CRISTOFORO COLOMBO ERA UN TEMPLARE?

colombo templareMilano (dal Corriere della Sera del 20 novembre 2005, pag. 41) – Chissà come reagirebbe Paolo Emilio Taviani che a Cristoforo Colombo dedicò tomi ponderosi riuscendo persino a bloccare l’iter del suo processo di canonizzazione (“di lui si può dire tutto – sosteneva – tranne che fosse un santo”) del quale in occasione delle celebrazioni colombiane il network di Odeon Tv trasmette una sua lunga conversazione postuma e inedita. Chissà come reagirebbe l’uomo politico genovese defunto quattro anni fa, alla lettura di un libro che smantella la monumentale biografia da lui dedicata al suo illustre concittadino. Il libro in questione si intitola “Cristoforo Colombo l’ultimo dei templari. La storia tradita e i veri retroscena della scoperta dell’America”. È stato scritto da Ruggero Marino, un giornalista che ha impegnato anni per ricostruire la figura del navigatore genovese sulla base di nuove scoperte storiche, ma anche di sconcertanti rivelazioni esoteriche. Ma cosa sostiene Ruggero Marino? Tanto per cominciare, afferma che Cristoforo Colombo era figlio naturale del cardinale genovese Giovanni Battista Cybo asceso al soglio pontificio nel 1484 col nome di Innocenzo VIII. Sarebbe stato infatti questo Papa, d’accordo con Lorenzo de’ Medici, col quale era imparentato, a sovvenzionare con l’apporto di ricchi mercanti ebrei, genovesi e fiorentini, l’impresa di Cristoforo Colombo. Il quale, secondo Marino, non avrebbe affrontato l’ignoto come vuole la leggenda, perché l’America non sarebbe stata scoperta per caso. Colombo sapeva dove andare e lo faceva grazie alle antiche mappe compilate da chi (monaci, cavalieri, vichinghi, turchi e altri ignoti navigatori) era approdato prima di lui in quello che sarebbe stato chiamato il nuovo mondo. Marino descrive i preparativi con grande sicurezza ed elenca persino l’entità delle somme sborsate dai sovvenzionatori dell’impresa. Il cui scopo principale forse non era tanto la volontà di portare la buona novella nelle terre inesplorate, quanto la necessità di aprire ai mercati una nuova strada verso l’Oriente ora non più raggiungibile attraverso le piste carovaniere definitivamente sbarrate dall’Islam. Queste rivelazioni mettono in dubbio quanto affermato in cinque secoli di scritti colombiani e fanno anche crollare la romantica leggenda della regina Isabella di Castiglia che avrebbe sacrificato tutti i suoi gioielli per consentire all’ammiraglio genovese di salpare da Palos con le tre caravelle il 3 agosto del 1492. Isabella, sostiene Marino, non sborsò neanche uno zecchino, perché la Riconquista e la cacciata dalla Spagna degli ebrei avevano svuotato le casse reali. La scoperta dell’America sarebbe stata dunque tutta italiana e la Spagna sarebbe riuscita ad impadronirsene forse con un complotto politico o forse per un oscuro gioco del destino. Infatti, i registi dell’impresa, Innocenzo VIII e il suo consuocero Lorenzo de Medici, morirono entrambi nella tarda estate del 1492 quando le tre caravelle erano ancora in alto mare. Cosicché al ritorno trionfale del grande navigatore, sul soglio pontificio non c’era più Innocenzo VIII, ma lo spagnolo Rodrigo Borgia diventato Alessandro VI. Per questa ragione la scoperta dell’America voltò pagina rispetto alla sua genesi e consentì alla Spagna di impadronirsi del mitico Eldorado. La storia di Cristoforo Colombo e di papa Cybo raccontata da Ruggero Marino è molto avvincente e si snoda in un labirinto popolato di analogie sconcertanti e di simbologie arcane che forse solleveranno dubbi negli studiosi, ma che certamente appassioneranno chi crede nelle cabale e nelle profezie.
Arrigo Petacco
Il libro: Ruggero Marino, “Cristoforo Colombo l’ultimo dei templari. La storia tradita e i veri retroscena della scoperta dell’America”, Sperling e Kupfer e Rai Eri, pagine 340, euro 18.

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