Category: Attualità

Cagliari: una forca per Solinas disegnata sul marciapiede – minacce al governatore

(da buongiornoalghero.it) – Nessun cambio di programma nell’agenda della giornata, semmai un impegno ancora maggiore nel proseguire il lavoro quotidiano per costruire una Sardegna migliore e soprattutto tutelare, in questa drammatica emergenza epidemiologica, la salute dei sardi e la tenuta del nostro sistema economico e produttivo. Così il Presidente della Regione Christian Solinas commenta le minacce di morte scritte nei suoi confronti in pieno centro a Cagliari, da ignoti criminali. Il presidente fa riferimento a un disegno realizzato con una bomboletta spray sul marciapiede delle frequentatissima via Largo Felice dove è raffigurata una forza con relativo impiccato , il nome Solinas, e la simbologia tipica del movimento degli anarchici. “Il mio dna di sardo e la mia fede, prosegue il Presidente Solinas, non contemplano la paura per atti di questo genere. Ho ripensato alla Parola del Salmo 23: ‘Il Signore è il mio pastore… mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché egli è con me’ Resta, invece, commenta il Presidente, una profonda amarezza per i fomentatori d’odio, per i mistificatori che strumentalizzano di continuo ogni cosa, sperando di trarne un vantaggio di parte, con buona pace di tutti: devoti del tanto peggio, tanto meglio. Ecco, coloro che non si rendono conto che con il cattivo esempio generano anche reazioni avvelenate come quella odierna, mi rattristano veramente. L’affetto e la vicinanza in queste ore di tanti amici e semplici cittadini, prosegue il Presidente Solinas, mi confortano e mi stimolano ad un impegno ancora maggiore nel dedicare ogni mia energia al miglior avvenire della nostra terra e del nostro Popolo, che continua a dimostrare, soprattutto nei momenti più difficili, i propri valori di fierezza, dignità, sacrificio e impegno per superare le difficoltà. Un pensiero grato e commosso va pertanto, conclude il Presidente Solinas, a loro ed alle tante Istituzioni che hanno voluto confermarmi in queste ore la loro a solidarietà e vicinanza.

Rino Gaetano: la storia di quella canzone “segreta” ricca di simboli e misteri

da r3m.it (Bruno Santini) – Il 29 ottobre rappresenta, per gli amanti della musica italiana, una data incredibilmente importante. Si tratta, infatti, della data di nascita di Rino Gaetano, nato il 29 ottobre del 1950. Rino Gaetano è stato, senza alcun dubbio, in grado di donare alcune delle rappresentazioni più importanti e talentuose della musica italiana, attraverso canzoni di grandissimo livello che, talvolta, non hanno ottenuto tutto il successo e il seguito che avrebbero sicuramente meritato. Tra queste canzoni, non può non essere sottolineata E la vecchia salta con l’asta, brano del 1974 facente parte dell’album Ingresso Libero, che contiene, tra le altre, alcune canzoni che hanno ottenuto ben altro successo, come Supponiamo un amore, a Kathmandu, Agapito Malteni Il ferroviere. Il brano in questione risulta essere uno dei più emblematici della tradizione di Rino Gaetano, nonché uno dei più misteriosi, sia per l’esercizio metrico e stilistico presenti all’interno dello stesso, sia per i contenuti che sono trasmessi all’interno di questa stessa canzone. Ecco tutto ciò che c’è da sapere a proposito del brano di Rino Gaetano.

LO STILE DI RINO GAETANO IN E LA VECCHIA SALTA CON L’ASTA
Prima di prendere in considerazione il messaggio misterioso presente all’interno di E la vecchia salta con l’asta, non si può non dar fede a quelli incredibile contenuto prettamente metrico e stilistico che troviamo all’interno del brano, un vero e proprio marchio di fabbrica di Rino Gaetano se pensiamo ad alcune delle canzoni più rappresentative della sua discografia, come Sei ottavi e Aida, che si propongono entrambe sotto forma di ballata all’interno delle quali l’esercizio stilistico imperversa. E la vecchia salta con l’asta si serve dello stesso procedimento metrico, attraverso l’impostazione dei primi 8 versi in doppia quartina, con metro non sempre lineare ma con rima alternata, che poi anticiperà i 24 versi successivi, tutti in rima baciata.
La conoscenza e la messa a punto della metrica da parte di Rino Gaetano non è mai banale, soprattutto all’interno di realizzazioni che hanno una caratura simile, come E la vecchia salta con l’asta che ha un impostazione strutturale prettamente medievale, anche nel contenuto stesso del brano, che parla di un cavaliere alla ricerca del vero amore, quasi a voler sottolineare temi della cultura trobadorica. Stesso dicasi anche della terminologia desueta utilizzata all’interno del brano, come il sesto verso, per divietar l’emottoico pianto, dimostra. L’erudizione artistica presente all’interno della canzone è parte di un processo integrante che ci conduce direttamente al contenuto del brano, e al suo significato simbolico e misterioso.

IL CONTENUTO DEL BRANO E IL SUO SIGNIFICATO SIMBOLICO
A proposito del significato di E la vecchia salta con l’asta e della simbologia presente all’interno del brano, non si può che rendersi conto di una ripetizione particolarmente esasperata del numero 3 all’interno della canzone, come dimostrato sia dei termini utilizzati, sia dalla durata stessa del brano, che dura 3 minuti e 31 secondi. Tre sono, all’interno della canzone, le fazioni rappresentate, con la presenza di sinistra, destra e centro, rappresentati dalle tre cortigiane e dalle tre damigiane presenti all’interno del brano. In molti hanno letto, all’interno di questa rappresentazione ossessiva del numero 3, un aderire a logge massoniche da parte di Rino Gaetano, per quanto la spiegazione in tal senso possa sembrare come particolarmente complottistica e priva di un fondamento ben preciso.
Siamo soltanto all’inizio, però, dell’immensa simbologia presente all’interno della canzone, che si basa sulla figura del cavaliere, protagonista della vicenda che, essendo inizialmente attivo di una continua ricerca, diventa poi passivo e schiavo della sua stessa perdizione. Si potrebbe leggere, all’interno della figura del cavaliere, una rappresentazione metaforica dello stesso Rino Gaetano, partito da Crotone alla ricerca di una chimera musicale e, mai trovata la stessa, schiavo del suo stesso ideale rivoluzionario. La vecchia che salta con l’asta, invece, che dà il nome al brano potrebbe essere una rappresentazione del fine ultimo della ricerca dello stesso cantautore. Un’associazione al tema della morte risulta essere particolarmente semplice, data l’immagine dell’asta, o della falce, che dà vita ad un rimando artistico ben più celebre, quello della morte che falcia di Angelo Branduardi. A questo punto, se si legge nella vecchia che salta con l’asta una rappresentazione metaforica e simbolica della morte, si comprende anche perché il cavaliere si addormenti lasciando alla stessa vecchia il suo continuo vagare e saltare con quello strumento che porta con sé.

Il piccolo libro della poesia. Grandi autori e le loro opere in pillole

(da sololibri.net) – Avremo sempre bisogno di poesia, è la luce che giunge dall’alto, dal monte Elicona, per rischiarare i nostri giorni, alleggerirli con il farmaco del canto. Di più, la poesia, scaturita sempre dall’intuizione (è questa la simbologia del monte e delle muse ispiratrici), è fonte di conoscenza e maggiore autoconsapevolezza, nutre il sentimento e aggiunge pensieri forse mai pensati. Apre le porte della percezione.
Sono lodevoli le iniziative che offrono mini enciclopedie di poesie e stralci di esse, come antipasti gustosi che stimolano la voglia di cibarsi, di leggere in questi tempi affrettati, purtroppo impauriti e problematici, sempre più impoetici. Poesie da assaporare nelle pause, nei momenti di relax, se si vuole ritrovare pace e armonia, ma senza rimozione delle nostre problematiche, anzi con il coraggio di guardarle in faccia. Non esistono territori che la poesia non abbia attraversato.
Interessante il volume Il piccolo libro della Poesia (Editoriale Programma, 2020, 150 pp.), curato da Linda Simionato (autrice delle belle illustrazioni) e da Marialetizia Pivato, da pochi giorni nelle edicole. Raccoglie il fior fiore della poesia occidentale, partendo naturalmente da Omero e Saffo. È un libro divulgativo, il sottotitolo recita “Grandi autori e le loro opere in pillole”, accessibile a tutti. Ai “senior” ricorda i tempi in cui le poesie si studiavano a memoria a scuola, per non dimenticarle mai più. Esse divenivano compagne di vita, simili a fari, simboli di un’età che non ritorna, ricca di speranza, fede, sogni e purtroppo anche di illusioni. Ma come è dolce poter tornare là, bere ancora di quell’acqua ristoratrice!
La capacità di “dare forma” è essenziale per saper comunicare, base della convivenza e dell’accettazione dei singoli e dei gruppi sociali. Il “sentire collettivo” cementa e crea identità, finalità, programmi da realizzare insieme, si spera sempre in nome della giustizia.
Viene anche sottolineata la stretta parentela della poesia con la musica e il teatro.
Un piccolo neo: tra i numerosi autori sia italiani che stranieri mancano Sandro Penna, il grande poeta amante della musica e della leggerezza (di lui ricordiamo i versi: “Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita”) e Ada Negri, tutta da rivalutare e da riscoprire nel suo afflato amoroso e mistico di grande altezza.
Versi monito contro ogni guerra, di qualunque tipo essa sia. Il canto è catartico e pure memoria perenne, per non ricadere nell’orrido. Sempre che l’umanità sappia frenare gli istinti distruttivi, come Freud si augura nel suo Disagio della civiltà, in cui Eros potrebbe sconfiggere Thanatos, la morte. Condizionale conturbante e pungolo etico. Poesia ed Eros sono inscindibili.

Il melograno

da il sipontino.net (Aldo Caroleo) – Il   melograno e il suo frutto: la melagrana, ha segnato, per le sue caratteristiche, molte credenze non solo popolari ma anche mitologiche.
I Latini lo chiamavano malum punicum, ovvero  melo fenicioperché credevano che provenisse dall’area siro-fenicia. In realtà l’alberello, botanicamente chiamato Punica granatum ,proviene da una vasta zona comprendente l’India  e il Caucaso estendendosi poi in Asia  Minore  e nell’area del Mediterraneo.
Nella mitologia arcaica fu attribuito alla Grande Madre, regina del Cosmo, nel suo duplice ruolo di Colei che dà la vita e Colei che la toglie. La melagrana era simbolo  sia di Fecondità che di Morte. Molte melegrane di argilla sono state rinvenute nelle tombe magno greche dell’Italia Meridionale (Calabria.,Sicilia….)
L’iconografia classica ritrae spesso Kore (Persephone) con il fiore o il frutto del melograno in mano . Il frutto appare in molte terrecotte  provenienti da Rodi in Grecia, Cos,Melos. Da Locri Epizephiri (mia città natale) dove un santuario extraurbano (Località Mannella) era dedicato a Persefone, proviene una tavoletta in terracotta (Pinakes) che raffigura la dea giovinetta con il frutto e il fiore  del melograno in mano.

Pinakes da Locri IV Sec. a.C.
La melagrana, per questi suoi significati entrò a far parte dei grandi Misteri Eleusini.
Fu anche il simbolo della tradizione mediterranea precristiana del rinnovarsi del cosmo .
Nell’Antico Testamento il frutto del melograno ha simboleggiato la Femminilità:
“Come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il velo”  (Ct. 4,3) dice il Diletto all’Amata  nel Cantico dei  Cantici. Nel Medio Evo la melagrana  ispirò una simbologia della Chiesa  che unisce in sé , in una sola fede, popoli diversi   immaginati come chicchi, che evocano anche la ricchezza dei Martiri  e dei Misteri della Chiesa.
Una melagrana aperta , con la pienezza dei suoi semi, è un attributo dell’Amore misericordioso del Cristo che si dona.

Nell’Arte  questo simbolismo è stato  variamente rappresentato.
A Capaccio, nei pressi di Paestum, vi è il Santuario della “Madonna del Granato”, una statua della Vergine che tiene il frutto con la mano destra come uno scettro. A pochi  metri da questo, vi sono i templi greci di Paestum dedicati a Hera dove sono state rinvenute immagini della dea  con i fiori e i frutti di melograno.
Capaccio   “Madonna del granato”

E’ quindi una continuità credenziale, una trasposizione tra la Grande Madre dei Greci e la Vergine Maria.
E’ lecito supporre che la Madonna del granato di Paestum  sia sincreticamente la Vergine che con le sacre nozze  si trasforma nella genitrice del Figlio apportatore di fecondità spirituale a tutta l’Umanità e di Amore misericordioso donati agli uomini ai quali offre i chicchi di salvezza, spesso avvicinati per il loro colore rosso alle salvifiche gocce del Sangue del Cristo sulla Croce e nella  Passione.
Nella “ Madonna della melagrana “ di Sandro Botticelli il frutto aperto  con i chicchi è sostenuto  da una mano della Madonna, mentre  il Figlio vi appoggia la sinistra e con la destra benedice.
S.Botticelli  “Madonna della melagrana”

Altra bellissima opera  è la ” Madonna con la melagrana” di Jacopo della Quercia : una bellissima statua in marmo nella quale la Vergine regge con la mano il  frutto del melograno. Jacopo della Quercia “Madonna della melagrana”

E  come non ricordare nella letteratura lo struggente  “Pianto antico”  del Carducci:
“L’albero a cui tendevi La pargoletta mano, Il verde melograno Dà bei vermigli fiori…”

Il melograno è dal punto di vista alimentare e cosmetico, una vera e propria miniera.
Il suo succo contiene una grande quantità di vitamine, soprattutto la Vit. C, ma anche le altre insieme ad altre sostanze minerali utilissimi alla nostra salute.  Inoltre contiene  grandi quantità di sostanze antiossidanti che combattono i radicali liberi che prvocano l’invecchiamento delle cellule.
Dai semi  dopo averne tolto il succo, si ottiene un olio che contiene sostanze antirughe e  rigeneranti della pelle. Una vera e propria miniera , ed è per questo, che il melograno è entrato a far parte della cultura dei popoli che l’hanno conosciuto.

Come decifrare i messaggi del vostro partner tramite il linguaggio dei fiori

(da proiezionidiborsa.it) – La rosa è la regina dei fiori e, spesso, anche un primo gesto capace di aprire il cuore della propria amata. Ma attenti al colore scelto! Se, infatti, il rosso è un colore carico e passionale, il giallo ha un significato diametralmente opposto. Ogni tonalità ha una significato diverso, e, per un occhio attento, un suo messaggio particolare.  Se anche voi volete evitare di cadere in imbarazzanti gaffe, fatevi aiutare a capire come decifrare i messaggi del vostro partner tramite il linguaggio dei fiori.

La rosa rossa rispecchia il colore della passione
Nel tentativo di decifrare i messaggi del vostro partner tramite il linguaggio dei fiori non si può non partire dalla classica rosa rossa. Simbolo di amore e passione profondi, la rosa rossa, infatti, è il simbolo per eccellenza degli innamorati. Mai fuori posto o scontata, perfetta per San Valentino, o semplicemente per un “ti amo”, regalala al tuo partner e sarai sempre apprezzato. Ma state attenti alle sottigliezze. Il rosso porpora indica, infatti, un amore sensuale e profondo, mentre il rosso cremisi simboleggia semplicemente un desiderio che non porterà a coppie stabili.

La rosa bianca è il simbolo della purezza
Il bianco, invece, ha un valore particolare nella nostra cultura. Simbolo di castità e candore, nella simbologia cattolica viene spesso associata alla Vergine Maria. Allo stesso tempo, questo fiore rappresenta l’innocenza di un rapporto puro e leale, anche se a volte poco realistico. Per questo motivo, tale colorazione assume due significati ben differenti. Da un lato può, infatti, rappresentare amicizia e amore platonico. Dall’altro, può simboleggiare impegno e fedeltà eterni, tant’è che spesso tali fiori si ritrovano nei bouquet delle spose durante i matrimoni. Per cui, se il vostro lui vi ha inviato un mazzo di rose bianche e rosse, siatene felici. Vi è fedeli e, probabilmente, pensa che siate la persona giusta per lui. Ma, semmai, una vostra fiamma, vi regalasse un mazzo di rose bianche ai primi appuntamenti, scappate via a gambe legate! È molto probabile che siate, probabilmente, caduti nella famigerata friend-zone.

La rosa gialla richiama l’incertezza dei sentimenti
Questa è in assoluto il peggior dono che potrete ricevere durante la vostra vita di coppia. La rosa gialla indica, infatti, gelosia, incertezza di sentimenti e simboleggia la circostanza che il rapporto di coppia sia giunto ad un punto di svolta. Peggio ancora, tale colore è utilizzato per simboleggiare sospetta infedeltà! Quindi cercate di capire a fondo come decifrare i messaggi del vostro partner tramite il linguaggio dei fiori se non volete ricevere sorprese brutte e inaspettate.

Il codice Da Vinci, genesi di una saga: dal libro al film

(da tuttotek.it) – Il 19 maggio del 2006 usciva nelle sale cinematografiche di tutto il mondo Il codice Da Vinci. Diretto da Ron Howard, il film portava sul grande schermo il celebre best seller di Dan Brown. Il film avrebbe dato vita a quella che poi è diventata una vera e propria saga tratta dai romanzi di Brown: tre anni più tardi esordirà nei cinema Angeli e demoni, mentre nel 2016 sarà la volta di Inferno.
Sarà Tom Hanks a prestare il volto a Robert Langdon che, nel tempo, è diventato un vero e proprio personaggio letterario ricorrente, degno della fama di figure iconiche come Sherlock Holmes. Professore di Storia dell’Arte, Langdon compare in Angeli e Demoni, Il codice Da Vinci, Inferno, Il simbolo perduto e Origin. Suo sarà il compito di risolvere una serie di enigmi per arrivare alla conoscenza di verità nascoste. Nel caso de Il codice Da Vinci, il nostro tenterà di scoprire cosa si cela dietro ai misteri del Santo Graal e ai segreti nascosti in casa dal Vaticano.
Tornando al film, questo ebbe un notevole successo al botteghino (circa 758 milioni di  dollari), grazie anche alla complicità di una serie di critiche e di polemiche mosse proprio dalla Chiesa Cattolica. Similmente per quanto accadde a un’altra celebre trasposizione cinematografica, quella della saga di Harry Potter, anche nel caso de Il codice Da Vinci molte personalità del clero cattolico chiesero di boicottare il film, accusandolo di mistificare ed allontanare fedeli.

Il codice Da Vinci, trama e trailer
Jacques Saunière, anziano custode del Museo di Parigi, viene ucciso nella notte da un uomo vestito da monaco. Il capitano di polizia Fache (Jean Reno), si affida quindi al professor Langdon, a Parigi per una conferenza sulla simbologia, per scoprire il significato di alcuni simboli lasciati da Saunière prima di morire. È sempre al museo che sopraggiunge Sophie Neveu, crittologa e nipote di Saunière, che tenterà di aiutare Langdon rivelandogli di essere l’indiziato numero uno della polizia. Quanto taciuto dal capitano Fache è infatti il nome di Robert Langdon lasciato da Saunière insieme ai suoi simboli. Fra i due nascerà quindi un sodalizio che li porterà a collaborare e a scoprire una realtà segreta molto più grande di loro.

Il codice Da Vinci: un’ambientazione ben riprodotta
Dal punto di vista della regia, Howard è riuscito senz’altro a trasmettere la costante percezione del mistero grazie anche alle musiche di Hans Zimmer e la straordinaria voce di Roberto Chevalier, che ha reso il doppiaggio italiano di Mr Langdon fedele al distacco analitico che trasmette il protagonista romanzesco. Anche i colori cupi e i chiaroscuri scelti dal regista lasciano che lo spettatore viva le sensazioni che respira il protagonista durante la risoluzione degli enigmi e la scoperta di un mondo, oscuro, ma molto vasto.
A differenza di molte altre trasposizioni, poi, quella cinematografica rimane decisamente parecchio fedele alla trama romanzesca, se non per qualche piccola differenza. Angeli e demoni, ad esempio, venne scelto come sequel, mentre nella serie di Dan Brown precede il Codice Da Vinci. Anche il rapporto fra Langdon e Sophie, la nipote del misterioso uomo iniziale, non ha l’epilogo che troviamo nel libro. Nonostante tutto però, ad Howard toccò una nomination come peggior regista ai Razzie Awards.

La pretesa veridicità e le accuse di plagio
Nelle prime edizioni del libro vi era riportata una dichiarazione dell’autore, secondo cui il contenuto dell’opera era frutto di ricerche storiche. Molti storici del cristianesimo però notarono parecchie incongruenze ed errori grossolani, ed invitarono l’autore a un confronto. Brown rifiutò sempre l’invito, finché dalle ristampe non venne tolta la dichiarazione iniziale. Dan Brown si è sempre difeso sostenendo che esse erano precedute da un trafiletto in cui si sosteneva l’origine fantasiosa del romanzo.
Tuttavia ciò non bastò a salvaguardare l’opera da una serie di accuse di plagio. Quello che veniva contestata a Dan Brown era una eccessiva somiglianza con alcuni saggi storici. La cosa portò ad un processo in cui l’autore venne scagionato. La curiosità simpatica l’ha regalata però il giudice che redasse la sentenza. In essa lasciò una serie di termini in corsivo che andavano a formare un’enigma. Il giudice lanciò anche la scommessa, sfidando chiunque a risolvere l’enigma. A riuscirvi fu, infine, un avvocato londinese.

Il Codice da Vinci, perché e dove vederlo
La serie dei libri di Dan Brown è piuttosto famosa, anche se l’interesse verso le relative trasposizioni cinematografiche è andato via via scemando. Il codice Da Vinci resta però una pietra miliare nella storia dei libri divenuti pellicola. In un clima di polemiche, verità rivelate, complottismi e di fermento mediatico, l’uscita nelle sale del film fu davvero un evento. Possiamo dire che senza quei precedenti il film non avrebbe avuto lo stesso successo? Può darsi. Ma nomination e polemiche a parte, quello di Howard resta davvero un ottimo film e sicuramente una delle migliori trasposizioni mai riuscite, anche grazie ad un cast eccezionale. Se volete vederlo, inoltre, potete trovarlo sulla piattaforma Netflix, ma non perdete neanche il romanzo!

La sera dei miracoli pensieri e parole – Da Lucio a Lucio

La sera dei miracoli… pensieri e parole – Da Lucio a Lucio
Notte di San Lorenzo a Trani al Santo Graal
Un progetto che racconta la storia e l’incontro mai avvenuto di due grandi cantautori italiani ..aneddoti legati alla stesura di canzoni, testi ..i”Lucio italiani” che danno Luce alla Canzone Italiana
Patty Lomuscio voce
Dino Plasmati chitarra
Organizzazione Sergio Porcelli
… la bella musica live nel centro storico di Trani a pochi passi dal porto e dal centro
Nel suggestivo centro storico di Trani… a pochi passi dal porto e dal centro

SANTO GRAAL
VICO SANTA MARIA 4 TRANI
INFO E PRENOTAZIONE TAVOLI
392 0987668
prenotazione obbligatoria

Trani (Barletta Andria Trani)
Santo Graal
via San Giorgio
ore 22:00
ingresso con prenotazione
Info. 349 4297693

Dalla “libreria dei monaci”, la grande biblioteca Classense di oggi

da ravennaedintorni.it – Nel Giulio Cesare di Shakespeare si dice che i Romani chiedessero al grande condottiero di avere come suo ricordo e feticcio una ciocca di capelli. Jacopo Ortis, per cercare di celebrare o magicamente creare il legame che gli sta sfuggendo con Teresa, congiunge segretamente una sua ciocca di capelli alla treccia che la giovane si è tagliata prima di sposarsi. E Byron? Non poteva essere da meno. La “Tricofilia sentimentale” come l’ha definita Elisabetta Gulli Grigioni, assume nel romanticismo picchi interessanti, e se ne volete scoprire di prima mano il feticismo ottocentesco, la biblioteca Classenseconserva, insieme a un patrimonio documentale inestimabile, anche queste chicche per appetiti piccanti. Il medaglione d’oro che contiene la preziosa ciocca dello scrittore del Don Juan è difatti custodito, insieme alle lettere e ad altri cimeli, proprio nella biblioteca fondata dai Camaldolesi.
Erano giunti i monaci, seguaci di San Romualdo e del suo tentativo, forgiato seguendo la regola dei benedettini, di coniugare cristianesimo orientale e occidentale dopo lo scisma, a Ravenna dopo la battaglia di Ravenna e il sacco dei francesi del 1512. La loro sede accanto alla basilica di S. Apollinare in Classe era, infatti, fuori le mura, e l’arrivo delle prime armi con la polvere da sparo fece ben pensare che fosse più opportuno rifugiarsi dentro le mura. Fu sempre in seguito all’arrivo dei francesi, questa volta capitanati da Napoleone, che la “libreria” dei Monaci, pensata e organizzata dall’abate Pietro Canneti alla fine del ‘600, divenne Biblioteca civica, come successe di fatto in moltissime città italiane e in particolare della nostra regione.
All’importante raccolta di manoscritti e incunaboli già presente, ha fatto seguito un’importante serie di lasciti e fondi speciali, che rendono la Biblioteca una delle più importanti nel panorama nazionale in vari ambiti di ricerca.
Partiamo dall’oggetto forse più teneramente fragile, affascinante e difficilmente osservabile dal vivo conservato nella grande pancia di questo cantiere che continua a crescere e che oggi occupa circa 28mila metri quadrati: il codice aristofaneo 429. Per capirci, la Pace di Aristofane ci è stata tramandata nella forma più antica proprio da questo codice. Ed è l’unico che contiene tutte le 11 commedie superstiti in un unico codice, l’unico bizantino secondo l’analisi di Coulon.
Ovviamente la Classense è soprattutto nota e frequentata per la raccolta dantesca. La presenza del rifugiato di Firenze e la sua morte in esilio ha reso la città bizantina un centro importante degli studi dedicati all’Alighieri. Lo spazio di questo immensa balena che custodisce stampe, oggetti, libri antichi e moderni, ma anche materiale multimediale, è un intreccio di sale monumentali e artisticamente notevoli e spazi pensati per il lettore e il fruitore contemporaneo. Oltre alla biblioteca Holden, pensata per i più giovani, e che costituisce lo scalino intermedio tra la Biblioteca di Casa Vignuzzi per i più piccoli e la lettura adulta, sono molti e diversi gli spazi offerti alla lettura, al riposo della mente, all’accesso internet. Sicuramente i fruitori più originali del chiostro sono i gatti Obama, Teresa, Byron e la neoarrivata Matta. Per il momento non sono riusciti a far fuori i topi di biblioteca, ma certo rendono ancora più accogliente e ospitale uno spazio che fino ad alcuni decenni fa era deputato solo allo studio.
Anche i dati degli ingressi e dei prestiti mostrano come sia uno spazio vissuto: nel 2018 gli ingressi sono aumentati del 30 percento rispetto all’anno precedente, e i prestiti del 10 percento. Questi ultimi sono difatti 52.000: uno ogni 3,5 abitanti circa. Non male se pensiamo che la biblioteca non è l’unica a fornire materiale librario nel Comune. L’obiettivo qualitativo di orizzonte sarebbe infatti 1,5 prestiti per abitante: sarebbe interessante avere quindi un quadro d’insieme, comprensivo di tutta le rete bibiotecaria del ravennate. Chi legge, vede, approfondisce, può più facilmente crescere.
Sono cresciuti anche esponenzialmente gli appuntamenti e le occasioni di animazione degli spazi della Classense: in questo caso abbiamo proprio un’impennata. Difatti sono stati 147 nei primi sei mesi del 2018, con una crescita del 75 percento. Mostre. Incontri letterari, convegni, ma anche laboratori di coding ovvero occasioni per i Junior di imparare a programmare per creare app e giochi. Ma anche formazione per gli insegnanti e letture con le classi delle scuole di ogni ordine e grado. Un luogo che punta quindi non solo a conservare gelosamente (e giustamente) un patrimonio, ma a formare e attivare i cittadini e le cittadine attraverso l’incontro e l’apertura, con un orario che si è adeguato al tempo libero delle persone e non viceversa.

Primo ciak per “Il Precursore”, docu-film su Giovanni Battista. I produttori: “Personaggio mai narrato in un film”

da Agensir.it – È stato battuto il 3 luglio nelle Marche il primo ciak del film “Il Precursore”, dedicato alla figura di san Giovanni Battista, una produzione Fondazione vaticana San Giovanni XXIII, Vatican Media – Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede e Officina della Comunicazione. Il Sir in sinergia con il portale Vatican News ha sentito in esclusiva i produttori sul set, Nicola Salvi ed Elisabetta Sola, amministratori delegati di Officina della Comunicazione, che hanno condiviso le impressioni d’inizio riprese.
Il Battista per la prima volta in un film
“San Giovanni Battista è personaggio centrale della narrazione evangelica, ma non è stato mai narrato in un film dedicato alla sua figura”, spiegano Salvi e Sola, raggiunti telefonicamente nelle Marche sul set del docu-film “Il Precursore” diretto da Omar Pesenti, che sottolinea come la figura biblica del Battista anticipi la vita pubblica di Gesù, svolgendo un ruolo chiave nella storia del Cristianesimo.
“La prima giornata di lavoro – raccontano i due responsabili – è stata affrontata con grande entusiasmo dalla troupe, composta da oltre 20 professionisti. Una troupe che ha sfidato il calore dell’estate animata dalla passione nel raccontare una storia leggendaria”. Quanto al cast, a interpretare san Giovanni Battista è l’attore Francesco Castiglione, noto al grande pubblico per la partecipazione alla serie “Don Matteo”.
A livello narrativo, la produzione ha scelto di soffermarsi su alcuni episodi significativi della vita del Santo. “È una vicenda coinvolgente e drammatica che il linguaggio filmico restituirà con efficacia allo spettatore”, rimarcano Salvi e Sola: “Proprio in questo momento c’è un grande lavoro da parte degli scenografi e del direttore della fotografia. Nelle prime giornate di riprese, infatti, affrontiamo le scene più delicate e complesse, come l’uccisione del Battista, che hanno richiesto un’illuminazione particolare negli interni scelti per la prigione”.
Un docu-film dalla forte carica educational
“L’intento divulgativo – chiariscono sempre i due produttori – si unisce alla ricerca di un racconto per immagini curato, dal deciso taglio filmico. Aggiungeranno spessore al docu-film anche le testimonianze di autorevoli esperti, che aiuteranno a ricostruire aspetti più specifici della biografia del Santo”.
“Il Precursore”, aggiungono, è “una produzione che si inserisce a pieno titolo nella serie di prodotti realizzati negli ultimi anni da Vatican Media e Officina della comunicazione e che risponde al desiderio di raggiungere un pubblico ampio desideroso di confrontarsi con temi dal forte impatto culturale”. Un approccio ,dunque, che si ritrova nelle opere realizzate dalla casa di produzione bergamasca insieme al comparto audiovisivo della Santa Sede, tra cui la serie di dieci documentari “Divina bellezza. Alla scoperta dell’arte sacra in Italia”, il film “Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana” nonché il documentario di respiro storico-educational “In trincea. Piccole storie della Grande Guerra”, che racconta il valore dei cappellani militari durante la Prima guerra mondiale nell’ambito di un progetto con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Il territorio marchigiano scelto come cornice narrativa
Per il docu-film su san Giovanni Battista la produzione ha scelto la Regione Marche come cornice narrativa ideale. “Le Marche hanno offerto location di grande livello, adatte a ricreare la magia della narrazione”, osservano Salvi e Sola. “Le riprese si svolgeranno fino all’11 luglio tra Ancona, Loreto, Macerata e Cingoli. Tutti territori accessibili anche grazie al supporto della Fondazione Marche Cultura-Film Commission. In questi luoghi si respira il fascino di una cultura lontana, ma non per questo meno attuale”.

Il Papa insiste sull’accoglienza: ecco la Messa per i migranti

da Il Giornale (Giuseppe Aloisi) – Papa Francesco celebrerà una Messa per i migranti. La notizia è arrivata poco fa dalla sala stampa della Santa Sede.
Il tutto è previsto per il prossimo 6 luglio.
“Il Santo Padre Francesco – si legge nella dichiarazione di Greg Burke – celebrerà una Messa per i Migranti, all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro. La Messa coincide con il quinto anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa”. In questi giorni così centrati sulla discussione politica riguardante la gestione dei fenomeni migratori, l’iniziativa del Vaticano suona come l’ennesimo richiamo alle istituzioni.
Nel corso di questa settimana sono stati molti i presuli a ribadire la posizione ufficiale della Chiesa cattolica: i porti, per la maggior parte ecclesiastici, devono rimanere aperti. Proprio ieri, è stata data la notizia di una lettera inoltrata dal vescovo emerito di Ivrea al presidente Conte. Una missiva aperta, tramite la quale monsignor Bettazzi si è detto “deluso” dalla “sordità” della maggior parte dei rappresentanti dell’Ue in materia d’accoglienza. Bergoglio, intanto, non andrà in vacanza nella residenza vaticana di Castelgandolfo. Il pontefice argentino rimarrà a Roma. Una novità, quella del periodo estivo trascorso presso Santa Marta, che è stata introdotta dallo stesso ex arcivescovo di Buenos Aires. Le udienze generali del mercoledì, poi, saranno sospese fino all’arrivo del mese di settembre.
Il Papa, come i lettori avranno appurato in questi cinque anni di pontificato, ha fatto dell’accoglienza dei migranti un’argomentazione centrale della sua pastorale. Gli appelli fatti alla politica in merito a questo tema non si contano più. Qualche vescovo, a dire il vero, sembra pensarla in modo diverso. Come il presule kirghiso Athanasius Schneider, che in un’intervista rilasciataci, ha dichiarato che “Il fenomeno della cosiddetta ‘immigrazione’ rappresenta un piano orchestrato e preparata da lungo tempo da parte dei poteri internazionali per cambiare radicalmente l’identità cristiana e nazionale dei popoli europei”.
Ma Schneider fa parte della cosiddetta “opposizione”. L’ultima volta Bergoglio aveva invitato alla prudenza. La sensazione è che il prossimo 6 luglio il pontefice argentino possa richiamare anche il governo italiano all’umanitarismo e alla solidarietà.