Così i jihadisti dell’Isis ottenevano i fondi per la disoccupazione

di Lucio Di Marzo (Il Giornale) – Sono partiti per l’Iraq e per la Siria, per creare un nuovo Stato (Islamico) ora al collasso, ma non hanno mai rinunciato a percepire i soldi che un altro Stato (il loro) gli assegnava mensilmente. È un’inchiesta di Le Figaro a rivelare come molti jihadisti francesi continuino a intascarsi i sussidi per la disoccupazione o per la casa, pure se hanno “traslocato” armi e bagagli in Medioriente e qualcosa da fare (con l’Isis) se lo sono trovato.
Uno scandalo che riguarda circa il 20% dei jihadisti con passaporto francese che hanno lasciato la madrepatria per arruolarsi nell’Isis, con il risultato che a finanziare le casse dello Stato islamico è stata anche la Francia, come dicono i dati della Brigata per la caccia ai finanziamenti del terrorismo.
I sussidi dei miliziani venivano prelevati dalle famiglie o da persone vicine a loro e poi spediti in Siria o in Iraq con una rete di corrieri. Almeno 210 sono stati identificati come persone di nazionalità turca o libanese. 190, ad oggi, i militanti identificati come beneficiari dei soldi dati dallo Stato.

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