SGOMBRIAMO IL CAMPO DALLE FAVOLE

di Andrea Guenna
Alessandria (Segreteria Generale) – Molti, per non dire tutti o quasi, i gruppi sedicenti templari del mondo vantano una discendenza dall’Antico Ordine soppresso da Papa Clemente V nel 1312 con la Bolla “Vox in Excelso”. Dopo la morte sul rogo dell’ultimo Maestro Generale Jaques De Molay nel 1314, la successione era di fatto impossibile in quanto è solo elettiva per cui, morendo il Maestro Generale ed essendo stato sciolto l’Ordine, non era possibile eleggere un nuovo Maestro. La favoletta della Carta di Larmenius lascia il tempo che trova per due motivi: innanzi tutto perché è impossibile che il De Molay, che avrebbe dovuto – secondo la leggenda – trasmettere i poteri a Larmenius oltre a consegnargli documenti e sigilli, essendo in prigione potesse muoversi liberamente e, tantomeno, date le circostanze, intrattenersi con qualcuno che, in ogni caso, dopo il presunto incontro sarebbe stato certamente perquisito; poi perché, anche se l’incontro fosse avvenuto, la successione sarebbe comunque illegittima in quanto in assenza di elezione da parte dell’organo preposto secondo una precisa procedura di convalida. La carica di Maestro Generale, infatti, non è ereditaria ma elettiva come quella del Papa. Non basta, perché quasi tutti, per non dire tutti, i gruppi templari della terra vantano una discendenza che, ad un certo punto (nel 1705), vede comparire come “Gran Maestro” (virgolettato perché termine improprio per Maestro Generale) il duca di Orleans che, oltre ad essere un ateo libertino, era anche discendente di quel Filippo il Bello responsabile della distruzione del nostro Ordine. Come avrebbe potuto essere pertanto lui il discendente ideale ed elettivo di Jaques de Molay?

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