Category: Attualità

PER QUANTO TEMPO ANCORA DOVREMO PORGERE L’ALTRA GUANCIA?

isisNuove foto sono emerse sui social media che mostrano i terroristi dello Stato Islamico durante esecuzioni orribili in conformità alla sharia, la legge islamica. Uno dei ‘giustiziati’ è, a quanto pare, un frate cristiano, anche se non vi è totale certezza. Sono relative alla notizia pubblicata da Vox della decapitazione di quattro uomini per blasfemia in Siria presso Homs. Le decapitazioni sono state effettuate in un piccolo villaggio siriano. Immagini che circolano da ieri mostrano la decapitazione dei quattro uomini accusati di blasfemia e  mostrano una folla di uomini e ragazzi guardare l’evento in una piazza aperta. Un combattente di ISIS declama i crimini delle vittime prima che le esecuzioni siano effettuate con una mannaia tra atroci sofferenze, data la difficoltà nell’eseguire la decapitazione con un colpo netto. Tutti e quattro gli uomini sono mostrati con le mani legate dietro la schiena e una sciarpa che copre i loro occhi. Accanto alle foto che mostrano i corpi decapitati a terra, un comunicato: “Coloro che infastidiscono Allah e il Suo Messaggero, Allah li ha maledetti in questo mondo e nell’altro, e ha preparato per loro un castigo umiliante”.

NUOVI VELENI IN VATICANO

Pell_GeorgeMarco Tosatti – Chi pensava che la stagione dei veleni, trionfalmente inaugurata da Vatileaks & C. con il suo contorno di monsignori frustati nelle ambizioni cardinalizie fosse terminata, forse era troppo ottimista. Assistiamo infatti a una nuova serie di attacchi e mormorii, giunti fino all’attenzione dei media, contro uno dei personaggi centrali – forse il più importante – della Riforma intrapresa dal Papa. Parliamo di George Pell, cardinale australiano, dal febbraio scorso primo prefetto della Segreteria per l’Economia, l’ente di nuova formazione che dovrà assorbire e coordinare le sparse membra economiche del Vaticano. Gli attacchi non riguardano, ovviamente, il suo lavoro attuale, anche se quelli toccati dalla riforma sostengono scherzosamente che è matto e che vuole fare tutto lui. (Ma qualcuno gli ha dato proprio questo incarico, o no?). Si rilanciano storie australiane, relative a come, a Sidney, ha cercato di stabilire norme generali per compensare le famiglie delle persone vittime di abusi da parte dei preti. Ma subito le notizie rimbalzate dall’Australia hanno trovato eco interessata in Vaticano. Anche perché il lavoro di Pell tocca interessi precisi, da un punto di vista di organizzazione vaticana. Il primo è rappresentato dalla Prefettura per gli Affari Economici, alla cui testa è il cardinale Giuseppe Versaldi, bertoniano doc. La Prefettura viene sostanzialmente vuotata di poteri e di significato esistenziale dalla Segreteria guidata da Pell. Il secondo ente “in sofferenza” è l’Amministrazione del Patrimonio per la Sede Apostolica, che si occupava della gestione della “dote” consegnata dalla Stato Italiano alla firma del Concordato nel 1929, a rimborso dell’esproprio a tappeto di proprietà e beni della Chiesa in tutta Italia; oltre a immobili e altri cespiti finanziari. Ne è a capo il cardinale Domenico Calcagno, uno dei fedelissimi dell’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone. E poi c’è la Segreteria di Stato. Il nuovo organismo di cui è a capo George Pell deve assorbire due pezzi importanti della Segreteria di Stato: l’ufficio amministrativo, che dispone di un patrimonio ingentissimo, superiore, secondo alcune voci, a quello dello IOR, la Banca Vaticana; e l’ufficio del personale, che ha la gestione dei Nunzi e delle “ambasciate” del Pontefice in tutto il mondo. Ma ancora la struttura di Pell non ha ricevuto dalla Segreteria di Stato né l’uno né l’altro; il che autorizza a pensare che a dispetto della volontà del Papa, espressa nel suo “Motu Proprio” del febbraio scorso, siano in atto forti resistenze all’attuazione del piano di riforma. E gli avversari di Pell criticano anche l’arrivo a Roma di Danny Casey, un laico, esperto di finanze (ha messo a posto il bilancio della Conferenza Episcopale australiana, ed ha fatto quadrare quello della Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney) chiamato da Pell da Sidney. La prossima ondata di tossicità riguarderà probabilmente lo stipendio di Casey (dicono sia di 16mila euro lordi al mese) e la sua abitazione. Che è situata in via dei Corridori, fra il Vaticano e Castel Sant’Angelo. Un appartamento di proprietà della Santa Sede, rimesso a posto con un costo non modesto. Ma gli amici del card. Bertone, ancora irritato per le polemiche di qualche mese fa sull’appartamento del cardinale, fanno rilevare che è molto grande, fra i 400 e i 500 metri quadrati (Casey ha famiglia). Insomma, la funzione di Pell dà fastidio a molti.

SULL’EUCARESTIA AI DIVORZIATI INIZIA IL CONFRONTO

Papa FrancescoVaticano – Il cardinale Gerhard Ludwig Müller, dal 2012 alla guida dell’ex Sant’Uffizio, lo scorso luglio ha dato alle stampe un libro intervista contrario ad ogni apertura alla comunione per i divorziati risposati («La speranza della famiglia», edizioni Ares), e ora è il nome più in vista tra gli autori di un nuovo saggio collettivo intitolato «Permanere nella verità di Cristo» (già uscito negli Usa, edito in Italia da Cantagalli. A firmarlo con lui sono altri quattro porporati, Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna; quello di Milano Angelo Scola, Raymond Leo Burke, Prefetto della Segnatura apostolica, e gli emeriti Walter Brandmüller e Velasio De Paolis, ai quali si aggiungono l’arcivescovo Cyril Vasil’, segretario della Congregazione per le Chiese orientali, e altri esperti. Entrambi i volumi sono interamente dedicati al tema della partecipazione all’eucaristia per i divorziati che vivono una seconda unione, dichiarandola inammissibile. L’inedita operazione mediatica – che ora vede anche aggiungersi un libro in uscita del cardinale australiano George Pell, Ministro dell’Economia vaticano – è presentata come una risposta alle aperture ipotizzate nel febbraio di quest’anno dal cardinale tedesco Walter Kasper, al quale Francesco aveva affidato la relazione introduttiva del concistoro. Di fronte a tutti i cardinali, Kasper aveva parlato del tema della famiglia e nell’ultima parte del suo articolato intervento aveva ipotizzato – caso per caso, a determinate condizioni e dopo un percorso penitenziale – la possibilità di riammettere i divorziati risposati alla comunione. La relazione aveva suscitato molte reazioni tra i cardinali, e il giorno successivo, prendendo la parola, Francesco l’aveva valorizzata, dicendo di considerare quella di Kasper «teologia in ginocchio» e di avervi trovato «l’amore alla Chiesa». Nei mesi successivi interviste e interventi si sono moltiplicati. Le posizioni si sono polarizzate, il confronto e lo scontro si sono svolti sui media, com’era accaduto anche durante il Concilio Vaticano II. Francesco, che considera decisivo il messaggio della misericordia continua a invitare la Chiesa a uscire da se stessa per andare incontro agli uomini e alle donne nelle condizioni in cui vivono, ha voluto che sul tema della famiglia si celebrassero due Sinodi: il primo, straordinario, si terrà dal 5 al 19 ottobre di quest’anno. Il lavoro continuerà con il coinvolgimento delle Chiese locali e nell’ottobre 2015 un nuovo Sinodo, questa volta ordinario, concluderà le riflessioni.

I CRISTIANI IN ALGERIA SEMPRE PIÙ EMARGINATI

cristiani afganistanI cristiani in Algeria non possono neanche riposare in pace. Nel paese nordafricano dove l’islam è religione di Stato non solo i cristiani devono praticare la loro fede facendo attenzione a non parlarne troppo in pubblico, visto che ogni minima azione può essere incriminata come proselitismo e condurre al carcere, non solo devono stare attenti a non offendere i sentimenti dei musulmani, ad esempio evitando di mangiare in pubblico durante il Ramadan, ma una volta morti non possono neanche riposare al cimitero pubblico. Ne sa qualcosa il signor Naraoui, che voleva dare degna sepoltura al figlio Lahlou, deceduto a 24 anni: “I leader della moschea mi hanno detto che l’unico modo per seppellirlo al cimitero era accettare il rito islamico. Infatti la comunità musulmana non permette di seppellire un cristiano nei cimiteri dove riposano dei musulmani”. La famiglia di Lahlou perciò ha deciso di seppellire il figlio in un pezzo di terra privata donato da una chiesa locale. Ma non è la prima volta che accade un caso simile: nel 2011, la comunità musulmana della città di Akbou aveva impedito che fosse sepolto un cristiano nel cimitero pubblico, perché l’islam non tollera che un infedele sia sepolto di fianco a un musulmano. Per i cristiani dell’Algeria, appena lo 0,2% su circa 35 milioni di persone, i problemi però cominciano prima. Innanzitutto il governo restringe il numero e la durata dei visti di entrata per tutto il personale della Chiesa – sacerdoti, religiosi, religiose, perfino laici di cui essa ha bisogno per le sue ordinarie attività – e coloro che ottengono il permesso devono limitare le loro attività nel Paese; inoltre, essi si vedono talvolta confiscare i loro libri di preghiera all’aeroporto. Anche i cristiani comuni vengono perseguitati. Nel 2010 due cristiani hanno affrontato un processo a Ain El Hammam per essere stati pizzicati a mangiare in treno durante il Ramadan. Il giudice ha chiesto per entrambi tre anni di carcere, anche se alla fine sono stati rilasciati grazie all’impegno di numerosi attivisti per i diritti umani. Nessuna legge obbliga a digiunare, ma non farlo potrebbe essere considerato da un giudice come attentato e offesa ai precetti dell’islam. Per quanto cambiare religione non sia formalmente reato in Algeria, convertirsi al cristianesimo significa spesso subire il disprezzo della società e sottoporsi a processi in tribunale. Emblematico il caso di Mahmoud Yahou, battezzato nel 1994 e diventato pastore protestante nel 1998. Da allora la polizia lo segue tutti i giorni e gli ha perfino ritirato il passaporto perché, in quanto cristiano, è un traditore della patria. Il sindaco di Ath Atteli, dove Mahmoud abita, irritato dalla conversione, ha obbligato la comunità cristiana a rinunciare a praticare il culto. Nel 2010, per aver ospitato in casa degli stranieri cristiani, muniti di regolare visto, Yahou è stato condannato a tre mesi di prigione. In Algeria gli “apostati” sono considerati come degli infami, come dimostra il caso di un altro convertito dall’islam al cristianesimo, Karim Siaghi. Nel 2011, quattro anni dopo la conversione, Karim è stato citato a comparire in tribunale per ingiurie verso il Profeta. A denunciarlo il suo vicino di casa che gli aveva chiesto di rendere omaggio a Maometto e come tutta risposta avrebbe ricevuto un dvd sulla vita di Gesù. Il vicino non aveva prove e Karim ha negato tutto, ma il giudice non gli ha creduto perché l’apostasia è già una presunzione di colpevolezza. E lo ha condannato a cinque anni di carcere duro.

IN NEPAL I FONDAMENTALISTI INDÙ BRUCIANO UNA CHIESA E LE CASE DI QUATTRO CONVERTITI AL CRISTIANESIMO

cristiana in nepalKichet (distretto di Dhading) –  È stato un duro colpo per alcuni fedeli del Nepal recarsi nella loro cattedrale per la funzione domenicale e trovarla in cenere. Secondo quanto riferisce l’agenzia AsiaNews, circa 9 persone, ancora ignote alle autorità, hanno dato fuoco lo scorso 23 dicembre alla chiesa protestante del villaggio di Kichet, nel distretto di Dhading, a pochi chilometri dalla capitale. Subito dopo, sono state bruciate anche le case di quattro residenti del luogo convertiti al cristianesimo. L’accaduto è stato reso noto solo oggi, dato che i fedeli della chiesa erano tutti fuori per le vacanze natalizie. Una testimone cristiana della zona, ha raccontato all’agenzia: “Siamo rimasti molto sorpresi nel vedere la nostra chiesa distrutta. Poi abbiamo capito cosa era successo: alcuni residenti ci hanno detto di aver cercato di fermare gli aggressori, ma sono stati picchiati. Il governo ora deve fermare i responsabili e punirli”. Le case bruciate erano di Ganga Lama Tamang, Bahadur Lama Tamang, Bokta Lama e Bikram Lama: tutti convertiti al cristianesimo. Secondo i residenti, i responsabili degli attacchi sono i fondamentalisti indù, il cui gesto è stato un segnale di avvertimento per tutti coloro che pensano di convertirsi. Al contrario, Madhav Poudel, portavoce del governo nepalese e ministro dell’Informazione, ha affermato: “Le indagini sono in corso e presto renderemo noti i risultati. Ma non crediamo che dietro al rogo ci sia un gruppo organizzato. Non abbiamo dato tutte le informazioni subito, perché ciò avrebbe complicato le indagini: stiamo cercando di capire se i criminali sono o erano in contatto con altri gruppi organizzati”. Intanto il pastore protestante, C.B. Gahatraj, ha rivolto un appello al governo: “Le autorità sono riluttanti a rispondere alle nostre richieste e cercano di ignorare i casi in cui le vittime sono cristiane. Ma cose come queste non dovrebbero avvenire in una nazione secolare”. Dopo la caduta della monarchia indù nel 2006 – informa AsiaNews – per rilanciare il turismo il governo ha deciso nel 2011 di rendere il Natale festa nazionale. Ciò ha permesso ai cristiani di esporre immagini e addobbi sacri nei negozi e fuori dalle chiese e dalle abitazioni. E ciò, evidentemente, non piace ai fondamentalisti.

SIRIA: ATTACCATO ANTICO VILLAGGIO CRISTIANO

fedele sirianaSednaya – Aumenta di giorno in giorno la preoccupazione dei cristiani siriani: dopo Maalula, villaggio a nord di Damasco invaso da gruppi jihadisti, è a rischio Sednaya, altro villaggio cristiano a nord di Damasco, “cuore pulante del cristianesimo siriano”, sede di numerosi monasteri e chiese di diverse confessioni e storico luogo di pellegrinaggi. La denuncia arriva dall’agenzia Fides. Ieri alle porte del villaggio di Sednaya c’è stato uno scontro armato fra gruppi non identificati, che tentavano di infiltrarsi in città, e la gente del luogo. Un giovane greco-cattolico è rimasto ucciso. La popolazione di Sednaya è terrorizzata, ricordando quanto accaduto a Maalula. “Mai nella storia della Siria avevamo registrato tali attacchi sacrileghi e settari commenta addolorato a Fides il Patriarca greco cattolico Gregorio III Laham – I siriani non lo farebbero mai, sono attacchi di gruppi stranieri e questo è un pericolo per noi cristiani. Continuiamo a pregare per la pace, seguendo la strada tracciata da papa Francesco”. Sempre ieri quattro missili hanno colpito la chiesa cattolica di san Giorgio a Yabroud, causando gravi danni alla cupola e al centro catechistico-pastorale. L’arcivescovo melchita Jean-Abdo Arbach, che sovrintende alla chiesa, è andato sul luogo per verificare i danni e confortare i fedeli impauriti. Nella notte, secondo quanto riferito a Fides da fonti locali, è stata bruciata una chiesa ortodossa ad Hassake, mentre due giorni fa gruppi islamisti hanno dissacrato due chiese a Raqqa, rimuovendo croci e immagini sacre. I cristiani di Raqqa, spiega a Fides il prete siro-ortodosso padre Boulos George, sono stati costretti a fuggire, diretti in particolare ad Hassake e Qamishli, e sono vittime di una “discriminazione religiosa”. Nell’area di Raqqa – dove è stato rapito il gesuita padre Paolo Dall’Oglio – si registrano feroci scontri fra gruppi islamici che si combattono fra loro. Lo “Stato islamico di Iraq e Siria” combatte contro “Jubhat al Nosra” e contro unità dell’Esercito Libero Siriano. “E’ un conflitto per potere e denaro”, nota il sacerdote. Secondo fonti di Fides, “scopo di tali azioni contro le minoranze è mostrare che per loro è impossibile vivere qui e frantumare la Siria su base confessionale”.

PIÙ DI DUECENTO MARTIRI CRISTIANI AL GIORNO

martire cristianoSecondo quanto affermano gli studiosi David B. Barrett e Todd M. Johnson nel solo 2011 ci sono stati nel mondo centocinquemila martiri cristiani, il che significa che sono morti per la propria fede tra duecentoottantasette e duecentoottantotto cristiani al giorno, dodici all’ora, uno ogni cinque minuti. Se si fa il paragone con la persecuzione di Diocleziano, la più sanguinaria dell’Impero romano, con i suoi tremila, tremilacinquecento morti, ci si rende conto della vastità e della gravità del problema di oggi. Differenti sono le motivazioni che spingono ad uccidere i cristiani; nei Paesi dove l’Islam è al potere o comunque in maggioranza, in quelli che ancora si dichiarano comunisti e, da un po’ di anni anche nella democratica India, in cui gli spiritualissimi indù uccidono sempre più cristiani. Un discorso a parte meritano il Kazakistan ed il Kirghizistan, dove i cristiani sono stati perseguitati per decenni dall’Unione Sovietica ed oggi dagli islamici. Persecuzione non è solo uccisione, spesso per terrorismo tollerato dalle autorità, come in Pakistan, e nemmeno il divieto di praticare la propria religione, ma anche di tutto un sistema vessatorio, come accadeva anche nell’Egitto laico di Mubarak, in cui un cristiano non poteva sposarsi una musulmana, salvo dopo essersi convertito. La caratteristica della persecuzione anticristiana è che presenta livelli differenti, dall’uccisione all’oppressione, alla negazione del diritto all’educazione ed al lavoro, fino a trattare i cristiani come cittadini di serie B. La cosiddetta “Primavera araba” ha dato forza e determinazione ai fondamentalisti e l’appoggio dato da Paesi occidentali ai ribelli siriani non lascia prevedere un futuro molto diverso. Il Medio Oriente è la culla del Cristianesimo ed in esso convivono diverse Confessioni, alcune frutto di antiche divisioni, altre emanazioni del Cattolicesimo con una diversa liturgia. Se continua così, i cristiani saranno costretti a fuggire o a convertirsi. Per adesso quelli che fuggono dalla Siria sono musulmani e i tanti musulmani integralisti che arrivano via mare e via terra in Europa potrebbero costituire un grosso problema in un futuro che sta già arrivando. Non vorremmo fare dietrologia dicendo che frammisti ai tanti disperati ci potrebbero anche essere tipi che disperati non sono, ma ben motivati nei loro disegni eversivi. Ad essere ancor di più dietrologi, si potrebbe pensare che il flusso dei migranti sia in qualche modo incoraggiato e favorito da qualcuno che vede con favore l’aumento dei musulmani in Europa. Dieci anni fa, con la caduta di Saddam Hussein, nell’Iraq liberato dagli americani si scatenò una persecuzione contro i cristiani che non si è ancora placata. In Siria ci sono cattolici, ortodossi, armeni, melchichi ed altri cristiani in percentuali minori. Chi pensa di dare pace con un’azione militare contro Assad sottovaluta cosa potrebbe diventare la Siria in mano al fondamentalismo islamico. Circola tra i cristiani maroniti libanesi, la teoria che ci sia la volontà di qualcuno, forse gli israeliani spalleggiati dagli americani, di assecondare o addirittura provocare conflitti in Medio Oriente per impedire che l’attenzione del mondo si focalizzi troppo sulla Terrasanta.

MAROCCO: 30 MESI DI PRIGIONE PER ESSERSI CONVERTITO AL CRISTIANESIMO

marocco-cristianiRabat – Nel paese simbolo dell’islam moderato i cristiani non hanno diritti. L’apostasia è vietata e gli ulema hanno addirittura chiesto la pena di morte Un giovane marocchino è stato condannato a due anni e sei mesi di prigione per essersi convertito dall’islam al cristianesimo. La famiglia, originaria del villaggio di Ain Aicha, ora vive isolata perché gli altri abitanti la evitano in segno di disprezzo. Il giovane è costretto a vivere in una cella individuale perché gli altri detenuti in prigione lo picchiavano tutti i giorni per la sua fede. La famiglia del giovane ha fatto ricorso e settimana prossima comincerà il processo di appello a Fès. Intanto un gruppo di marocchini ha realizzato una petizione da inviare al re Mohammed VI, una volta raccolte almeno 5 mila firme: «Sua Maestà – si legge nel testo – protettore dei diritti e delle libertà dei cittadini, il popolo marocchino la sollecita a garantire la libertà di culto e coscienza in Marocco». Il 99 per cento degli abitanti marocchini è musulmano e il paese è considerato moderato dal momento che la Costituzione «garantisce a tutti il libero esercizio dei culti». La realtà è diversa: solo gli stranieri possono essere cristiani, un marocchino deve essere musulmano. L’apostasia è punita dall’articolo 220 del Codice penale, che prevede pene detentive che vanno da sei mesi a tre anni più una multa da 100 a 500 dirham. I cristiani marocchini non possono andare in chiesa e neanche seppellire i defunti con rito cristiano. Se vogliono sposarsi, sono obbligati a seguire il rito islamico. Ad aprile il Consiglio superiore degli ulema del Marocco aveva chiesto di introdurre la pena di morte per apostasia.

ATTACCO DI CERTI AMBIENTALISTI ALLA TRADIZIONE CRISTIANA

croce sulla vettaRoma (da Qui Europa) – Altro attacco gratuito nei confronti della religione cristiana: gli ambientalisti della Mountain Wilderness Italia insorgono contro i simboli religiosi presenti sulle cime delle montagne, sostenendo come essi siano uno scempio e deturpino l’ambiente. Insomma – ci chiediamo –  non bastavano gli integralisti musulmani e i vari estremisti politici a sollevare la polemica di turno sulla presenza (tradizionale) del Crocifisso nelle aule scolastiche ed a tentare di minare fin dalle radici la nostra storia e le nostre origini incentrate sul cattolicesimo? Nel comunicato elaborato dal gruppo di ambientalisti si legge: “La montagna viene usata Read more

TORINO BLINDA LA SINDONE CON UN LOCALE TECNOLOGICO

imagesCA2OW64CTorino – Entro la fine del 2013 la Sindone sarà messa in sicurezza con una risistemazione di piazza San Giovanni, la rimozione dell’attuale sacrestia provvisoria del Duomo e soprattutto con un nuovo locale tecnologico. Sono le novità contenute nel protocollo d’intesa firmato ieri dalla Curia metropolitana di Torino, nella persona dell’Arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, e dalla Soprintendenza al Beni culturali e paesaggistici del Piemonte, rappresentata dal direttore Mario Turetta.
Spiega tutto il Prelato: “La decisione segue un preciso accordo sottoscritto dalla Diocesi e dalla Sovrintendenza e confermato via via negli anni scorsi, in cui ci si impegnava a Read more