Category: Cristianesimo

Il cristianesimo non è una sharia

da oltrelalinea.news – Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è forse un cambiamento epocale che investe uno degli elementi fondamentali dell’identità italiana: il cattolicesimo. Sbagliano le gerarchie clericali a pensare di poter orientare ciò che rimane del “popolo cattolico” verso le sponde di quell’umanitarismo progressista che rappresenta l’esito estremo del Concilio Vaticano II. In senso ancor più radicale, sbagliano a pensare che essi detengano ancora il “monopolio del Sacro”.
Che frequentino o non frequentino le funzioni religiose, gli italiani rimangono intrisi di cristianesimo nei suoi valori e anche nelle sue reazioni inconsce. Quello che ora sta venendo meno è la fedeltà al Papa e ai suoi diretti collaboratori.
“Gesù era un migrante” dicono certi preti dall’aria equivoca. La stragrande maggioranza dei cattolici italiani non crede a questa stravagante teologia e vota Salvini.  “Non fate il presepe se non volete accogliere i migranti” … Così dicono riferendosi ai robusti clandestini che sbarcano con una dinamica para-militare sulle nostre coste.
Ma in realtà chi ha sempre fatto il presepe continuerà a farlo anche se è favorevole a rifare nell’intero canale di Sicilia quel benemerito blocco navale che il Ministro dell’interno Napolitano, con piglio napoleonico, impose ai tempi della crisi albanese.
In rete si stanno diffondendo i commenti che ricordano la sana e realistica dottrina sull’immigrazione di Tommaso d’Aquino, il principale dottore della Chiesa. I capisaldi di questa dottrina sono chiari e distinti: si accoglie nella misura in cui si può, senza turbare l’ordine sociale esistente; l’ospite con ogni premura e ogni cautela si adatta alle regole, agli usi e costumi di colui che generosamente ospita per tutto il tempo in cui perdura l’ospitalità.
Dalla distinzione posta da Cristo tra il politico e il religioso scaturisce la presa di posizione di Paolo che raccomandava ai cristiani di inserirsi nella società con un pieno rispetto delle regole e dell’autorità. La posizione espressa nella Lettera ai Romani è completamente diversa dalla caricatura del “cristianesimo sovversivo” che lo stesso Nietzsche aveva avvalorato.
Paolo esorta al rispetto delle leggi dell’Impero romano e ricorda anche l’importanza che una autorità civile eserciti la forza guidata dalla ragione per mantenere la pace: “Se fai il male allora temi, perché non invano[l’autorità civile, n.d.R] porta la spada”. Bisognerebbe ricordarlo ai preti come don Mazzi quando abbracciano i peggiori delinquenti e insinuano che sarebbe poco cristiano dare un bell’ergastolo a sanguinari assassini. In realtà è vero il contrario: non correggere “con spada” è anti-cristico, a meno che non si voglia correggere l’Apostolo delle Genti con il Chierico delle Televisioni.
Volendo approfondire la dottrina sociale del cristianesimo, quella che scaturisce dalle vive fonti del Nuovo Testamento, ci si accorge che questa dottrina è molto diversa da quella sorta di “sharia ideologica” che possiede le menti dei preti più infatuati.
Ricordiamo innanzitutto il “Date a Cesare quel che è di Cesare”, la frase pronunciata da Cristo che è il fondamento profondo della laicità occidentale e che fonda l’autonomia del “politico”. Ai nazionalisti religiosi il Cristo ricordava la necessità di rispettare le regole del Cesare: fondava così teologicamente l’autonomia del politico – ed è anche inutile sottolineare che una delle prime preoccupazioni di ogni Cesare, che non sia un folle, sia quella di controllare il territorio e i confini, di stabilire con rigore chi entra come amico e chi non entra, persino quando possa essere solo potenzialmente nocivo.
L’espressione di Cristo “Date a Cesare quel che è di Cesare” taglia alla radice ogni fondamentalismo. I chierici che vorrebbero trasformare in decreto legge l’accoglienza universale del clandestino (identificato in maniera molto dubbia con l’ospite di cui si parla nei Vangeli) in realtà non si accorgono di bestemmiare Dio nella sua specificità cristiana giacchè tramutano un precetto religioso in una legge civile: in pratica si inventano una Sharia cristiana.
Inutile stupirsi: in fondo sono gli stessi che senza alcun pudore vanno dicendo che il Dio Cristiano (incarnato nella storia e pertanto raffigurabile) è lo stesso Allah degli Islamici (padrone inesorabile degli eventi che mai potrebbeessere invocato come “Padre”).
Dal cristianesimo scaturisce una profonda coscienza civile e sociale: lo testimoniano gli ospedali, i monti di pietà, gli orfanatrofi, le case per anziani disseminate per l’ecumene cristiano in duemila anni. D’altra parte trasformare questa sollecitudine sociale in ideologia sinistrorsa rappresenta una problematica caricatura.
È Cristo stesso che pone un veto a ogni tentativo di trasformare il cristianesimo in ideologa sociale: “Il mio regno non è di questo mondo” (frase perfettamente complementare al “Date a Cesare quel che è di Cesare”) e soprattutto “Non di solo pane vive l’uomo”. In realtà l’Islam, religione eminentemente giuridica e politica, potrebbe prestarsi molto di più a questo appiattimento secolarizzato della religione.
È la nostra tesi storica: i chierici del III Millennio tendono ad appiattire il cristianesimo a un astratto monoteismo sociale, una sorta di Sharia buonista, che fatalmente è destinata a inginocchiarsi ai piedi della Sharia vera, quella di ferro e sangue del monoteismo islamico.
Di contro a questa prospettiva noi italiani siamo chiamati, oggi, ad animare un cristianesimo civile europeo che non dimentichi le vette trascendenti della nostra religione e nello stesso tempo sia ben consapevole di quella che è stata la vera conseguenza storico-sociale dell’insegnamento del Cristo.
Pensiamo a un cristianesimo non svilito dal clericalismo, che esalti l’Arte sacra da Giotto in poi: il Verbo si è fatto carne, dunque può essere raffigurato plasticamente a differenza di quanto sostiene l’Islam (ed anche l’ebraismo). Il cristianesimo di San Francesco che celebrava la magnificenza del Creato e predicava la Crociata in terra santa. Ma anche il cristianesimo fiero di Dante, che contestava come estrema forma di simonia l’intromissione del Papa nella politica.
Senza dimenticare il cristianesimo sociale dei monaci che riscattavano gli europei rapiti dagli schiavisti nordafricani, dei francescani medievali che fondavano i monti di pietà (e che oggi sarebbero in prima fila contro l’austerità avida e avara dell’Unione Europea).
Il Cristianesimo europeo sopravviverà alla crisi dei garruli chierici con sciarpa arcobaleno: esso è qualcosa di troppo importante ed essenziale. Spengler vedeva nelle cattedrali gotiche il simbolo della energia faustiana dell’uomo europeo proiettato verso l’infinito e celebrava nelle icone della Madre di Dio con Bambino la “sollecitudine verso il futuro”, incarnato da quel tenero e regale Fanciullo dai tratti solari.
Oggi forse una metamorfosi significativa è in atto e gli uomini di buona volontà sono chiamati a dare il loro contributo affinché si compia.

San Valerico: frasi buon onomastico e significato del nome Valerico

da www.controcampus.it – Il 12 dicembre è San Valerico: ecco frasi di buon onomastico e messaggi di auguri, immagini e video da inviare ad amici e colleghi, inoltre curiosità e significato del nome Valerico.
Il calendario cattolico il giorno 12 dicembre ricorda San Valerico di Leuconay, detto anche Walaricus o Valerio (Alvernia, 565 circa – Leuconay, 12 dicembre 619-622).
Fu un monaco franco, poi abate, del VII secolo, appartenente all’Ordine di San Colombano. Abbracciò la fede cattolica in giovane età, entrò nel monastero di Luxeuil nel 594, dove fu discepolo di san Colombano, che lo mandò in missione. Valerico convertì al Cristianesimo vaste popolazioni ed attrasse numerosi compagni alla vita eremitica. Si dedicò alla predicazione missionaria, combatté l’idolatria e le superstizioni. Nel 611 fondò un romitorio a Leuconay, presso Amiens, che in seguito divenne l’abbazia di Saint-Valery-sur-Somme.
Mori il 12 dicembre di un anno tra il 619 e il 622 a Leuconay. Le sue reliquie nel 906 furono nascoste presso Sant’Andrea, a Torino (oggi Santuario della Consolata), dove sono tuttora conservate.
L’onomastico Valerio o Valerico ricorre il 1º aprile (o il 12 dicembre) in memoria di san Valerico (o Valerio), abate presso Leuconay.
Per fare gli auguri di buon onomastico a chi festeggia il nome oggi 12 dicembre, di seguito alcune idee per scrivere messaggi simpatici e divertenti. Ci sono diversi modi per stupire un amico o un parente che festeggia il proprio nome a San Valerico. Ecco alcune immagini, video e cartoline da scaricare gratis e condividere su Whatsapp e Facebook. Ma anche frasi di auguri e messaggi originali e spiritosi.
L’origine del nome deriva dal termine germanico Walherich. E’ composto dalle radici valah (“viaggiatore”, “straniero”) e ric(“capo”, “signore”, “governare”).
Viene comunque spesso accostato o confuso con Valerio, tanto che alcune fonti lo considerano un suo adattamento germanico. In Italia è poco diffuso.
L’onomastico può essere festeggiato il 12 dicembre, come ricordato dalla biografia del santo di oggi 12 dicembre.
San Valerico nacque nel 565 nell’Auvergne, in Francia. La sua era una famiglia di umili pastori. Partecipando in modo più attivo alle sacre funzioni sbocciò la vocazione religiosa. Poco distante sorgeva un monastero benedettino in cui vi era uno zio e Valerico pensò a quel luogo come la dimora ideale per trascorrere in preghiera il resto della vita. Per tutta la vita, però, dovette trasferirsi da un’abbazia ad un altra perché, giunto in un luogo, diffondendosi la fama della sua santità, era compromessa la tranquillità sua e dei confratelli.
Per qualche tempo visse nel monastero di St. Germain d’ Auxerre. Poi si trasferì a Luxeuil (Borgogna) in cui il celebre S. Colombano d’Irlanda (fondatore in seguito dell’Abbazia di Bobbio presso Piacenza) era a capo di circa duecento monaci. San Valerico ebbe inizialmente l’incarico di ortolano ma il suo carisma non tardò a manifestarsi procurandogli incarichi di responsabilità. S. Colombano esigeva un severo stile di vita, seguendo appieno il motto “ora et labora”. Tappa successiva fu il Monastero di Fontanes dove la sua saggezza gli valse l’amicizia del Re Teodorico. Insieme ad un compagno di nome Valdoleno si diresse verso nord alla corte di Clotario, Re di Soissons, dove erano ancora presenti molti pagani.
Ottenne un luogo solitario, in una boscaglia ombrosa, in cui fondare un nuovo cenobio: questa località era detta Leuconaus e si affacciava sul canale della Manica. L’Abbazia si ingrandì anche grazie all’aiuto del Re Dagoberto. Operò molte conversioni, consumò tutta la propria esistenza al servizio della Chiesa. Una settimana prima di morire indicò ai fratelli il luogo in cui voleva che la nuda terra accogliesse il proprio stanco corpo mortale: sotto la quercia in cui amava maggiormente colloquiare col suo Dio. La chiamata venne il 12 dicembre 622, aveva 57 anni.
Immagini e frasi auguri buon onomastico Valerico per amici e colleghi
L’onomastico di oggi 12 dicembre può essere festeggiato in tanti modi. Inviare cartoline biglietti di auguri virtuali tramite social network ed applicazioni di messaggistica istantanea, è di certo il modo più semplice per rendere speciale questa giornata ad un amico o parente.
Per augurare buon onomastico a Valerico, ecco di seguito frasi simpatiche e battute in rima. Ma anche messaggi, immagini e video da inviare su Whatsapp, Facebook, Instagram e Twitter.
* Ricordarsi di una persona eccezionale come te mi rende felice. Buona giornata e buon onomastico Valerico.
* Non conoscevo questo nome, poi ho conosciuto te, ora sarebbe impossibile dimenticarsene!
* Ci sono nomi scritti sul calendario altri sulle pagine social. Il tuo è scolpito tra i miei migliori ricordi. Buon onomastico Valerico.
* Hai un nome particolare e sei un amico eccezionale. Auguri Valerico.
* Se il tuo nome ricorda il viaggio, io oggi auguro quello migliore tra tutti, verso la felicità.
* Hai dato a questo nome tutta la bellezza che aveva bisogno. Felice onomastico!
* Il tuo onomastico Valerico è la cosa che rende più preziosa questi giornata, tanti auguri!
* Sarà una parola semplice quella di auguri ma vicino al tuo nome diventa la più bella di tutte!

Ecco 5 cose che non sai su Santa Lucia e la sua festa

da www.siciliafan.it – La festa di Santa Lucia è una delle più sentite in Sicilia. La tradizione, in tal senso, continua ad avere un ruolo fondamentale e in tutta l’Isola si rinnova con tanti eventi. Sono tante le processioni e le feste organizzate in onore di questa martire cristiana, patrona di Siracusa. La sua storia è abbastanza nota, ma oggi abbiamo deciso di approfondirla ancora di più, parlando di cinque cose che forse non sapete su Santa Lucia e la sua Festa.
Cinque cose che non sai su Santa Lucia
1. Santa Lucia è patrona di Siracusa, ma è anche patrona dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini, e di diverse città. Pensate che, ad esempio, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, i bimbi di alcune regioni italiane, tra le quali ci sono Friuli, Lombardia, Emilia Romagna e Trentino, lasciano alla finestra del cibo per lei e delle carote per il suo asinello. In Svezia, invece, nelle famiglie più devote la primogenita si veste di bianco e porta la colazione ai genitori: un modo per ricordare il carattere della Santa.
2. Tradizionalmente Santa Lucia viene raffigurata con gli occhi su un piatto ma, di fatto, non esiste alcuna conferma del fatto che le fossero stati cavati gli occhi o che se li fosse strappati da sola. Semplicemente è molto più probabile che l’iconografia la raffiguri così perché il nome viene da “lux”, cioè luce. Per questo fu scelta come patrona dei ciechi.
3. Quando il cristianesimo divenne religione ufficiale dell’Impero Romano, molte festività sostituirono le precedenti festività pagane. La festa di Santa Lucia soppiantò quella dedicata alla dea latina Artemide. Artemide, infatti, era dea della luce e a lei era consacrata l’isola di Ortigia, luogo natio di Lucia. Il 13 dicembre è quella in cui gli antichi celebravano il solstizio d’inverno.
4. In alcune città d’Italia, Santa Lucia ha un ruolo molto simile a quello di Babbo Natale. I bimbi, infatti, scrivono a lei le letterine per chiederle dei regali.
5. In alcune parti del Nord Italia esiste una superstizione legata a Santa Lucia. Quando si è incinta bisogna stare lontano da oggetti taglienti perché, qualora ci si facesse male, il figlio in grembo potrebbe nascere senza un arto. Gli uomini non lavoravano con oggetti taglienti, perché temevano di farsi male agli occhi, perdendo la vista. A questa superstizione è legato il detto: A Santa Lucia e Sant’Aniello, né forbice né coltello”.

Il borgo bagnonese di Corvarola

da www.ilcorriereapuano.it – Un grappolo di case addossate le une alle altre: elaborati portali in arenaria in un paese in gran parte spopolato dall’emigrazione degli anni ‘50
La Lunigiana è disseminata di piccoli borghi che conservano un fascino particolare che attira, fortunatamente, tanti visitatori ed estimatori, specialmente nel periodo estivo. Siamo saliti a Corvarola, frazione di Bagnone, il cui destino non è diverso da quello degli altri paesi della nostra vallata. Lo spopolamento, avvenuto in massa attorno agli anni Cinquanta, non ha risparmiato quel grappolo di case addossate le une alle altre, quasi a sostenersi a vicenda nelle lunghe serate invernali. Case ovviamente di pietra, elemento maggiormente presente in Lunigiana.
Negli elaborati portali, come in capitelli scolpiti, l’arenaria conserva, anche qui, la cultura di una terra che si avvaleva di questo materiale per le più diverse esigenze. “Era Corvarola uno dei castelli del feudo di Castiglion del Terziere di cui gli uomini di Corvarola seguirono la sorte, quando nel 1451 si posero sotto la difesa della Repubblica fiorentina. I pochissimi avanzi di antiche mura, attorno al villaggio, giovano solamente a far conoscere che fu Corvarola circondata da sette torri e da un piccolo giro di mura castellane…”
Il paese sorge su un poggio alla cui base orientale scorre il torrente Civiglia che nasce sui monti di Cassolana. La chiesa parrocchiale, oggi guidata da don Andrea Nizzoli, è dedicata a San Michele Arcangelo che ebbe un culto fin dai primi secoli di storia del Cristianesimo. L’imperatore Costantino gli eresse un santuario sulle rive del Bosforo, in terra europea, mentre Giustiniano glielo eresse sulla sponda opposta. I corvarolesi sono molto legati al loro protettore e, fino a poco tempo fa, nel giorno della festa, il 29 settembre, gli emigranti tornavano in massa al paesello per partecipare alle sacre funzioni e alla processione. Purtroppo, ormai, tanti paesani son passati a miglior vita e le giovani generazioni non vivono più quel legame forte con la terra degli avi, come avviene in altri posti.
La frazione bagnonese si componeva di diversi caseggiati. Religiosi, parroci, economi spirituali si susseguirono nel governo della parrocchia. Il motivo dell’abbondanza del clero dipendeva dal fatto che, in Corvarola, vi erano famiglie nobili che, oltre volere l’avvocato, volevano l’onore di avere, fra le mura domestiche, almeno un sacerdote. A circa un km e mezzo di distanza da Corvarola, nel 1489, era stato costruito un oratorio in onore del pellegrino San Rocco, proprio in quella località dove il Santo, secondo la storia narrata dai vecchi, era passato. Qui, il 16 agosto il popolo si riuniva in preghiera. Il suddetto oratorio è stato oggetto di restauro nel 2003, ma molto rimane da fare.
Da sottolineare che il portale attuale della chiesa di Corvarola proviene dalla chiesa di San Leonardo di Castiglione del Terziere, mentre lo stemma mediceo (seicentesco) sul portale di un edificio del borgo potrebbe essere nato altrove. Delle sette torri, poste a difesa del paese, poco è rimasto. “Sono state inghiottite, occupate, inglobate senza riuscire a difendere neppure se stesse” così scriveva Loris Jacopo Bononi. Rimane aperta una domanda “Perché costruire sette torri a Corvarola? Quando nacque il bisogno di una recinzione così importante, scandita da sette torri tonde?”.
Non si costruiva a caso o per capriccio; sicuramente c’erano motivazioni politiche. Attualmente il paese conta una manciata di abitanti. Avvolto dal silenzio e dai raggi del sole nelle limpide giornate, custodisce le sue memorie fra porte e finestre chiuse. Aspettando, con pazienza, il rientro dei “figli fedeli” che hanno esportato la fierezza della terra amata.

Ritorna il concorso “Miglior Presepe” promosso dalla Pro Loco. Ecco come partecipare

da ruvochannel.com – Come da tradizione l’Associazione Turistica Pro Loco di Ruvo di Puglia promuove, il concorso “Miglior Presepe”.
Obiettivo del concorso è mettere in luce quanta passione abbiano i ruvesi per il Presepe, simbolo non solo religioso, ma anche laico poiché trasmette un messaggio di pace e civiltà.
Il bando è aperto a tutti, soggetti pubblici e privati, associazioni, istituti scolastici, parrocchie. Per la realizzazione potrà essere utilizzato qualsiasi tipo di materiale, la locazione è libera purché rimanga accessibile ai visitatori e alla giuria.
La partecipazione al concorso deve pervenire alla Pro Loco entro le ore 12:00 di lunedì 24 dicembre.
Si vuole esortare tutti a maggiori adesioni e disponibilità al fine che una città come Ruvo di Puglia riesca sempre a dare il volto migliore di sé, a valorizzare l’ingente patrimonio di fede e civiltà di cui i ruvesi sono depositari, e affidare alle generazioni future le solide basi sulle quali avviare nuove e stimolanti esperienze.
Ogni Presepe con forme e stili diversi, ispirati alla tradizione o costruiti secondo moderni stili, in cartapesta colorata, in polistirolo e in materiali poveri, rappresenta l’evento cardine del cristianesimo: la nascita di Gesù.
La commissione appositamente nominata, previo accordo con l’autore, visiteranno in loco, durante il periodo natalizio, i Presepi realizzati e avrà il compito di valutarli, catalogarli e fotografarli.
Come da esperienze passate, per la commissione esprimere un giudizio a riguardo dei presepi non sarà semplice, poiché l’interesse per il Presepe che è andato crescendo con un recupero notevolissimo di ritualità e impegno individuale e collettivo. Tuttavia nella valutazione sarà tenuto conto dei seguenti aspetti: il messaggio incisivo, l’estetica della scenografia ed effetti speciali, proporzioni e prospettiva, le tecniche di lavoro, la sobrietà e l’originalità. Saranno assegnati premi per il presepe più bello, per il più originale, per la migliore realizzazione e la migliore rispondenza storica.
La premiazione avrà luogo, domenica 6 Gennaio 2019, presso la chiesa di San Domenico. La serata sarà allietata dal Concerto dell’Epifania a cura del Quartetto d’Archi dell’Associazione “Amici della Musica” con la straordinaria partecipazione del tenore Nicola D. Cuocci.

Papa Francesco contro l’aborto: femministe abbandonano la chiesa

da www.lalucedimaria.it – Un paio di mesi fa papa Francesco ha paragonato l’aborto ad un omicidio su commissione suscitando polemiche. Sei femministe prima cattoliche, hanno capito che le loro visioni del mondo non erano compatibili con quelle della Chiesa.
Quando nel mese di ottobre papa Francesco ha dichiarato che gli aborti sono paragonabili ad omicidi su commissione, in molti hanno storto il naso. Il motivo di tanta sorpresa è legato al fatto che il Santo Padre ha iniziato il suo percorso da pontefice con uno stile comunicativo più semplice e diretto, privo delle costruzioni che connaturavano i messaggi della Chiesa prima del suo arrivo. A questo va aggiunto il fatto che alcune delle sue posizioni sono in contrasto con quelle dei tradizionalisti. Tanto è bastato per permettere ad alcune realtà di diffondere l’idea di un papa che fosse più vicino alle idee progressiste che non ai sacramenti e ai dogmi della Chiesa.
In realtà papa Francesco non si discosta più di tanto dalla politica portata avanti dai suoi predecessori e soprattutto non va contro la tradizione della Chiesa nei punti cardine del credo. Ne deriva che il papa non è a favore dei matrimoni gay in luogo religioso e che non consideri l’interruzione della vita (di questo si tratta in pratica quando parliamo di aborto)  come una questione di poco conto. Sorprende dunque che ci sia chi ne sia rimasto stupito.
Femministe abbandonano la chiesa per la posizione del papa sull’aborto
Grazie ad un articolo di approfondimento pubblicato dal sito ‘UCCR‘ scopriamo che sei donne appartenenti alla Unione Svizzera delle Donne Cattoliche si sono risentite per l’ardito paragone del Santo Padre ed hanno deciso di abbandonare la Chiesa Cattolica perché la ritengono “Un sistema di potere patriarcale”. Se tale notizia fosse vera, l’errore di fondo di queste donne è stato quello di credere che la fede potesse piegarsi alle proprie convinzioni personali. Il cattolicesimo deriva direttamente dall’originale cristianesimo e dunque dalle parole di Dio che vengono riportate sui Vangeli. Ne risulta che tali donne non hanno perso la fede, si sono semplicemente rese conto che le loro convinzioni non erano compatibili con la religione cattolica e che dunque la loro adesione era formale e non sostanziale.

Cosa ci fa Hitler tra le statuine del presepe?

da www.ilfoglio.it – Lo scandaletto, che a Napoli è uno scandalone, dell’artigiano di San Gregorio Armeno che ha esposto Hitler in vetrina fra le statuette per il presepe può essere utile a un discorso di più ampio raggio, che oltrepassi la diatriba partitica sulla memoria nonché il dibattito sul presepe come simbolo identitario e perfino l’annuncio di Alessandra Mussolini, che il Führer no ma correrebbe a Napoli a comprare la statuetta del nonno.
Sceverata da tutto ciò, la questione è: il male deve avere spazio nel presepe? Ovvero, Gesù è nato per mostrarsi solo ai buoni o anche ai cattivi?
In favore della seconda ipotesi pare propendere la metafora evangelica del medico, che non cura i sani ma gli ammalati; pertanto attorno alla grotta dovrebbero a maggior ragione affollarsi i dittatori e i criminali e i fetentoni, poiché più degli altri hanno bisogno di luce o almeno di pace. A favore della prima ipotesi milita invece il dato di fatto che il Cristianesimo impone una selezione, una separazione delle pecore dai capri, pertanto non è che proprio tutti tutti possano salvarsi come se niente fosse; pro vobis et pro multis, diceva la Messa in un inciso caustico quanto sottovalutato.
E dunque, per risolvere l’impasse teologica, bisogna piuttosto rifarsi alla testimonianza diretta dell’artigiano. Questi ha raccontato di avere eseguito Hitler su commissione di un cliente che voleva fare un regalo (bel regalo); di averlo fabbricato senza pensarci perché è un lavoro come un altro; di ricevere sovente committenze di chi vuole la statuina del capufficio, chi del calciatore preferito, chi della fidanzata. Ecco scoperto quindi dove si annida il male nel presepe: non nel braccio teso di Hitler in alta uniforme bensì nel desiderio di guadagno a ogni costo e nella cieca pretesa d’imporre le proprie voglie. Che son poi i motivi per cui Gesù sarebbe venuto a salvarci, se collaboriamo.

Messa di Papa Francesco nella festa della Madonna di Guadalupe

da vaticannews.va – Questa sera nella Basilica di San Pietro la celebrazione eucaristica con decine di sacerdoti da tutto il mondo nella festività della ‘Morenita’. Guzmán Carriquiry, vice-presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina: una devozione che ha incendiato il mondo
Federico Piana – Città del Vaticano
L’atto più sublime d’amore e di venerazione nei confronti della Vergine di Guadalupe, patrona di tutti i popoli di lingua spagnola e soprattutto del continente latinoamericano, ci sarà questa sera alle 18.00 nella Basilica di San Pietro, quando Papa Francesco celebrerà la santa Messa accompagnata dal coro della Cappella Sistina e da quello del Collegio Pio Latino Americano. Mezz’ora prima, la celebrazione eucaristica sarà preceduta dal santo rosario che culminerà con il canto dell’inno della prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà nel 2019 a Panama.
Papa Francesco: la Morenita ci fa scoprire la tenerezza di Dio
Guardando negli occhi l’immagine della Morenita (così viene affettuosamente chiamata la Vergine di Guadalupe) nel suo viaggio apostolico in Messico del 2016, Papa Francesco non nascose l’intensità della sua devozione, pronunciando parole ancora oggi memorabili: “Ella prima di tutto ci insegna che l’unica forza capace di conquistare il cuore degli uomini è la tenerezza di Dio”.
Le apparizioni: prima evangelizzazione dei popoli latinoamericani
Fu tra il 9 ed il 12 dicembre del 1531 che Nuestra Señora de Guadalupe apparve sulla collina del Tepeyac, nord di Città del Messico, a Juan Diego Cuauhtlatoazin, uno dei primi aztechi a convertirsi al cristianesimo. Nel mantello che l’indigeno usò per raccogliere dei fiori che la Vergine gli fece trovare sbocciati fuori stagione in un luogo desolato, si impresse miracolosamente l’immagine di Maria. Non si cade in errore se si afferma che le apparizioni hanno giocato un ruolo ‘pedagogico’. “Altroché – conferma Guzmán Carriquiry Lecour, vice-presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina -. sono state la prima evangelizzazione dei popoli latinoamericani. Ma si può dire di più: la Vergine di Guadalupe è la pedagoga di una evangelizzazione che si è innestata perfettamente nella cultura locale”. Nel decennio successivo alle apparizioni più di 8 milioni di indigeni chiesero di essere battezzati. Un miracolo nel miracolo.
Vergine dei popoli indigeni, non dei conquistadores
La straordinarietà dell’avvenimento sta anche nel fatto che la Morenita ha voluto caratterizzarsi come la vergine ‘del popolo indigeno’. “Non è la Vergine dei conquistadores, non è una dea indigena. Questa bella signora meticcia si è presentata rivestita di tutti i simboli della cosmogonia indigena, donna in gravidanza che donava ai popoli suo figlio, il redentore” spiega Guzmán Carriquiry Lecour. “Ha abbracciato i nostri popoli scegliendo come messaggero un povero indigeno”.
Diffusione mondiale di una devozione
Iniziata da Città del Messico e propagatasi rapidamente in tutta l’America Latina, dopo quasi 500 anni la devozione alla Vergine di Guadalupe ha incendiato il mondo. Nonostante le apparizioni non siano state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa ( il veggente fu proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 2002, ndr) ma considerate rivelazioni private, in ogni angolo del pianeta c’è chi si rivolge con fiducia alla Morenita. “Nel mondo – rivela Guzmán Carriquiry Lecour- le diocesi, le parrocchie, le chiese, le cappelle che sono dedicate alla Vergine di Guadalupe non si possono contare per quanto sono numerose. Lei è certamente patrona dell’America Latina ed imperatrice di tutto il continente americano ma stende il suo manto sul mondo intero”.

Il Grinch esiste e vive in Nebraska/ Preside vieta festa di Natale: genitori protestano, messo in congedo

da www.ilsussidiario.net – Attenzione bambini, la figura mitologica che odia il Natale e fa di tutto per distruggerlo, il Grinch, esiste davvero. Un preside, Jennifer Sinclair, di una scuola elementare nel Nebraska, Stati Uniti, ha infatti ordinato che non si tenga nessuna attività natalizia a scuola, alberi di Natale, presepi, canti e festeggiamenti vari. Il testo della circolare recita: “Nessuna attività a tema natalizio o attività specifiche per il periodo delle vacanze è permessa: non ci dovrà essere alcun riferimento nei compiti o nelle attività scolastiche su Babbo Natale o sul Natale stesso”. Un caso di razzismo psicopatico tanto che la dirigente scolastica ha vietato anche i classici bastoncini zuccherati a forma di J perché, ha scritto, la loro forma ricorda la J di Jesus, Gesù. Inoltre sono colorati di rosso e di bianco e non sta bene perché il rosso ricorda il sangue versato da Gesù e il bianco è il simbolo della resurrezione. Qualcosa di meno radicale (e per motivi diversi) è avvenuto in Italia, dove ha protestato una ragazzina.
IL GRINCH ESISTE E VIVE IN NEBRASKA
Ovvia la reazione di genitori e di molti insegnati che si sono rivolti a una associazione per la libertà religiosa, la quale ha inviato una lettera in cui si dice che vietare il Natale non è ammesso dalla Costituzione americana. Anche il distretto scolastico si è schierato contro di lei sostenendo che la preside non si è confrontata con nessuno prima di prendere la decisione. Ovvia, scontata, banale e noiosa la risposta della preside che si è autonominata “il Grinch involontario”: decisione presa, ha spiegato, perché “le scuole devono essere inclusive” e che nessuno deve sentirsi escluso perché non cristiano. Alla fine la donna ha ammesso di aver compiuto un errore: Il Primo emendamento non richiede l’eliminazione del Natale, nulla proibisce alle scuole di insegnare in modo oggettivo che cosa sia così come per festività di altre religioni, e nulla vieta di esporre simboli natalizi. Il Primo emendamento vieta ogni genere di censura basata sul punto di vista religioso. La decisione della preside non è bastata sulla mancata conoscenza delle leggi, ma su uno specifico odio verso il cristianesimo e il Natale, ha detto il presidente e fondatore dell’associazione per la libertà religiosa.

Colpa di Satana dalla Trap al clima? Papa Francesco invece…

Città del Vaticano (askanews) – Torna di moda il diavolo, o forse di moda non è mai passato, e non perché vesta Prada, ma nel discorso pubblico il linguaggio apocalittico sembra intrecciarsi più frequentemente con la cronaca degli ultimi giorni. Quando più, quando meno opportunamente.
Se Enrico Ruggeri ha dedicato all’Anticristo l’ultimo album dei Decibel (“Sono i veri potenti che indirizzano le sorti del mondo”, ha spiegato il cantante a La verità), Cristiano Ceresani, capo di gabinetto del ministro per la Famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana (Lega), in passato capo dell’ufficio legislativo di Maria Elena Boschi (Pd), ha tirato in ballo Satana per il cambiamento climatico: “E’ ovviamente colpa dell’uomo, della sua incuria, della sua avarizia, della sua ingordigia”, ha detto parlando del suo libro “Kerygma, il Vangelo degli ultimi giorni” a Uno Mattina (Rai1): “Se abbiamo calpestato questo Pianeta, che è l’unico che abbiamo e non possiamo sostituirlo, è colpa dell’uomo. Ma nell’uomo agiscono forze trascendenti e nel cuore dell’uomo agisce la tentazione. Io nel libro cerco di spiegare come il fatto che Satana negli ultimi tempi che precedono la parusia sarà scagliata su terra con grande furore sapendo che gli resta poco tempo proprio per prendere di mira il creato e la creazione, è un dato teologico. Dinanzi questo dato teologico io faccio delle domande: perché andando a leggere nelle scritture uno sconvolgimento finale viene evocato? E lo paragono in relazione a quello accade oggi, inedito nella storia dell’umanità, e gli scenari sono molto molto pericolosi per la sopravvivenza del genere umano”. Dopo la tragedia nella discoteca di Corinaldo, un esorcista, don Antonio Mattatelli, si è addirittura spinto a evocare il diavolo per i testi delle canzoni di Sfera Ebbasta. “Dietro messaggi simili c’è il demonio”, ha sostenuto a Rai Radio2 il sacerdote a proposito del giovane trapper di Cinisello Balsamo.
Anche qualcuno che di diavolo se ne intende davvero, Papa Francesco, lo cita di frequente. Da buon gesuita, non è una sorpresa, dato che la formazione spirituale nella Compagnia di Gesù passa dagli “esercizi spirituali” scritti nel millecinquecento dal fondatore, sant’Ignazio di Loyola, che insistono sulla lotta spirituale che avviene nel cuore di ogni uomo tra Dio e il “Signore del mondo”, il “Nemico”, il diavolo insomma. Ma è notevole che Jorge Mario Bergoglio sia tornato sovente a parlare del diavolo di fronte al riemergere dello scandalo degli abusi sessuali nella Chiesa di tutto il mondo, “tempi in cui – ha detto ad una messa mattutina nella cappella della sua residenza – sembra che il Grande Accusatore (il diavolo ndr.) si sia sciolto e ce l’abbia con i vescovi. Cerca di svelare i peccati, che si vedano, per scandalizzare il popolo”. Durante il mese mariano di ottobre, poi, Francesco ha invitato i fedeli di tutto il mondo a pregare il rosario ogni giorno per “chiedere alla Santa Madre di Dio e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi”, preservare la Chiesa “dagli attacchi del maligno, il grande accusatore, e renderla allo stesso tempo sempre più consapevole delle colpe, degli errori, degli abusi commessi nel presente e nel passato e impegnata a combattere senza nessuna esitazione perché il male non prevalga”.
L’interpretazione degli eventi proposta da Jorge Mario Bergoglio è sottile: non ritiene che sia un male in sé – certo non opera del diavolo – che emergano gli abusi perpetrati nella Chiesa contro i minorenni, ma che c’è chi, dentro e fuori la Chiesa, approfitti di questa crisi per creare divisioni, attaccare, distruggere. E qui, sì, il Papa intravede un’azione diabolica: “Il diavolo – ha detto ad un’altra messa a Casa Santa Marta – non ha niente da fare con i peccatori pentiti, perché guardano Dio e dicono: ‘Signore sono peccatore, aiutami’. E il diavolo è impotente, ma è forte con gli ipocriti. E’ forte, e li usa per distruggere, distruggere la gente, distruggere la società, distruggere la Chiesa. Il cavallo di battaglia del diavolo è l’ipocrisia, perché lui è un bugiardo”. Di più il Papa non dice.
Si può solo ipotizzare a chi pensi questo Pontefice riformista che molti nemici nel corso del Pontificato si è fatto criticando il clericalismo, nella Chiesa, e, più in generale, il capitalismo, il razzismo e il disprezzo dei poveri, dell’ambiente e dei migranti…
Quanto alle opere d’arte, difficilmente il Papa argentino utilizzerà il linguaggio apocalittico. Quando Francesco ha spiegato perché aveva gradito il crocifisso ligneo su falce e martello che gli ha regalato il presidente boliviano Evo Morales, ispirato a un bozzetto del gesuita Luis Espinal – in una epoca ecclesiale passata, ma non remota, si sarebbe detto blasfemo, se non diabolico – ha ricordato, per analogia, l’opera di uno scultore argentino, “un Cristo crocifisso che era su un bombardiere che veniva giù”, “una critica del cristianesimo che è alleato con l’imperialismo”. Era “arte di protesta” e come tale andava interpretata. Senza scomodare il diavolo.