Roma (da Roma.it) – Il Ddl Zan ha subito una battuta d’arresto a causa della (tardiva) opposizione del Vaticano. Anche Bergoglio, malgrado il suo “Chi sono io per giudicare un omosessuale?” ha dovuto prendere atto degli oggettivi impedimenti che si sarebbero creati alla normale attività pastorale della Chiesa. Questo suggerisce quanto sia importante una riflessione sulle conseguenze di tale disegno di legge sulla società e, ancor più, su quelle della legge che ne è genitrice, la Legge Mancino. Come è noto ,tramite questa si introducono nel Codice Penale le sanzioni: “la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro per chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico” ,e altre, più gravi, per chi” in qualsiasi modo, incita commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.”

Ddl Zan: la società occidentale di regole senza contenuti di valore
Il Ddl Zan aggiunge ai motivi quelli «fondati sul sesso, sul genere, sull’orienta­mento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità». Qual è la società che si vuole disegnare con tali leggi?
Sono almeno tre gli aspetti drammatici per la nostra società:
1)colpire la libertà di espressione;
2)indicare in modo assolutamente indefinito le “idee” reprobe (e non potrebbe essere altrimenti, trattandosi, appunto, di idee);
3)introdurre soggetti particolari meritevoli di una protezione speciale da parte della Legge.
Cercando una definizione di “civiltà “si trova il rimando al popolo, come insieme di atti di manifestazione di questo e, viceversa, il popolo è tale perché manifestante una civiltà, il tutto in una circolarità che attesta in definitiva che c’è una sostanziale sovrapponibilità fra i due concetti.
Ora da molto, con la desacralizzazione della nostra società, il collante non è più la religione cattolica. L’elemento fondante della nostra società e, più in generale, di quella Occidentale, non è più un insieme di contenuti valoriali, ma piuttosto una serie di regole che gestiscono il confronto fra elementi eterogenei.
Sinteticamente, “Je suis Charlie” costituisce la base dell’Europa.
Con la legge Mancino e con il Ddl Zan questo non è più vero.
Si configura così una società in cui i vari elementi costitutivi non possono che essere giustapposti, in una mancanza di interazione, la critica che può essere suscettibile di giudizio penale in quanto possibile fonte di discriminazione, con in più la spada di Damocle di una Giustizia che può, in ogni momento, intervenire, colpendo, con il solo spauracchio di un’azione penale, chi anche solo la nomina di un avvocato non se la può permettere.
Una società molto simile a quella di Facebook, in cui anonimi censori limitano l’espressione degli utenti in nome di norme non ben definite.
Una società ipocritamente liberale e autenticamente autoritaria.