanga che la scelta tra abiura e resistenza.

Achille Benedettini

ORA IN GRAN BRETAGNA SCIENTOLOGY È UFFICIALMENTE UNA RELIGIONE

scientologyScientology è una religione. Lo ha stabilito la Corte suprema del Regno Unito che oggi ha consegnato alla setta fondata da John Hubbard una vittoria storica, dopo le tante critiche accumulate negli anni e una condanna per truffa in Francia a ottobre. Con questa sentenza due suoi  fedeli, Louisa Hodkin e Alessandro Calcioli, 25enni di East Grinstead, West Sussex, potranno sposarsi in una cappella della Church of Scientology nella capitale del Regno. Non solo: secondo Eric Pickles, ministro per le Comunità locali, ora Scientology potrebbe anche avere diritto agli sgravi fiscali previsti per i luoghi di culto. “I contribuenti non vogliono però che questa controversa organizzazione riceva un trattamento speciale”, ha aggiunto.  A portare avanti la lunga battaglia legale è stata proprio Louisa, che si era scontrata con l’autorità che registra i matrimoni nel Regno Unito: i funzionari si erano rifiutati di autorizzare le nozze in una sede della setta, che non riconoscevano come luogo di culto. La donna si era poi rivolta all’Alta corte che aveva ribadito una sentenza del 1970 che negava a Scientology la definizione di religione, perchè non venera un dio o un essere supremo. La setta infatti non ha una teologia e non richiede di avere fede in una divinità. Ma la Corte suprema ha ribaltato quanto affermato in precedenza. “Il concetto di religione non può più essere confinato a queste definizioni”, ha affermato il giudice Lord Toulson. “Perchè si tratterebbe di una forma di discriminazione religiosa nella società attuale”, ha aggiunto, sottolineando che così verrebbe escluso anche il buddismo. I due futuri sposi hanno esultato per la sentenza. “Sono molto felice – ha detto Louisa al Daily Telegraph – finalmente siamo trattati allo stesso modo e possiamo sposarci nella nostra chiesa”. Hodkin è nata e cresciuta in una famiglia di adepti della setta. Suo fratello è riuscito a sposarsi in Scozia, dove invece i ministri di Scientology possono officiare i matrimoni. “Siamo molto felici per questa decisione e molto rallegrati per Louisa e Alessandro”, ha dichiarato un portavoce dell’organizzazione. La sentenza potrebbe però avere una serie di conseguenze. La decisione della Corte arriva dopo mesi non facili per Scientology, che negli anni ha raccolto 12 milioni di adepti in tutto il mondo e tra i suoi testimonial ha personaggi del calibro di Tom Cruise e John Travolta. In Francia lo scorso ottobre è stata confermata la condanna per truffa e associazione a delinquere contro il Celebrity Centre e la libreria Sel, le due principali strutture dell’organizzazione nel Paese. Il movimento fondato dallo scrittore americano Ron Hubbard nel 1954 è considerato in Francia al pari di una setta e questa vicenda non ha giovato alla sua immagine. È invece ritenuto una religione negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei.

ANDATE A LAVORARE!

preti in vaticanoCittà del Vaticano – Il nuovo corso del papa templare è già iniziato: via i carrieristi dal Vaticano, tornino nelle parrocchie. Nulla sarà più come prima. Francesco ha aperto il Consiglio per la riforma con un’esortazione al G8 che equivale a un mandato: discutere liberamente di tutto per migliorare la Santa Sede. Gli otto cardinali lo hanno preso in parola e hanno subito messo sul tappeto proposte e innovazioni per semplificare la burocrazia vaticana. La priorità è rendere efficiente la macchina tagliando costi e posizioni di potere. In discussione ci sono l’accorpamento dei dicasteri e la nomina di un moderatore della Curia. Troppi gli enti che si dividono le stesse competenze, soprattutto in materia di economia (Prefettura, Apsa, Governatorato) e di Welfare (Giustizia e Pace, Sanità, Migranti). Troppe le consulenze affidate ad esterni, soprattutto in Segreteria di Stato, allo Ior e nella comunicazione. È allo studio una «spending review» che sfrondi le rendite di posizione della «casta» ecclesiastica. La Curia deve essere un aiuto alla fede, non un ostacolo. Quindi chi segue logiche di carrierismo dovrà lasciare i Sacri Palazzi per tornare ad incarichi nelle parrocchie. Intanto lo Ior, annuncia a Radio Vaticana il suo presidente Ernst von Freyberg, è pronto a ispezioni sulla gestione e anche le ambasciate che hanno un conto Oltretevere dovranno adeguarsi agli standard internazionali di trasparenza finanziaria. I lavori del G8 si svolgono nella Biblioteca privata dell’appartamento papale, rimasto vuoto il 28 febbraio alla partenza di Ratzinger. I temi affrontati sono ad amplissimo raggio sul governo della Chiesa e la riforma della Curia. Alla pastorale della famiglia sarà dedicato uno specifico Sinodo. Per anni sono state convocate riunioni coi dicasteri per stabilire responsabilità e compiti di dubbia attribuzione tra diversi ministeri.Ci sono congregazioni e pontifici consigli che non ha più senso mantenere in vita. Si sono combattute guerre interne persino per ottenere competenze in più, come quelle sui seminari sottratte dal Clero all’Educazione cattolica. La riforma di Francesco taglierà i rami secchi e trasformerà la Curia in un organismo finalmente utile alla Chiesa universale. Ad Maiorem Dei Gloriam.

PUTIN: IL CRISTIANESIMO TIENE LA RUSSIA UNITA

putinIL CAPO DEL CREMLINO NON È UN FERVENTE ORTODOSSO, MA SA USARE LE RELIGIONI PER GOVERNARE IL PAESE

di Luigi De Biase
Da Il Foglio – Se la Russia è diventata una grande potenza non è per uno zar, per una guerra o per un partito politico: il merito, semmai, è del cristianesimo. Queste sono le parole pronunciate dal capo del Cremlino, Vladimir Putin, lo scorso fine settimana, quando è volato a Kiev per i 1.025 anni dalla conversione del popolo russo. Fu proprio da quella città che gli inviati di Volodimir il Grande partirono cercando una fede per il regno, e le cronache di san Nestore raccontano il loro viaggio fra chiese e minareti: prima visitarono i musulmani che erano lungo le rive del Volga, ma capirono in fretta che le regole dell’islam non erano adatte per i Rus’ di Kiev (“Bere è la nostra gioia, non possiamo esistere senza quel piacere”); poi vennero gli ebrei e i cattolici tedeschi, e neppure il loro credo incantò i consiglieri del re. Il miracolo avvenne a Costantinopoli, nella cattedrale di Santa Sofia, durante una cerimonia ortodossa (“Non sapevamo più se stavamo in paradiso o ancora in terra, e non siamo in grado di descrivere quella bellezza”, raccontarono gli inviati una volta di fronte al loro sovrano). Era il 987. Un anno più tardi Volodimir il Grande avrebbe ricevuto il battesimo in Crimea. Ma molti sostengono che il re dei Rus’ fosse interessato soprattutto alle nozze con la principessa bizantina Anna, sorella dell’imperatore Basilio II, divenuta sua sposa poco dopo la conversione (raccontando l’episodio in un museo di San Pietroburgo, una guida di nome Oktobryna spiega che in fondo la vicenda di Volodimir è la vicenda di tutta la Russia, “oggi ci dicono che dobbiamo essere cristiani, poi dobbiamo diventare atei e chissà che cosa succederà domani”).
Putin non pare molto interessato a questa versione della storia: venerdì, al momento di prendere la parola, ha spiegato che russi e ucraini “sono gli eredi di quel che è avvenuto a Kiev 1.025 anni fa”, e che questo, in un certo senso, fa di loro “un solo popolo”. Accanto al presidente russo c’erano il patriarca di Mosca, Kirill I, e il collega ucraino Viktor Yanukovich. La cerimonia si è tenuta nel monastero delle grotte di Kiev, uno dei luoghi più santi per l’ortodossia, e ha attirato migliaia di fedeli. Fra loro erano molti i volti noti, basti pensare che il magnate delle ferrovie Vladimir Yakunin ha pagato di tasca propria le spese necessarie per portare in Ucraina i frammenti della croce sulla quale è morto sant’Andrea.
La chiesa ortodossa ha una forza considerevole nella Russia di Putin, in molti casi la sua influenza supera anche i confini definiti dal diritto: la Costituzione stabilisce un rapporto di parità fra le grandi fedi del paese (cristianesimo, islam, ebraismo e buddismo), ma una legge approvata dalla Duma nel 1997, quando il presidente era ancora Boris Eltsin, riconosce all’ortodossia un ruolo speciale nella storia e nella cultura del paese. Secondo i canoni della dottrina ortodossa, il diritto pubblico e quello ecclesiastico dovrebbero formare un solo ordine giuridico, anche se questa “sinfonia di poteri” s’è trasformata spesso in una forma di cesaropapismo (lo spiega molto bene Giovanni Codevilla nel suo libro “Chiesa e impero in Russia”, pubblicato nel 2012 per Jaca Book). E così Kirill viene descritto come uno degli uomini più vicini a Putin, e lo stesso vale per i religiosi più in vista di Mosca, come il metropolita Ilarion, che presiede alla politica estera della chiesa ortodossa, o l’arciprete Vsevolod Chaplin, al quale sono affidati gli affari sociali. Putin non ha mai negato i rapporti con il patriarca, anzi, negli ultimi anni ha richiamato accanto a sé molti ministri conservatori e ha anche formato un ufficio per i rapporti fra lo stato e le diverse confessioni (a capo del gabinetto c’era fino alla primavera scorsa uno dei suoi collaboratori più stretti, Vladislav Surkov).
Non si può certo dire però che Putin sia un fervente ortodosso: il suo primo incontro con il cristianesimo è stato a lungo un segreto di famiglia, la madre lo ha fatto battezzare di nascosto quando era bambino e viveva a San Pietroburgo e lui stesso ha raccontato l’episodio in uno speciale andato in onda poche settimana fa sulla tv russa (era intitolato “Il secondo battesimo della Russia”). Nel reportage il capo del Cremlino ha attribuito al principe Volodimir la nascita dello stato centrale in Russia, un evento che, a suo dire, non sarebbe potuto accadere senza la decisione di abbracciare l’ortodossia. In un altro passaggio ha chiamato il comunismo una “versione semplificata” dei princìpi che tutte le religioni del mondo già praticavano da decine di secoli. Nei discorsi di Putin il fuoco della fede lascia sempre il posto al realismo, e manca nella sua vita pubblica un episodio che faccia pensare a una vera conversione. Eppure la religione occupa una parte decisiva nei suoi ragionamenti, fede e realpolitik avanzano di pari passo e questo non vale soltanto per il cristianesimo. In più di un’occasione il presidente russo ha difeso l’islam dagli attacchi un po’ avventati che sono partiti anche da alcuni suoi partner politici, per non parlare del legame con i leader del Caucaso, primo fra tutti quello (molto discusso) con Ramzan Kadyrov, il governatore ceceno cresciuto in una famiglia di religiosi e guerriglieri. Dopotutto i musulmani sono la minoranza religiosa più corposa in Russia, il loro numero oscilla fra i nove milioni delle stime nazionali e i venti messi in conto dai centri di ricerca europei, e i rapporti con la maggioranza cristiana non sono affatto semplici.
Ma l’attenzione nei confronti della fede ha spinto il Cremlino a migliori rapporti anche con le comunità ebraiche e con lo stato di Israele. All’inizio dell’anno Putin ha finanziato personalmente la nascita di un grande museo nel centro di Mosca dedicato alla storia dell’ebraismo russo. Un video proiettato all’ingresso spiega ai visitatori che la Bibbia ha offerto al popolo di Davide alcune regole semplici per restare unito a lungo: è esattamente quel che serve al capo del Cremlino per garantire un futuro al suo enorme paese.

PER I CRISTIANI IRANIANI L’ELEZIONE DI ROHANI È UNA VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA

RohaniRoma (Agenzia Fides) – L’elezione del nuovo Presidente iraniano Hassan Rohani rappresenta anche per i cristiani iraniani “una rivincita della democrazia e della partecipazione popolare alla vita politica”. Lo dichiara all’Agenzia Fides l’Onorevole Karen Khanlari, armeno, rappresentante dei cristiani al Parlamento di Teheran. “La democrazia” aggiunge Khanlari – è un valore universale che può essere praticato solo in accordo con la cultura e le tradizioni di ciascun Paese. In Iran, l’esercizio della democrazia si configura e articola nel contesto degli insegnamenti della religione sciita. Questa democrazia fortemente radicata in quest’humus religioso ha garantito la partecipazione al voto di più dell’80 per cento degli aventi diritto”. Il deputato armeno riferisce che i problemi vissuti dalla popolazione iraniana “sono attualmente legati alla crisi economica e alla ricerca di fonti e risorse necessarie a uscire dallo stallo economico”, nel rispetto delle leggi e dei trattati internazionali. L’On. Khanlari conferma il profilo moderato e aperto del nuovo Presidente Rohani, ma non crede che la politica estera iraniana registrerà discontinuità improvvise rispetto al passato. “I cambiamenti” prevede il deputato armeno “saranno graduali e sempre volti al bene del Paese”. Alle minoranze cristiane in Iran (75.000 armeni, 20.000 tra assiri e caldei) sono riservati in Parlamento 3 seggi (2 per gli armeni, uno per gli assiri). “Nei nostri incontri con i candidati alle elezioni presidenziali” riferisce Khanlari a Fides – abbiamo chiesto di riservare posti alle minoranze religiose anche nell’apparato statale e nelle istituzioni governative. Come armeni abbiamo espresso riconoscenza per la condanna del genocidio armeno espressa lo scorso anno del Vicepresidente del parlamento”. Riguardo alle denunce di arresti di missionari e predicatori evangelici in Iran, il deputato armeno non ritiene opportuno “andare a fare propaganda tra i fedeli delle altre religioni abramitiche. La missione va indirizzata innanzitutto verso coloro che non credono nel Dio Unico. Inoltre, nella cultura iraniana, l’appartenenza religiosa non è percepita come una questione individuale, come l’iscrizione a un club che si può cancellare quando si vuole. Questo non vale solo per le famiglie musulmane, ma anche per quelle cristiane e ebraiche”. Nei giorni scorsi l’on. Karen Khanlari, in visita a Roma per partecipare a un convegno dell’Associazione internazionale Carità Politica, ha avuto occasione di incontrare anche alcuni rappresentanti della Santa Sede, come il Cardinale Leonardo Sandri – Prefetto della Congregazione per le Chiese orientali – e l’Arcivescovo Miguel Angel Ayuso Guixot, Segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

DEMOCRAZIE E RELIGIONI ALLA PROVA DELLA GLOBALIZZAZIONE

genteTransizione è la parola chiave, quella che consente di leggere assieme, attualmente, ciò che sta accadendo nelle due sponde del Mediterraneo. Come ha sottolineato il Cardinale Scola in un recente editoriale, il porre in rapporto ed in dialogo mondi diversi – Occidente e mondo arabo; cristianesimo e islam – è imprescindibile. In una visione unitaria il termine “transizione” è accompagnato dalla domanda: “attraverso chi?”. Attraverso dove procede la transizione? O, detto in altri termini, la Primavera araba verso dove? Verso dove l’Europa con la crisi dell’euro? Verso dove l’Italia con una crisi politica che sta terremotando Read more

CRISTIANESIMO, ISLAM E LE CROCIATE: DUE PESI E DUE MISURE

terrorista islamicoda UCCR – Come è già stato fatto notare in questo sito, davanti alla libertà d’espressione i media utilizzano ipocritamente due pesi e due misure rispetto al cristianesimo e all’islam richiamandosi al diritto di esprimere pubblicamente le proprie opinioni quando opere d’arte o vignette blasfeme offendono la sensibilità cristiana, ma condannando le provocazioni al sentimento religioso quando invece si attacca la religione islamica. L’ultimo caso riguarda forse quello del regista Renzo Martinelli che, basandosi sulle teorie dello storico Bernard Lewis il quale afferma che la rabbia dell’estremismo islamico risale fin dalla sconfitta subita a Vienna Read more