Roma (Francesca Baldini di Radio Più Roma) – La pandemia per Covid19 ha provocato un vero e proprio stravolgimento globale per la formazione e i sistemi educativi. Termini come DAD, ovvero didattica a distanza o webinar, sono entrati a far parte del nostro gergo comune. Termini che prima erano poco utilizzati e conosciuti principalmente da internauti navigati. Oggi non è più così e le nuove tecnologie ci hanno aiutato ad avere maggiore dimestichezza proprio con questi termini, diventati oramai più comuni. Termini ma anche modalità, sdoganate da scuole e università, che si sono dovute adeguare a questi cambiamenti repentini. Lo sa bene padre Marcelo Bravo LC, docente di teologia e direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, che ha dovuto rimodulare l’offerta formativa a fronte dell’emergenza sanitaria.
Un cambiamento che ha visto pro e contro di una modalità che apparentemente congela il rapporto diretto tra studente e docente, ma che in realtà avvicina anche tanti discenti che prima erano impossibilitati a seguire le lezioni per ragioni di distanza. “Il nostro obiettivo -, ci spiega padre Bravo – come ISSR, è quello di dare a tutti l’opportunità di una buona formazione, che deve poter continuare, sia a distanza, sia in presenza. Certamente per chi sceglie i percorsi di Baccalaureato e Licenza, spingiamo ad una maggiore presenza, mentre per gli altri corsi che offriamo, stiamo cercando di migliorare il rapporto formativo a distanza, al fine di permettere a tutti gli studenti di poter seguire le lezioni a distanza. Stiamo lavorando per avere piattaforme più performanti, senza dimenticare la qualità dell’insegnamento, che per noi rimane una vera priorità”. Un insegnamento a distanza valido a tutti gli effetti per chi ha iniziato a seguire le lezioni in questo anno di pandemia o ha deciso di proseguire il proprio percorso di studi, grazie all’assenso favorevole di questa modalità educativa espresso dall’organo preposto della Santa Sede, seppure è sempre favorita la presenza in aula. “Abbiamo attrezzato le aule, messo le telecamere e sistemi informatici -, prosegue p. Bravo – per potersi collegare dall’ateneo anche quando il docente non può venire”.
Quindi ripensare non solo la relazione formativa, ma anche le modalità e gli spazi, seppure gli standard qualitativi  non devono far perdere di vista anche la relazione docente-discente e la relazione tra gli studenti stessi. “Credo che dovremo fare tutti una riflessione su questa modalità mista -, rimarca padre Bravo  –  perché siamo consapevoli dei limiti di questa nuova modalità formativa, che pone nuove sfide accademiche e pastorali. Credo però che il rapporto con il docente per certi versi viene facilitato da questi strumenti tecnologici che permettono una maggiore fluidità di conversazioni”. Maggiore attenzione all’insegnamento, agli strumenti tecnici, senza dimenticare le esigenze degli studenti, rafforzando anche il tutoraggio diretto, grazie alla presenza di un tutor per aula che accompagnerà lo studente per l’intero anno accademico. “Abbiamo perso l’immediatezza ma non abbiamo perso il contatto, per certi versi si è fatto più stretto”. Una serie di scelte risultate vincenti per l’ISSR che ha visto un aumento considerevole della percentuale di studenti, soprattutto con una presenza di laici, che sempre di più sentono l’esigenza di investire sulla propria formazione, quando ricoprono ruoli all’interno delle proprie comunità.
“Da sempre, fin dalla loro nascita, frutto del Concilio Vaticano II, l’obiettivo per questi istituti è stato quello di formare i laici e credo che la formazione, soprattutto su questi temi -, sottolinea il religioso –  sia molto importanti per chi ha deciso di ricoprire alcuni ruoli come per esempio i catechisti. Formazione di qualità e adeguata, perché non puoi oggi diffondere il Vangelo e presentare la proposta cristiana se non si ha una formazione qualificata. Ho scoperto che molti laici, che si sono iscritti al nostro istituto, non desiderano diventare insegnanti di religione cattolica, ma di approfondire la loro fede”. Dunque formazione intellettuale, ma anche umana e spirituale, per poter affrontare le sfide educative e antropologiche che la società di oggi propone continuamente. Tre i percorsi offerti dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Da quello dedicato a chi vuole diventare insegnante di scuola cattolica, ad uno mirato ai formatori nella fede con rapporti con fede e scienza e teologia spirituale, per concludere con un terzo percorso, rivolto ai formatori di comunità. Un anno faticoso, ma anche ricco di momenti inaspettati e di vita vissuta, emersa prima di tutto dagli schermi dei pc. Vivere la formazione con sacrificio e dedizione, partendo da quei laici che si mettono in gioco non solo per sé stessi ma anche per un autentico rinnovo della Chiesa, perché “La vera riforma della Chiesa non avviene dalle strutture ma da una riforma del cuore e dalle famiglie -, conclude il direttore dell’ISSR – quelle stesse famiglia che ho incontrato collegandomi ogni settimana con il computer, facendo lezione a distanza”.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.upra.org.