Category: Cristianesimo

La stanza segreta di Michael Jackson, ecco la verità svelata dall’ex guardia del corpo della celebre popstar internazionale

(da kontrokultura.it) – A distanza di 11 anni la morte di Michael Jackson è ancora avvolta nel mistero. Deceduto il 25 giugno 2009, ancora oggi non vi sono certezze sulle cause della sua morte, ma vi sono supposizioni di un omicidio. La notizia di una stanza segreta per bimbi riaccende i riflettori sulla vicenda della popstar internazionale.
La verità su questa stanza è stata svelata dall’ex guardia del corpo del Re del Pop. Sul cantante sono state avanzate diverse accuse per molestie sessuali che pare svolgesse all’interno della sua residenza di Nerverland. Da voci indiscrete era spuntata una stanza segreta per bambini, di cui però poco si è saputo finora. Solo grazie alle dichiarazioni dell’ex guardia del corpo di Jackson finalmente si scopre la verità.

Michael Jackson e la panic room
L’ex guardia del corpo Matt Fiddes, in un’intervista rilasciata al ‘The Scott McGlynn show‘, ha detto che si tratta di una panic room. La stanza, inoltre, c’era già quando ha comprato la casa e non è stato lui a farla costruire. Colui che vi abitava era un giovane un multi miliardario e aveva creato la stanza per passare il tempo quando aveva qualche apprensione. Erano gli stessi bodyguard a dire a Michael di andare dentro la stanza, per cui non era segreta, la gente ha solamente inventato una balla. Fiddes ha anche parlato delle accuse rivolte al cantante da parte di Wade Robson e James Safechuck per molestie sessuali. L’ex guardia del corpo ha detto che ci hanno provato, ma hanno fallito.

Fiddes infuriato per tutto quanto detto contro Jackson
Coloro che lo hanno accusato hanno anche fatto ricorso in appello e hanno organizzato un documentario. Fiddes è andato su tutte le furie perché da morto Michael di certo non poteva difendersi. Poi si è capito che quanto detto non era affatto vero, e la gente lo accusava per soldi, per farsi pagare. Fiddes ha anche aggiunto che la star ha certamente avuto nella sua vita numerose cause legali. Era frequente che ricevesse delle accuse e quelle per pedofilia erano quelle più pesanti. Le persone facevano qualsiasi cosa per vederlo e il problema vero erano i genitori. Erano loro che chiedevano se il cantante potesse incontrare i loro figli.

Domenica 5 luglio: il Vangelo del giorno e le parole del Papa durante l’Angelus

(da Nonsolo.tv) – Nella sedicesima domenica del tempo ordinario, rivolgendosi ai fedeli radunati in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha commentato le parole del vangelo sottolineando come in un mondo “che esalta chi si fa ricco e potente”, anche a scapito del prossimo, Gesù chiede di farsi piccoli, “miti e umili”, e di guardare agli affaticati e oppressi, da abbracciare e sfamare, come ai “costruttori della nuova umanità”.
E’ un tema su cui il Pontefice torna spesso, quello che poi è il cardine del cristianesimo: pensare e mettersi al servizio del prossimo, specie il prossimo meno fortunato.
Ed il messaggio, questa domenica, viene inoltrato alla Chiesa – cui chied di “vivere le opere di misericordia ed evangelizzare i poveri”.
Importanti le parole di Bergoglio alla fine dell’Angelus, circa la Risoluzione dell’ONU di questa settimana:
“Questa settimana il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una Risoluzione che predispone alcune misure per affrontare le devastanti conseguenze del virus Covid-19, particolarmente per le zone già teatro di conflitti”.
“È lodevole la richiesta di un cessate-il-fuoco globale immediato, che permetterebbe la pace e la sicurezza indispensabili per fornire l’assistenza umanitaria così urgentemente necessaria. Auspico che tale decisione venga attuata effettivamente e tempestivamente per il bene di tante persone che stanno soffrendo. Possa questa Risoluzione del Consiglio di Sicurezza diventare un primo passo coraggioso per un futuro di pace“.

Domenica 5 luglio 2020, il Vangelo del giorno
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

“Venite a me! E troverete riposo”. XIV Domenica del Tempo Ordinario

(da acistampa.com) – Il brano di Vangelo di questa domenica inizia con un’espressione – in quel tempo Gesù disse – che sembra avere solo lo scopo di collegare tra loro i diversi eventi della vita di Gesù. In realtà descrive il clima di tensione e di insuccesso nel quale Gesù si trova a vivere e operare. Nel capitolo 11, al quale appartiene il testo, infatti, noi troviamo descritti i dubbi di Giovanni il Battista circa l’identità e missione di Gesù, quindi il rifiuto da parte degli ebrei sia di Giovanni che di Cristo ed infine la dura condanna nei confronti delle città di  Corazin, Betsaida e Cafarnao i cui abitanti, nonostante i numerosi miracoli in esse compiuti, non avevano creduto in Cristo.
Ebbene, in questo contesto di totale fallimento, Cristo innalza una preghiera di lode e di ringraziamento nella quale ci svela il segreto che esiste tra Lui e Dio  Gesù non ha ancora detto a nessuno, in maniera esplicita, di essere il Figlio di Dio. Ora, invece, per ben cinque volte in pochissime righe si rivolge a Dio chiamandolo “Padre” e si mette a parlare con Lui davanti ai discepoli e alla folla, testimoniando la comunione e identità totale che esiste tra loro. La nostra fede si radica su questa coscienza chiara che Cristo ha della sua divinità, di essere il Figlio di Dio.
Dopo questa osservazione vogliamo chiederci qual è il contenuto della preghiera di Gesù, o meglio ancora a chi il Padre rivela il Figlio. Il Signore riconosce, seppur con amarezza, che la Sua Parola, e quindi la Sua Persona, è stata rifiutata dagli scribi e dai dottori della legge di Israele, cioè dai sapienti e dagli intelligenti del tempo, mentre, è stata accolta dalle persone povere, semplici e prive di qualsiasi influenza politica ed economica.  E in effetti i sapienti come Nicodemo  e gli intelligenti come Paolo di Tarso dovranno compiere un lungo cammino per lasciarsi afferrare da Cristo.
Anche oggi accade la stessa cosa. Tante persone di cultura rimangono lontani dalla fede, anzi spesso dimostrano ostilità nei confronti di Dio, in nome del laicismo. Il cristianesimo  – e la sua storia lo dimostra , non si appoggia sull’ignoranza, ma sull’umiltà dell’uomo; non condanna la scienza, ma la superbia e la presunzione.
Tutti siamo peccatori e dunque tutti siamo bisognosi. Per questo il Signore ci fa una proposta allettante: “Venite a me! E troverete riposo”. La via del ristoro e della liberazione è quella della relazione personale con Cristo. Si tratta di una relazione che non soffoca, che non opprime, ma reca gioia, infonde dolcezza, solleva perché ci fa conoscere la paternità di Dio. L’unica condizione che ci viene posta è quella di aprire il nostro cuore alla rivelazione di Gesù. Se si rimane chiusi nella propria autosufficienza è impossibile che la nostra intelligenza possa aprirsi alle sorprese di Dio.

Ettore de Conciliis: le Pale del Mediterraneo. Omaggio a Guccione

(da qaeditoria.it) – A sinistra  l’Annunciazione con una giovane Madonna colta nel momento del sì all’angelo.  A destra un altrettanto giovane Cristo Risorto con quella Croce che sembra fare tutt’uno col corpo. Sono  i due  grandiosi bassorilievi in bronzo realizzati nel 2006  dal grande scultore polacco Igor Mitoraj per le porte della Basilica di Santa Maria degli Angeli e  dei Martiri in sostituzione di quelle in legno degli anni Cinquanta. Gli furono commissionate da mons. Renzo Giuliano, rettore della Basilica, una delle personalità più impegnate nel dialogo fra fede e arte del nostro tempo.  Richiamo esplicito all’evangelizzazione, rappresentano l’Annunciazione e la Resurrezione , “i due momenti cruciali della fede cristiana”, secondo Mitoraj.   E’ una fra le più potenti creazioni di arte contemporanea  ospitate nella Basilica che ha una lunga tradizione in questo campo. Accanto ai dipinti dei classici, da Domenichino a Salvator Rosa, Pompeo Batoni, Pierre Subleyras, Carlo Maratta, ci sono opere moderne  di Umberto Mastroianni, Giuseppe Gallo, Ernesto Lamagna, Narcissus Quagliata, Tsung Dao Lee, Piero Guccione.
Si muove lungo la strada del dialogo fra passato e presente, fra antico e moderno, secondo l’invito di Paolo VI a riprendere il discorso interrotto fra la Chiesa e l’arte contemporanea,  l’installazione permanente le “Pale del Mediterraneo. Omaggio a Guccione” di  Ettore de Conciliis, un noto pittore e scultore sensibile alla spiritualità e ai temi sociali e civili. E un grande paesaggista. “Concepire la natura  come fonte smisurata di forme e ritmi, di emozioni e suggestioni, di amore e comunicatività è una conquista a cui de Conciliis è arrivato  dalla via che gli è più congeniale, la pittura”, scriveva nel lontano 2002 quel fine critico che era Maurizio Marini. Il paesaggio insomma come “leit-motiv” come   “necessità spirituale ed esistenziale”, è ancora Marini a scrivere.
Doveva inaugurare prima di Pasqua, ma ragioni di forza maggiore hanno rinviato l’evento  al 23 giugno . Tutto era pronto, ma nei mesi di chiusura, “in questo tempo sospeso, metafisico, una dissoluzione del tempo”, il pittore ha continuato a lavorare. Una circostanza senza precedenti che lo ha influenzato profondamente portandolo istintivamente a rivedere, a fare ritocchi fino all’ultimo momento.  Ed ecco allora la piccola mostra che completa le due opere curata da Yvonne Dohna Schlobitten e Victoria Noel -Johnson, organizzata e allestita da “Il Cigno GG Edizioni “cui si deve anche il catalogo. Accanto alle due  pale incompiute di Guccione e alle  pale d’altare ad olio di de Conciliis che rimarranno in chiesa, vi sono gli studi,  i bozzetti preparatori  a pastello e alcuni dipinti a tema come “La leggerezza dei riflessi la sera”, “Il mare vicino a Ostia”.
Tutto nasce da due tele molto grandi, oltre tre metri per un metro  e mezzo,  lasciate incompiute da Piero Guccione. Sono due paesaggi pensati come pale d’altare. L’idea è venuta a Lorenzo Zichichi. Perché non  farle finire  a de Conciliis? Una specie di opera a quattro mani. Naturalmente un completamento del tutto  ideale. Come si vede entrando in Basilica, Da una parte nella cappella dedicata a Maria Maddalena sono esposte le due pale di de Conciliis che rimarrann0 in via definitiva. Fiancheggiano il “Noli me tangere” un dipinto della fine del XVI secolo di Arrigo Fiammingo. Di fronte, nella Cappella del Crocifisso,  le due tele incompiute di Guccione sono poste ai lati della “Crocifissione” attribuita a Giacomo della Rocca, un allievo di Daniele da Volterra.
Le tele dei due pittori, le une di fronte alle altre mostrano  molti elementi in comune. Si richiamano per la scelta del tema, per il colore, per l’amore per la natura in cui domina il blu del mare che si fonde con l’azzurro del cielo. E’ il Mediterraneo, il Mare Nostrum, al centro dell’attenzione di entrambi, ma quello di de Conciliis è punteggiato da un’infinità di croci gialle, croci che scintillano nell’oscurità della notte, che si muovono sulla superficie dell’acqua, che s’immergono e riemergono secondo il moto  ondoso delle maree. “Metafore simboliche di anime peripatetiche” per la Noel-Johnson,  “ferite silenziose” per il pittore, che rappresenta il mare, la sua bellezza ma anche “la sua indifferenza verso la tragedia”. Se nel pannello di sinistra a dominare è il mare di croci gialle, in quello di destra l’unico soggetto è la luna, posta in alto su un paesaggio deserto. Una sottilissima falce, nell’ultima fase del ciclo che precede la luna nuova. E non ci sono stelle in cielo.
Il paesaggio è un  genere per  lungo tempo bandito dalla pittura sacra, ricorda in catalogo la Schlobitten. Dopo il discorso di Paolo VI nel ’65, ci voleva il Concilio Vaticano II e monsignor Giovanni Fallani perché la Chiesa  riprendesse il dialogo fra l’arte astratta e l’arte figurativa. Il paesaggio rappresentato da de Conciliis così come quello di Guccione ha come protagonista l’acqua, uno dei quattro elementi della natura essenziali per il ciclo perenne della vita e nel Cristianesimo simbolo di purificazione, ricorda  Noel-Johnson.  “Vorrei che il paesaggio interpretato in pittura, al di là del fascino delle apparenze, entrasse nei luoghi sacri per avvicinarsi al mistero della natura, ai valori dello spirito, della trascendenza”, spiega de Conciliis. E specifica come “il tema dell’acqua  sia in questo  caso  il Mar Mediterraneo, luogo del sacrificio di tanti esseri umani, martiri della speranza”.
Un luogo di culto e di arte speciale la Basilica di Santa Maria degli Angeli e  dei Martiri, frutto del genio di Michelangelo prima e di Vanvielli poi, ma anche un ambiente che oltre tre secoli fa fu un vero e proprio osservatorio scientifico, come molte altre chiese del mondo cristiano.   Papa Clemente XI (al secolo Gianfrancesco Albani), doveva garantire, come capo della Chiesa Universale, in ogni angolo del pianeta la corretta celebrazione della S. Pasqua,  che cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. A questo fine incaricò l’astronomo Francesco Bianchini di costruire una meridiana che consentisse di fare i rilievi necessari per calcolare  senza tema di errore questa festività e le altre feste mobili. Nel 1702 il Papa visitò la “Meridiana  Clementina” cosiddetta  in suo onore,  quasi completata, realizzata all’interno delle antiche terme di Diocleziano, scelte in ragione della stabilità del pavimento e della solidità delle strutture. Per l’occasione venne coniata una medaglia che mostrava al dritto la sua effigie a al rovescio una veduta della chiesa con un raggio solare sulla linea meridiana. La posizione e l’altezza della piastra di bronzo con il foro gnomonico, da cui penetra il raggio di sole, fu stabilita in modo da poter sfruttare al meglio lo spazio sul pavimento dove venne tracciata la  linea meridiana realizzata con lamine di bronzo incastonate fra due fasce marmoree. Ai lati si potevano leggere alcune informazioni, in particolare i limiti entro i quali cadeva la Pasqua. Come tutti gli altri strumenti anche la “Meridiana Clementina” funzionava come un calendario perpetuo.
All’epoca erano in uso almeno altri due strumenti di questo tipo, anch’essi in edifici di culto. Il primo, costruito nel 1468 dall’astronomo e geografo Paolo dal Pozzo Toscanelli sotto la cupola del Brunelleschi in Santa Maria del Fiore, il secondo all’interno della Basilica di San Petronio a Bologna.  Nel 1575  Egnazio Danti aveva realizzato uno strumento simile per verificare la durata dell’anno in vista della riforma del Calendario adottata poco dopo da papa Gregorio XIII (calendario Gregoriano), successivamente nel 1655  Gian Domenico Cassini progettava la  meridiana di Bologna con criteri molto innovativi. A questa si ispirò  Bianchini per quella romana.  Il sistema rimase in uso per pochi anni, soppiantato ben presto da strumenti ottici più sofisticati con prestazioni di gran lunga superiori a quelle delle meridiane. E così anche lo “Gnomone Clementino”di Santa Maria degli Angeli, come tutti gli altri, fu abbandonato.

Sulla scia di Santa Maria Goretti

(da tarantobuonasera.it) – “Col trascorrere del tempo non soltanto i tradi­zionalisti ma tutti i cattolici ta­rantini, in particolare, avvertono il vuoto che è stato determinato dal momento in cui, a causa del coronavirus, sono state soppres­se le processioni. Si tratta di un problema di non poco conto non soltanto per le ricadute in cam­po commerciale ed occupazio­nale, ma anche in riferimento allo stesso modo in cui fino a febbraio di quest’anno abbia­mo vissuto le nostre festività. Si dirà che in una festività cristia­na il centro resta la celebrazione liturgica, ma è anche vero che ogni processione ha sempre co­agulato attorno a sé una miriade di persone che, vedendo sfilare nelle nostre strade un’immagine sacra, si segnavano con il segno della croce, il che non è poco in una società che va perdendo il segno della sacralità. Tutto que­sto diventa ancora più accentua­to nel momento in cui si avvi­cina la festività in onore della Madonna del Carmine, la festa religiosa per eccellenza per la cristianità tarantina nel periodo estivo”.
Il prof. Antonio Fornaro, idea­tore e curatore di questa rubri­ca, ha voluto premettere questo suo pensiero sulla soppressione temporanea delle processioni, prima di farci conoscere i con­tenuti dei vari step di questa rubrica che fanno riferimento al periodo che va dal 5 all’11 luglio.
Questa settimana la Chiesa cat­tolica festeggia i santi Antonio Maria Zaccaria, Maria Goretti, San Panteno, Santa Veronica Giuliani, Santa Vittoria e San Benedetto da Norcia.
Questa settimana la Chiesa Cattolica ricorda la Madonna sotto i titoli di Nostra Signora dei Carcerati, Madre della Mi­sericordia, Beata Vergine della Consolazione e Madonna della Pace. Sant’Antonio Maria Zac­caria visse nel 1500, diventò prete a 26 anni e a 28 fondò a Milano la comunità dei Barna­biti, poi le Angeliche di San Pa­olo e, quindi, i Maritati di San Paolo che erano dei laici sposa­ti. Fu denunciato come eretico ma fu assolto. Morì a poco più di 36 anni.
San Panteno di Alessandria vis­se nel II secolo e si convertì al Cristianesimo. Si dice che evan­gelizzò l’Oriente ma tornò ad Alessandria dove morì.
Santa Veronica Giuliani fu set­tima figlia dei suoi genitori e a 17 anni entro nel convento del­le Clarisse con il nome di Suor Veronica. Visse reclusa tutta la sua vita, ricevette le stimmate e lasciò un diario spirituale in 44 quaderni. Morì il 9 luglio del 1727 e fu canonizzata nel 1839.
Santa Vittoria visse fra il III e il IV secolo. Insieme alla sorella Anatolia ruppe il fidanzamen­to con due giovani pagani che le rapirono e le segregarono in Sabina, dove miracolosamente i due giovani e il soldato che le doveva uccidere si convertirono. Santa Vittoria e la sorella Ana­tolia morirono martiri. Santa Vittoria è patrona di Fermo e di Monteleone Sabino.
San Benedetto da Norcia fondò a Montecassino il primo mona­stero dei Benedettini e diffuse in Europa il motto “Ora et la­bora”, proteggendo lettere, arti, agricoltura e diritto. E’ il patro­no principale dell’Occidente e fu nominato da Paolo VI “Padre dell’Europa”.
Questi i detti della settimana: “Quando arriva l’età matura ci vuole senno e misura”, “Nessun fiume può dimenticare di dover finire a mare”, “Gli amici di buon tempo cambiano come il vento”, “Il medico impara l’arte e il malato se ne parte”.
Sono tre le effemeridi di questa settimana che ci sono ricordate da Giuseppe Cravero: il 6 luglio 1642 fu inaugurata in piazza Ebalia la grande sede della Ban­ca d’Italia su progetto dell’ar­chitetto Cesare Bazzani. La precedente sede si trovava die­tro la Ringhiera nell’ex Palazzo Acclavio.
Dal prossimo settembre nella ex sede della Banca d’Italia tro­verà sistemazione la Facoltà di Medicina di Taranto. L’8 luglio 1919, a causa del carovita che si venne a determinare dopo la Prima Guerra Mondiale a Ta­ranto, ci furono rivolte popolari che causarono tre morti, trenta feriti e più di cento arresti. Il 9 luglio 1960 fu messa la prima pietra per il costruendo stabili­mento siderurgico.
L’approfondimento sul santo della settimana, fatto da Forna­ro, riguarda Santa Maria Goret­ti, una santa del secolo scorso ma la cui attualità è molto pre­sente anche ai tempi nostri tanto che si dice che i giovani dovreb­bero guardare e restare sulla scia di Santa Maria Goretti.
A Taranto una parrocchia è in­titolata alla Santa a Crispiano e fu istituita il 30 marzo 1986 da Mons. Motolese. La nuova chie­sa fu aperta al culto nel 1993. Santa Maria Goretti è la Com­patrona di Latina e di Nettuno, ma soprattutto è modello delle fanciulle cristiane.
Santa Maria Goretti fu uccisa a 12 anni nel 1902 perché si era opposta alla violenza carnale di un ragazzo suo amico che vive­va nella sua stessa casa colonica a pochi chilometri da Nettuno, in provincia di Latina. La san­ta è conosciuta con l’appellativo di Marietta. All’età di 9 anni la famiglia, composta dai genitori e dai sei figli, si trasferì a po­chi chilometri da Nettuno e nel 1902 un suo coetaneo tentò di stuprarla e la colpì più volte con un punteruolo. La ragazza morì il giorno dopo, il 6 luglio, perdo­nando il suo uccisore. Diventò santa nel 1950 e alla cerimonia di canonizzazione fu presente la sua mamma. Il suo culto è dif­fuso in tutto il mondo. A lei si rivolgono le ragazze in cerca di marito e coloro che devono so­stenere gli esami. Il suo assas­sino scontò 27 anni di carcere e finì la sua vita nel Convento dei Cappuccini di Ascoli Piceno.

“Ostium e Portus dalle origini antiche all’età moderna: La storia del litorale romano

(da momentidicalcio.com) – Stefano, innanzitutto complimenti per il tuo lavoro. Di cosa parla il tuo saggio? Perchè a tuo avviso la storia del litorale romano è così importante da scriverci un saggio?
Nel mio saggio: “OSTIUM E PORTUS DALLE ORIGINI ANTICHE ALL’ETÀ MODERNA”, con la prefazione di Gianni Maritati, edito da IMFO nel 2019, ho voluto raccontare il percorso umano, naturalistico e urbanistico di una città romana di oltre duemilacinquecento anni e del suo territorio ancora più antico e legato all’affascinante epopea dell’Impero romano e all’avvento dell’ebraismo e del cristianesimo in Italia e in Europa”

Beh, 2500 anni non sono poca cosa da raccontare. Posso chiederti come hai proceduto nella narrazione?
Addentrandomi nella ricerca di testi, fonti documentarie e storiche ho seguito per la stesura l’ordine cronologico degli avvenimenti più importanti che ne hanno progressivamente costituito il percorso per sottolinearne i passaggi fatali, facendo ampio riferimento agli studi e alle più recenti scoperte archeologiche con particolare attenzione al rapporto che lega il Tevere al litorale di Roma

Pochi sono a conoscenza del legame tra Roma, il Tevere e il mare.
In effetti si usa scindere Roma da Ostia, come se Ostia e Fiumicino fossero due realtà a parte. In realtà, il litorale romano è strettamente legato alla foce e al passaggio del fiume, a quel naturale fluire che in passato è stato la più ampia e pratica via di comunicazione e di commerci, quindi di crescita e di ricchezza, tra il “Mare nostrum”, le paludi costiere e l’entroterra fino a Roma.
Il fiume ha impresso con la sua poderosa forza naturale modificazioni del terreno che hanno influito nel corso dei secoli sull’evoluzione sia degli insediamenti umani che dell’economia tanto da stabilire la nascita, lo sviluppo e i maggiori fasti dell’antica Ostia, e anche il suo declino fin dall’ottavo secolo d.C., in conseguenza dei mutamenti del suo corso a causa delle correnti marine e fluviali che in diversi periodi ne impedirono sia la navigabilità che il transito di merci.
Il fiume sacro a Romolo e agli antichi è testimone silenzioso dei secoli d’oro, ma anche di quelli bui di Roma, ed era chiamato anticamente Albula, poi Thybris e infine Tiberis.
L’antico idronimo del fiume era Albula per la tradizione in riferimento al colore chiaro delle acque bionde. Rumon fu un altro nome di origine etrusca dato al fiume, e da molti studiosi è collegato al nome “Roma”. Il nome attuale, Tevere, deriverebbe secondo la tradizione dal re latino Tiberino Silvio, che vi sarebbe annegato. Mentre secondo Virgilio già gli etruschi lo chiamavano Thybris.

Grazie Stefano. Speriamo che la tua opera possa essere d’ausilio sia ai giovani e agli studiosi e appassionati della storia di Roma che all’Unesco, al quale è stato chiesto di inserire nel novero del patrimonio mondiale il Parco Archeologico di Ostia Antica e Portus.
Prego, ce lo auguriamo tutti.

Il link con l’intervista radiofonica a Stefano Lesti che illustra il suo saggio realizzata da Gianni Maritati: https://www.radiopiu.eu/podcast/parole-in-onda-ostium-e-portus/

“Ippocrate travisato a causa di Chiesa e positivismo”

(da cittadellaspezia.com) – Golfo dei Poeti – “Uno dei momenti culturali più importanti a livello ligure e nazionale, che come sempre fa il pienone. Vuol dire che non tutta la nostra comunità è in decadenza, c’è ancora chi ama appuntamenti come questi”. Così il sindaco di Lerici Leonardo Paoletti ha aperto ieri sera al Parco Shelley di San Terenzo la settima edizione di MythosLogos, il festival dedicato alla cultura dell’antichità greco-latina ideato dal suo storico animatore Angelo Tonelli, grecista e autore di fama. “Ringrazio Angelo – ha continuato il sindaco – perché in un anno in cui anche il nostro Comune, a causa dell’emergenza, ha dovuto ridurre al massimo le spese non attinenti alla gestione ordinaria, è riuscito a portare avanti la rassegna senza ridurre né numero degli eventi né la qualità”. Il microfono, debitamente sanificato a ogni passaggio di testimone, è passato poi a Tonelli per il saluto al pubblico, oltre cento persone su sedute a debita distanza. Dallo studioso un pensiero sull’attualità attingendo a piene mani dalla sapienza antica: “Eraclito ci direbbe di svegliarci, ma non parliamo in termini di psicologietta da fichi, parliamo di sé profondo, dell’atman degli orientali, del nus dei greci. Parmenide ci direbbe di dimorare nel nus, quella funzione interiore che connette al cuore del cosmo e ci permette di non avere paura della morte. Perché non si muore, perché quello che muore è la dimensione esteriore. Quindi radicarsi in questa dimensione profonda, anche oggi in epoca di coronavirus, ci direbbe di non avere paura della morte. Perché la paura nuoce alla salute, abbassa il sistema immunitario”. Tonelli ha quindi ringraziato tutti coloro che hanno dato un contributo per far sì che MythosLogos ci fosse anche quest’estate. Da segnalare il sostegno decisivo arrivato, partecipando a un bando, dall’Unione buddista italiana, ben 10mila euro.
Parola al professor Enrico Facco, storico amico della rassegna, docente di anestesiologia all’Università di Padova, che ha presentato Ritornare a Ippocrate (Mondadori), sua nuovo libro scritto assieme al filosofo Silvano Tagliagambe. “Di Ippocrate abbiamo capito poco – ha esordito -, vedendolo come un’alternativa alla medicina sacra, e quindi concependo, attraverso una ghigliottina metafisica, una medicina che si dimentica l’anima. Ma Ippocrate era un sacerdote di Asclepio, non un medico ateo razionalista! Si tratta di una scissione arbitraria che riduce il paziente a portatore impotente e passivo di una malattia. Si tratta di riduzionismo scientifico, che è un metodo, ma non ha una dimensione ontologica, e come ogni metodo va usato solo quando è opportuno”. Le ragioni di questa divisione, che per Facco si ripercuote negativamente sulla contemporaneità, per il professore ha moventi politici: “La Chiesa pretendeva di gestire l’anima esclusivamente. Se la toccava qualcun altro rischiava di finire sul rogo come Giordano Bruno. Quando il Cristianesimo, con Costantino, si è imposto, si è sovrapposto al paganesimo e lo ha seppellito, screditando Asclepio. Anche se pratiche che discendono dalle guarigioni miracolose dell’antichità, dall’incubazione, esistono ancora: è il caso di Lourdes”. E l’altro colpo l’hanno dato, l’altro ieri, “materialismo e positivismo, che sono ciechi alla soggettività”.
Per Facco è necessario “cominciare a riunire corpo e anima in un’alleanza terapeutica col paziente, che sia verso la guarigione o per meglio affrontare la morte. Che non è un grosso problema. È il nichilismo dell’Occidente, da Aristotele in poi, che fa pensare che l’essere è e quando non è più è non essere. Ma gli opposti sono complementari, la realtà è unica. Solo la fame rende piacevole la sazietà. Pensare che l’essere diventi nulla è quello che ci porta al terrore della morte, identificandoci col nostro ego, perché è l’unica piccola quota di noi di cui abbiamo idea esista, ma non è così”. Il professore ha infine osservato che “il Covid-19 è una cosa seria, non è una semplice influenza. Ma va affrontata senza terrore, perché altrimenti si fanno danni. Il coronavirus – sto curando alcuni pazienti per gli effetti psicologici del Covid – non è il nemico assoluto, siamo circondati da altri patogeni. Il virus ha il suo diritto di replicarsi a nostre spese. E noi il diritto e il dovere di far sì che ciò non accada”. Riflessioni sviluppate muovendo sul filo rosso della comune origine della sapienza greca e orientale, tema centrale del finale della scorsa edizione di MythosLogos.

Erdogan: ex basilica di Santa Sofia diventi moschea

(da imolaoggi.it) – La Turchia secolare da una parte, quella islamica dall’altra. Il campo di battaglia tra le due anime dell’ex sultanato Ottomano poi trasformato in Repubblica è un’aula di tribunale, amministrativo per la precisione, dove si decidono le sorti dell’ex basilica cristiana Santa Sofia. Convertita in moschea dopo la presa ottomana dell’allora Costantinopoli nel 1453, il luogo di culto divenne infine museo nel 1935 per decisione di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Repubblica turca e ‘venerato’ ancora oggi come baluardo della laicità dello Stato dai sostenitori del secolarismo.
A spingere per la riconversione in moschea è l’Associazione per la protezione dei monumenti storici e dell’ambiente, che ritiene illegittima la decisione di Ataturk e pretende che lo stabile venga tolto ai turisti per tornare in mano ai fedeli. Una mossa che ha l’appoggio del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Il piano di Erdogan – Diversi analisti sostengono che Erdogan, che fino allo scorso anno era rimasto neutrale sulla questione, e poi ha più volte pubblicamente rivendicato il diritto di Ankara di prendere attuare la riconversione, ritiene chela conversione del museo in moschea farebbe felici i suoi sostenitori islamisti conservatori e distoglierebbe l’attenzione dai problemi economici del Paese e dall’impatto negativo del coronavirus sul settore turistico. La riconversione sarebbe anche un potente simbolo dei suoi tentativi di respingere la secolarizzazione sostenuta da Ataturk.

Le preoccupazioni dei cristiani ortodossi – Per il leader della Chiesa greco-ortodossa però c’è il rischio di scatenare “milioni di cristiani” contro l’Islam. “Come museo, Hagia Sophia può funzionare come luogo e simbolo di incontro, dialogo e coesistenza pacifica di popoli e culture, comprensione reciproca e solidarietà tra cristianesimo e islam”, ha affermato il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, dicendo di sperare che “alla fine prevalgano saggezza e ragione”.

La battaglia legale – Nell’ultimo round della battaglia processuale, che come spiega l’agenzia francese Afp è solo l’ultimo di una lunga serie di ricorsi iniziati nel 2005, i giudici hanno optato per il rinvio di quindici giorni, ma la decisione finale potrebbe arrivare anche prima. A contrastare chi vuole il ritorno del luogo di culto ai danni del museo c’è la procura di Istanbul, che ritiene legittima la decisione del leader politico di allora, presa sotto forma di decreto. Paradossalmente, un’eventuale sconfitta in tribunale di chi vuole il ritorno della moschea potrebbe trasformarsi in un ghiotto assist per Erdogan, che ha cercato a più riprese di reintrodurre la religione islamica come elemento caratterizzante del Paese che governa dal 2003, inizialmente come primo ministro e poi come presidente della Repubblica. Dare legittimità al decreto di Ataturk – fanno notare gli osservatori – significa che un’eventuale decisione opposta da parte di Erdogan sarebbe ineccepibile dal punto di vista legale.

Il verdetto – Secondo gli oppositori della riconversione civile del luogo di culto simbolo della vittoria dei musulmani sui cristiani, la trasformazione in museo avrebbe violato il “diritto di proprietà” del sultano Maometto II e dei suoi eredi. Lo status di ‘proprietari’ di Santa Sofia sarebbe stato acquisito, secondo i nostalgici della moschea, con la conquista della città. Il verdetto, hanno fatto sapere i giudici, potrà essere emesso in ogni momento nelle prossime due settimane. In caso di pronuncia a favore di una modifica dello status, sarà comunque necessario un ulteriore intervento normativo da parte dell’esecutivo di Ankara.

La Chiesa vada (a sue spese) negli oratori ad insegnare religione

(da tecnicadellascuola.it – Nuccio Cavone) – Ho letto con attenzione l’articolo di Vincenzo Galdi sulla validità e opportunità dell’ora di religione a scuola e mi permetto di contestarla.
Nessuno mette in dubbio la storia, le radici morali e civili e l’arte che il Cristianesimo ci ha tramandato.
Quel che nel 2020 è inconcepibile è che in una scuola laica, di uno stato laico, ci sia ancora un IRC confessionale, e cioè l’Insegnamento della Religione Cattolica.
Galdi dice che non è ora di catechismo (cosa di cui in trent’anni di insegnamento nelle medie non mi ero accorto).
Ma finché gli insegnanti saranno scelti dalla Curia (e pagati da tutti noi cattolici o non cattolici) e insegneranno come da definizione la “Religione Cattolica”, saremo sempre uno Stato di serie B, confessionale.
Quest’anno abbiamo visto gli insegnanti di religione presenziare attivamente anche agli esami di licenza …
È vero che la maggior parte degli italiani si dichiarano cattolici (i praticanti sono molto meno della metà) ma questo non giustifica il fatto che la Chiesa Cattolica sfrutti la scuola pubblica e i suoi soldi per insegnare quello che dovrebbe insegnare nelle chiese o negli oratori, a proprie spese, come fanno le altre confessioni.
Se poi si vogliono insegnare i principi, i valori e l’arte che ci ha lasciato il Cristianesimo, lo facciano gli insegnanti di storia, lettere, artistica (o un insegnante a-confessionale scelto e accreditato dal MIUR).
Con tutto il rispetto per bravissimi colleghi insegnanti di IRC, questa è una questione di laicità della Scuola e di Costituzione.

Addio a Ennio Morricone, uomo di fede. Con Mission ha aiutato a capire le radici del cristianesimo latinoamericano. L’incontro con Papa Francesco

(da Farodiroma.it) – È morto a Roma per le conseguenze di una caduta il premio Oscar Ennio Morricone. Il grande musicista e compositore aveva 91 anni. Qualche giorno fa si era rotto il femore.
È stato autore delle colonne sonore più belle del cinema italiano e mondiale da Per un pugno di dollari a Mission a C’era una volta in America da Nuovo cinema Paradiso a Malena. Ma il suo nome è legato soprattutto al film capolavoro Mission,
la storia di un trafficante di schiavi convertito che si unisce a un gesuita spagnolo tra gli Indiani sudamericani nel XVIII secolo. Nella musica composta per Mission, Ennio Morricone ha preso l’essenza della pellicola, miscelando i cori liturgici, le percussioni etniche e le chitarre spagnole. Falls è il tema principale della colonna sonora.
“Un giorno – aveva raccontato a Pierluigi Vercesi del Corriere – il produttore Fernando Ghia mi trascinò a Londra per assistere, insieme al regista Roland Joffé, alla proiezione di un film senza musiche. Era una storia ambientata nel Seicento, nell’attuale Paraguay; raccontava di gesuiti che convertivano gli indios cercando di strapparli alla schiavitù. Alla fine venivano tutti massacrati.
All’ultima scena piangevo come un bambino. Lasciatelo così, dissi, la musica non serve. Alla fine accettai l’incarico. Un lavoro difficilissimo. Jeremy Irons, padre Gabriel, suonava l’oboe, quindi dovevo scrivere un brano per quello strumento. Che musica sacra si suonava in quel periodo? Studiai Claudio Monteverdi e Pierluigi da Palestrina. Infine, la domanda senza risposta: e il canto degli indios? Mi venne un’intuizione: tatta tatatatta tatatatta tatatatta, tatatta titti… Montammo la musica e riproiettammo il film.
Anni dopo, una mattina, mentre andavo a prendere i giornali in Piazza del Gesù, mi avvicinò un gesuita e mi chiese di scrivere una Messa per i duecento anni dalla ricostituzione della Compagnia dopo la soppressione del 1773. Perché no? Poco prima dell’esecuzione, il Papa venne in visita alla chiesa e me lo fecero incontrare. Soli con lui, io e Maria scoppiammo a piangere; Francesco ci guardava in silenzio. Dopo qualche minuto riuscii a parlare, gli raccontai di Mission, della Messa e gli chiesi di venirla ad ascoltare. Lui ci regalò due rosari. Ma non venne. Dal Vaticano dissero che doveva ricevere Putin. E che problema c’era? Aspettavamo. Magari portava anche Putin. La verità è che Francesco non ha mai assistito a un concerto. Vada a verificare, vedrà se non è vero. Non pensi comunque che io sia un piagnone: ho pianto solo quelle due volte lì, per Mission e incontrando il Papa”.
I funerali – annuncia la famiglia Morricone attraverso l’amico e legale Giorgio Assumma – si terranno in forma privata “nel rispetto del sentimento di umiltà che ha sempre ispirato gli atti della sua esistenza”. Assumma precisa che Morricone si è spento “all’alba del 6luglio in Roma con il conforto della fede” “ha conservato sino all’ultimo piena lucidità e grande dignità. Ha salutato l’amata moglie Maria che lo ha accompagnato con dedizione in ogni istante della sua vita umana e professionale e gli è stato accanto fino all’estremo respiro ha ringraziato i figli e i nipoti per l’amore e la cura che gli hanno donato. Ha dedicato un commosso ricordo al suo pubblico dal cui affettuoso sostegno ha sempre tratto la forza della propria creatività”.
Nato a Roma, Morricone studia al Conservatorio di Santa Cecilia dove si diploma in tromba. Ha scritto le musiche per più di 500 film e serie tv, oltre che opere di musica contemporanea. La sua carriera include un’ampia gamma di generi compositivi, che fanno di lui uno dei più versatili, prolifici e influenti compositori di colonne sonore di tutti i tempi.
Le musiche di Morricone sono state usate in più di 60 film vincitori di premi. Dal 1946 a oggi ha composto più di 100 brani classici, ma ciò che ha dato la fama mondiale a Morricone come compositore, sono state le musiche prodotte per il genere del western all’italiana, che lo hanno portato a collaborare con registi come Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci, con titoli come la Trilogia del dollaro, Una pistola per Ringo, La resa dei conti, Il grande silenzio, Il mercenario, Il mio nome è Nessuno e la Trilogia del tempo.
Dagli anni settanta Morricone diventa un nome di rilievo anche nel cinema hollywoodiano, componendo musiche per registi americani come John Carpenter, Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols, Oliver Stone e Quentin Tarantino. Morricone ha scritto le musiche per numerose pellicole nominate all’Academy Award come I giorni del cielo e The Untouchables – Gli intoccabili.