Category: Templari

I Templari e il numero tredici

(da disclosurenews) – Un elemento, in genere poco conosciuto, ma molto significativo, che riguarda l’ordine dei Templari è costituito dalla numerologia e dall’utilizzo esoterico che ne facevano.
Tredici è il numero tanto caro ai Templari, legato misteriosamente alla loro storia e al loro destino.
È il numero dei componenti un capitolo templare e dei grandi elettori 12+1 del Gran Maestro.
Tredici anche i partecipanti all’ultima cena: 12 apostoli + il Messia; 1+ 2 = 3 la Trinità; 13 dato da 1 + 3 = l’unità divina racchiusa in tre persone; 1 + 3 = 4 il divino che s’incarna, difatti il 4 è simbolo del mondo materiale.
Tredici cavalieri templari, compreso l’abate, potevano fondare un nuovo convento, secondo la regola ispirata da San Bernardo.
Un templare impossibilitato a partecipare al culto mattutino doveva recitare 13 Pater Noster.
Il numero tredici era già dall’antichità considerato un numero infausto risalente al fatto che all’ultima cena i commensali erano in 13, tuttavia alcuni sostengono che la negatività di questa data risalga al venerdì 13 ottobre del 1307, anno in cui Filippo IV di Francia ordinò di arrestare tutti i Templari.
Nella numerologia il 13 rappresenta l’Alchimista e risulta in stretta relazione con l’universo dei sensi e delle forme.
Contiene in sé il principio dell’ineluttabilità del cambiamento, il significato di questo concetto, è un monito a non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione.
E’ il numero che con l’aggiunta di una unità al Dodici, interrompe la ciclicità, obbligando ad una trasformazione radicale.
Il 13 è composto dai numeri 1 e 3 per cui, l’Uno origine di tutte le cose, ha in sé il germe del principio non ancora formato, il numero divino sorgente di tutto ciò che esiste e che è. Il Tre è anche la conoscenza della completezza e della perfezione.
Tredici è considerato il numero della dea, del principio femminino.
L’anno lunare è di 13 mesi di 28 giorni ciascuno, per un totale di 364 giorni. Corrisponde all’arcano dei tarocchi Morte, simbolo della trasformazione.
E la trasformazione in alchimia è la putrefactio, putrefazione, che rappresenta la morte e la rinascita.
C’è poi la tredicesima costellazione, quella di Ofiuco “colui che domina il serpente”, eliminata dall’astrologia tradizionale.
La costellazione, già menzionata da Tolomeo tra le 48 costellazioni antiche, che stravolge l’astrologia: non dodici ma tredici. Il tredici ritorna.
Il numero tredici è la rappresentazione esoterica del mito di Osiride: fatto a pezzi da Seth (smembrato in 14 parti) e ricomposto da Iside senza però che riuscisse a reperire la 14° parte, il pene.
Se inseriamo due triangoli con i vertici rovesciati, uno verso il basso (l’invisibile nel visibile) e l’altro verso l’alto (il visibile nell’invisibile ) otterremo il simbolo di Salomone, uno dei Re pescatori, il mago, il sacerdote guerriero custode dell’Arca.
I due punti centrali convergeranno rivelandoci la doppia faccia dell’opera alchemica: il bianco e il nero, l’albedo e il nigredo,la parte esoterica e la parte essoterica.
Quello che è e quello che deve apparire.  Il dualismo tanto caro ai Templari.
I Templari adottarono il simbolismo della dualità espressa visivamente tramite coppie di quadrati chiari e scuri: le Sigizie degli Gnostici.
Il numero 2 per la Kabala ebraica significa Conoscenza mentre per i Cristiani, il rappresenta la doppia natura di Cristo: divina e umana.
Per i Pitagorici è la Diade, il principio bipolare, il principio generatore che esteriorizza Dio nello spazio e nel tempo.
I Templari in seguito adottarono la dualità come loro vessillo il Beauceant, composto di due colori bianco e nero.
Tale duplicità si rileva in entrare – uscire, alto – basso, maschile – femminile, finito – infinito, momentaneo – durevole, attivo – passivo, positivo – negativo.
Nell’uomo abbiamo la duplicità espressa con due mani, due piedi due occhi, due orecchie, due narici, due emisferi cerebrali.
In architettura abbiamo le coppie di obelischi in Egitto e le coppie di colonne nei Templi.

Le Cattedrali Templari, Libri Di Pietra
In tutta la Francia sorsero tra il 1200 e il 1250 le grandi cattedrali gotiche di Rouen, di Reims, di Parigi, fino ad arrivare alla cattedrale gotica per eccellenza, quella di Chartres.
Le chiese templari erano consacrate a Notre-Dame che può trattarsi sia della Vergine che della Maddalena.
Furono edificate su luoghi già considerati sacri e dedicati alla Grande Madre, ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo.
Le Cattedrali si innalzano verso il cielo come a creare un contatto tra il mondo umano e quello divino.
Sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est, cioè verso la luce e tutte sono dedicate alla Vergine (Notre Dame).
Sono situate in posizioni particolari tali che se si uniscono i punti delle varie cattedrali si ricalca la costellazione della Vergine. Cioè il cielo riportato in terra.

La Cappella Templare di Saint-Christophe-Des-Templiers a Montsaunès, Francia
I Cavalieri Templari decisero di costruire questa cappella nel 1180 in una posizione strategica, nel versante francese dei Pirenei, sulla via percorsa da pellegrini, mercanti ed eserciti verso Compostela.
Sorge sopra un antico edificio cristiano, a sua volta edificato sulle fondamenta di un antico luogo di culto di Mitra. Il Papa di Avignone Giovanni XXII, il successore di Papa Clemente V, con la bolla Damnatio Memoriae, chiese ai fedeli cristiani “di scalpellare le croci patenti, gli affreschi, i sigilli e i simboli templari da ogni luogo perché se ne estinguesse la memoria in eterno”.
La cappella di Montsaunès sfugge a questa distruzione, i suoi affreschi geometrici, le sue sculture su temi della Bibbia non destano preoccupazione.
In questo modo, come un grande libro di pietra, fu preservato e nascosto in piena luce l’insegnamento cui si rifacevano i Templari.
La cappella è affrescata con temi misterici e tutto sembra indicare che quel luogo non fosse destinato al culto popolare ma ai Cavalieri del Tempio e al loro percorso iniziatico.
Nel portale principale della Cappella Templare di Montsaunès, in una fascia a semicerchio, sono scolpite 52 figure umane unite a coppie, cioè 2×13 per lato, in totale 4×13.
Alcune sono serene, quasi sorridenti; altre sono grottesche animalesche con ghigni.
Tredici il numero tanto caro ai Templari.
Nel primo giorno della creazione Elohim separa la Luce dalle Tenebre e fu Luce, simbolizzata dal fiore su campo bianco. Il fiore è circondato da una corona con 23 settori, divisi 13 al lato sud, e 10 al lato nord. Dieci è la Decade, fondamento e guida della vita divina e umana. Tredici è un numero primo, cioè incorruttibile che non può essere scisso; è collegato al lato Sud, alla luce della creazione materiale, cioè al visibile; il numero 10 è collegato al lato nord, all’invisibile, a ciò che è nascosto dalla forma. I due numeri nella ruota del divenire formano il ventitré, un numero felice.

La Cattedrale di San Pardo, Larino, Molise, Italia
Il rosone della Cattedrale di Larino cela anche un grande mistero. Generalmente, infatti, i rosoni sono a 12 raggi mentre questo ne ha 13.
Potrebbe rappresentare Gesù con i dodici apostoli, ma soffermandoci sul significato alchemico del numero 13 emergono interessanti considerazioni.
Al numero Tredici è associato il significato della fine di un ciclo, dal fatto che ci sono tredici mesi lunari in un anno e tredici sono i segni nell’astrologia celtica e dei nativi americani.
Tredici predice nuovi inizi, ma significa anche che i vecchi sistemi devono terminare per favorire le trasformazioni richieste.
Ma tredici è anche la famosa data “ venerdì 13 ottobre 1307 ” tanto temuta che ha generato la “triscaidecafobia” cioè la paura del numero 13.
Nella lunetta centrale della facciata c’è un’altra sorpresa. Un angelo cerca di togliere la corona di spine a Cristo su una croce ad Y.
Tale immagine ricalca fedelmente un antico simbolo che l’alchimia fa risalire addirittura all’antica civiltà atlantidea: Algiz, la runa dello slancio tra il mondo dei vivi e quello degli Dei.
È la runa più potente energeticamente e spiritualmente, quella che simboleggia la consapevolezza dell’ordine cosmico.

Tredici Teschi
Nel 1924 in Belize, una spedizione inglese capeggiata da Frederick Albert Mitchell Hedges scoprì un’antica città sepolta nella vegetazione.
La città venne chiamata Lubaantum , Luogo dove cadde la pietra celeste.
Qui fu ritrovato uno dei più straordinari reperti della storia dell’archeologia: un teschio di cristallo purissimo. Un teschio interamente in cristallo di rocca, alto 13 cm., largo 18, del peso di 5 kg.
Il cristallo di rocca o quarzo ialino, definito anche roccia di ghiaccio, possiede una notevole durezza (può essere lavorato con punte di diamante), è resistente al logorio del tempo e ha formidabili proprietà piezoelettriche e i Maya lo chiamavano Il Teschio che parla.
Proviamo a leggere i simboli dei numeri collegati ai Tarocchi, ricavati dal teschio di cristallo: 13,18,5.
13: LA MORTE
5: IL PAPA
18: LA LUNA
Innanzitutto è necessario trovare in quale “casa” inserire il processo di lettura, e per farlo bisognerà sommare fra loro il 13, il 5 e il 18: 13+5+18 = (36) 3+6= 9.
L’arcano dei Tarocchi numero 9 è l’Eremita (la riflessione).
Orbene, sotto questo auspicio consideriamo quanto segue: il 13 rappresenta la Divinità manifestata ovvero il principio individuale (1) compenetrato dalla conoscenza (gnosi ) espressa dal 3.
Tredici secondo una leggenda Maya erano i teschi nascosti, 13 furono Gesù con i discepoli, ancora 13 diventa la combinazione delle stelle intorno al capo della Vergine Maria e 13 i corpi celesti del sistema solare, anche se la scienza ufficiale non ha ancora individuato i restanti tre pianeti.
Il tredici nei Tarocchi è raffigurato dall’arcano della Morte cioè la metamorfosi.
Il 5 è la figura del Papa: la responsabilità, mentre il 18 è la Luna, l’inganno.
Con un’operazione di geometria sacra aggiungiamo il cinque nel tredici ed otterremo il diciotto, ossia l’occultamento di ciò che non si deve sapere.
Siamo su un pianeta karmico che deve “ripetere” la sua evoluzione ricominciando daccapo.
I cambiamenti dimensionali del sistema solare e il destino dell’umanità secondo il calendario cosmico sono sempre avvenuti.
Gli antichi sapevano molto bene di queste svolte energetiche che causavano epocali cambiamenti strutturali e geofisici della Terra.
I calendari dei Maya che risalgono a circa 18 mila anni fa, degli egizi che risalgono a circa 39 mila anni fa, dei tibetani, dei cinesi e di altre civiltà indicano che il periodo che corrisponde a quello nostro, sta per terminare.

Seborga: l’agriturismo Monaci Templari nella top10 nazionale del blog ‘Destinazione Avventura’

(da sanremonews.it) – Importante riconoscimento per l’agriturismo Monaci Templari di Seborga, un punto di riferimento per gli amanti della natura e non solo. Il blog ‘Destinazione Avventura’ lo ha inserito nella ‘Top 10’ nazionale delle fattorie didattiche e agriturismi con animali.
C’è un’aura magica intorno a questo casolare di campagna – si legge su ‘Destinazione Avventura’ – sarà perché i monaci benedettini nella grotta adiacente vi celebravano i battesimi templari Grazie alla passione di Emanuela, Flavio e della piccola Nicole, oggi questo casolare è diventato un agriturismo che vanta numerosi premi, come l’Oscar Green 2014 e i “Cinque Soli”. Ci troviamo davanti a un vero e proprio inno all’ospitalità, mutuato dall’accoglienza che i monaci benedettini riservavano ai viandanti”.
Conclude così la descrizione sul blog: “La fattoria didattica adatta ad adulti e bambini, ti darà l’occasione di conoscere da vicino i numerosi animali ospitati e riscoprire una serie di colture dimenticate, come i pomodori neri di Seborga. La struttura organizza inoltre degustazioni di olio, marmellate e confetture rigorosamente bio”.
Il rinnovato agriturismo Monaci Templari prosegue nella propria attività dedicata alle famiglie, ai più piccoli e anche all’inclusione con attività per tutti. Anche se è immerso nella natura, ai Monaci Templari non manca un pizzico di tecnologia con il sistema che permetterà agli ospiti di ‘parlare’ direttamente con gli animali.

SAN GIORGIO IL CAVALIERE SIMBOLO DELLA CRISTIANITÀ

san_giorgio_5L’etimo del nome significa “agricoltore” dal greco Gheorgòs – è avvolta nel mistero, al di là delle poche notizie storiche su di lui che lo vogliono nato in Cappadocia figlio di Geronzio persiano, e Policrònia cappadoce, che lo educarono cristianamente. Da adulto sarebbe stato tribuno dell’armata dell’imperatore di Persia Daciano, ma per alcune recensioni si tratterebbe dell’armata di Diocleziano (243-313) imperatore dei romani, il quale con l’editto del 303, prese a perseguitare i cristiani in tutto l’impero. Il tribuno Giorgio di Cappadocia distribuì i suoi beni ai poveri e dopo essere stato arrestato per aver strappato l’editto, confessò davanti al tribunale dei persecutori la sua fede in Cristo. Per questo gli fu chiesto di abiurare e, al suo rifiuto, come da prassi in quei tempi, fu sottoposto a tremendi supplizi e poi chiuso in carcere. Qui ebbe la visione del Signore. Fu decapitato a Lydda (antica colonia greca sulle cui macerie sorge l’attuale città di Lod in Israele) dall’imperatore Diocleziano intorno al 303 d.C. Il culto per il martire iniziò quasi subito, come dimostrano i resti archeologici della basilica eretta qualche anno dopo la sua morte, sulla sua tomba nel luogo del martirio.
La leggenda del drago comparve molti secoli dopo, nel Medioevo, quando il trovatore Wace (1170 ca.) e, soprattutto, Jacopo da Varagine († 1293) nella sua “Leggenda Aurea”, fissano la sua figura come cavaliere eroico, che tanto influenzerà l’ispirazione figurativa degli artisti successivi e la fantasia popolare. La leggenda narra che nella città di Silene in Libia, vi fosse un grande stagno, tale da nascondere un drago che si avvicinava alla città e uccideva col fiato infuocato quante persone incontrava. I poveri abitanti, per placarlo, gli offrivano due pecore al giorno e quando queste cominciarono a scarseggiare, iniziarono a offrire una pecora e un giovane tirato a sorte. Finché toccò alla figlia del re, il quale, terrorizzato, offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma il popolo si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane fanciulla piangente si avviò verso il grande stagno. Passava proprio in quel frangente il giovane cavaliere Giorgio, il quale saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessina promettendole il suo intervento per salvarla e quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo pestifero dalle narici, non si spaventò, salì a cavallo e, affrontandolo, lo trafisse con la sua lancia, ferendolo e facendolo stramazzare a terra. Poi disse alla fanciulla di non avere paura e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; una volta fatto ciò, il drago prese a seguirla docilmente come un cagnolino verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere l’orrenda creatura avvicinarsi, ma Giorgio li rassicurò dicendo: ”Non abbiate timore, Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: abbracciate la fede in Cristo, ricevete il battesimo e ucciderò il mostro”. Allora il re e la popolazione si convertirono e il prode cavaliere uccise il drago facendolo portare fuori dalla città, trascinato da quattro paia di buoi.
Questa leggenda è sorta al tempo delle Crociate, influenzata da un’errata interpretazione di un’immagine dell’imperatore cristiano Costantino trovata a Costantinopoli nella quale schiacciava col piede un drago, simbolo del “nemico del genere umano”. La fantasia popolare e i miti greci di Perseo che uccide il mostro liberando la bella Andromeda, elevarono l’eroico martire della Cappadocia a simbolo di Cristo, che sconfigge il male inteso come demonio e rappresentato dal drago. La grande diffusione del culto di San Giorgio, originariamente venerato in Oriente, si ebbe inizialmente in Europa in conseguenza delle Crociate in Terrasanta, e più precisamente ai tempi della battaglia di Antiochia. Accadde che, nell’anno 1098, durante una delle battaglie più furiose, i cavalieri crociati e i condottieri inglesi furono soccorsi dai genovesi i quali ribaltarono l’esito dello scontro e consentirono la presa della città, ritenuta inespugnabile. Secondo la leggenda il martire si sarebbe mostrato ai combattenti cristiani in una miracolosa apparizione, accompagnato da splendide e sfolgoranti creature celesti con numerose bandiere in cui campeggiavano croci rosse in campo bianco.
La festa liturgica intitolata a San Giorgio si celebra il 23 aprile anche nei riti siro e bizantino. È onorato, almeno dal IV secolo, come martire di Cristo in ogni parte della Chiesa. I Templari favorirono l’iconografia di San Giorgio in un santo guerriero, volendo simboleggiare l’uccisione del drago come la sconfitta dell’Islam. Inoltre San Giorgio è il Patrono della Cavalleria e, quindi, anche dei Templari. Vari Ordini cavallereschi portano oggi il suo nome e i suoi simboli.

NOI DEL SOVRANO MILITARE ORDINE DEL TEMPIO SIAMO TEMPLARI REGOLARI

templari a volpedo 22.03.14Stante il continuo aumento delle obbedienze sedicenti templari, nel rimarcare che nessuno al mondo può vantare la diretta discendenza da un ordine soppresso nel 1312 da papa Clemente V con la bolla Vox in Excelso, considerato che molti finti ordini templari (quasi tutti) derivano dall’ordine fondato nel 1705 da Filippo d’Orléans (discendente diretto di Filippo il Bello re di Francia che ci mandò al rogo dopo un processo infame tra il 1307 ed il 1314) che era un libertino ateo e dissoluto, è chiaro che dei templari odierni non ce ne facciamo niente, neppure dei sedicenti templari cattolici, che annoverano le donne, in quanto nella Regola di San Bernardo non sono previste. Noi del Sovrano Militare Ordine del Tempio – Poveri Cavalieri di Cristo applichiamo alla lettera la regola di San Bernardo e facciamo voto di obbedienza, povertà e castità intesa come sobrietà di costumi e fedeltà assoluta alla propria moglie, per cui siamo di stretta osservanza. Dopo la soppressione dell’Ordine, il re del Portogallo Dionigi I fondò l’Ordo del Cristo nel 1318 per raccogliere i disciolti Cavalieri del Tempio ed i loro beni. Dionigi ebbe l’approvazione papale con la bolla “Ad ea ex quibus” del 14 marzo 1319 di Giovanni XXII, che si riservò il diritto di conferirne le onorificenze. Il nuovo Ordine Templare riprese i lavori sotto la guida del Maestro Generale Gil Martins. Ricevette tutto il patrimonio dell’Ordine dei templari in Portogallo. La sua missione originale era di portare guerra nei territori musulmani, cioè nel Nord dell’Africa. L’ottavo maestro, Enrico il Navigatore, allargò l’azione dell’Ordine all’Africa nera. In seguito, la carica di maestro appartenne automaticamente al re. L’Ordine mantenne l’abito bianco e la regola cistercense dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone, e la sua insegna fu ricavata sovrapponendo alla croce patente rossa templare una croce latina d’argento che simboleggia l’innocenza dell’Ordine dalle oltraggiose accuse che avevano provocato la sua estinzione. Vi potevano accedere solo i nobili dopo un noviziato di tre anni nelle campagne militari contro gli infedeli e dopo aver pronunciato i voti di povertà, obbedienza e castità. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito fu spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo. Il Sommo Pontefice Eugenio IV (1431 – 1455) autorizzò i Cavalieri di Cristo ad esigere le decime nei territori conquistati ai mussulmani, mentre i sovrani portoghesi premiarono il valore di quest’Ordine con donazioni di terre e castelli. Con una successiva Bolla, Papa Callisto III (1455 – 1458) investì l’Ordine della giurisdizione spirituale nelle terre a lui soggette, con l’autorizzazione a conferire i relativi benefici. La potenza dei Cavalieri di Cristo crebbe enormemente, ma l’Ordine non ne abusò, rimanendo invece spronato dal solo ideale del trionfo della Fede. Col tempo, nonostante che l’Ordine del Cristo fosse diventato un Ordine dinastico portoghese, i Pontefici romani si sentirono legittimati a crear cavalieri per loro conto, dando vita, di fatto, ad uno scisma che generò un ramo autonomo non riconosciuto dai veri templari portoghesi. Il vero Ordine, il cui simbolo spiccava nelle vele delle navi portoghesi, declinò con la morte del re Sebastiano nel 1578. Ma non scomparve. Mentre il ramo pontificio subì nel tempo varie modifiche negli Statuti, riformato sotto il pontificato di Leone XIII (1878 – 1903) e definitivamente restaurato il 7 febbraio 1905 con il Breve Multum ad Excitandos del papa San Pio X che gli attribuì la denominazione di Supremo, divenendo Supremo Ordine della Milizia di Nostro Signore Gesù Cristo, al momento quiescente non essendovi più in vita insigniti. l’Ordo de Cristo continuò a lavorare in modo riservato e la sua discendenza giunse fino ai nostri giorni. Assunse l’appellativo di Ordo Supremus Militaris Templi Yerosolimitani scritto con la Y maiuscola all’inizio. Il 3 settembre 1981 a Lisbona i templari dell’Ordo Supremus Militaris Templi Yerosolimitani scritto con la Y all’inizio, insieme a due rappresentanti italiani, nominarono Gran Maestro dell’Ordine il professor Gianluigi Marianini, cui attribuirono anche il Motu Proprio, cioè la facoltà di disporre di tutti i poteri per esercitare sovranità immediata su tutto l’Ordine dei Templari. Nel diploma si legge: “Ordo Supremus Militaris Templi Yerosolimitani. Il Capitolo dei Cavalieri Templari, a parere unanime elegge e proclama Gran Maestro dell’Ordine il Professor Gianluigi Marianini, assegnandogli le prerogative del grado ed il Motu Proprio. Lisbona 3 settembre 1981”. Solo dopo l’annullamento della scomunica Vox in Excelso, sancito con la riforma del Diritto Canonico voluta da Papa Giovanni Paolo II nel 1983, Gianluigi Marianini riprese l’attività di Templare riunendo a Torino un primo gruppo di cavalieri. Nel 2006 decideva di rifondare l’Ordine Templare, azzerando Motu Proprio tutti i precedenti ordini e sedicenti tali, e recuperando la vecchia regola. L’Ordine Templare fondato nel 2006 dal professor Gianluigi Marianini è il nostro Ordine, il Sovrano Militare Ordine del Tempio – Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone. Il professor Gianluigi Marianini moriva cristianamente a Vicoforte Mondovì il 25 gennaio 2009.

GRANDE PARTECIPAZIONE AL TERZO CONCERTO DI SAN BERNARDO

San Bernardo 2014-0069Molare (AL) – Duecento persone entusiaste hanno riempito la taverna di Palazzo Tornielli per il tradizionale concerto del Cavalieri Templari del Sovrano Militare Ordine del Tempio, Precettoria del Piemonte, ed alla fine della serata hanno cantato tutti insieme le melodie più popolari come Azzurro di Paolo Conte e Che Sarà di Gimmy Fontana. Lo spettacolo musicale organizzato dai templari alessandrini ed eseguito in maniera impeccabile dal maestro Nicola Belotti e dai due cantanti Stefano Belotti e Monica Cavallaro, è stato sottolineato da applausi scroscianti in un crescendo di entusiasmo collettivo che l’ha trasformato in una festa di amici che cantavano insieme. Due ore di musica piacevolissima degli anni sessanta dopo la proiezione di un documentario molto bello che ha descritto il lavoro dei nostri templari a Bukavu in Congo. Alla fine i Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone, come si chiamano esattamente i Cavalieri Cristiani dalla Croce Vermiglia, hanno messo in vendita i loro gadget per raccogliere fondi destinati alle loro missioni in Africa. In sala erano presenti il sindaco signora Albertelli, gli assessori del Comune e l’ospite Contessa Maria Luisa Tornielli evidentemente soddisfatta della perfetta riuscita del concerto.

TEMPLARI A TORINO

monte_dei_cappucciniTorino (Maurizio Lupo) – Il Monte dei Cappuccini dal 1204 al 1314 fu presidio fortificato dei Cavalieri Templari. Nel vegliare sulla via Francigena, percorsa dai pellegrini diretti a Roma, difendevano un arcaico ponte di legno che già allora valicava il Po. Qui, a nome del Comune e del Vescovo di Torino, riscuotevano il pedaggio per attraversarlo e per navigare in quel tratto fluviale. Un ritrovamento archeologico conferma infine plurime fonti d’archivio. Lo annuncia, dopo studi durati venti anni, un affiatato gruppo di ricercatori. Sono frate Luca Isella, storico cappuccino, l’ingegnere Mauro Lanza, già direttore dei restauri al Monte, l’antropologo professor Renato Grilletto e Carla Amoretti, figlia ed erede delle ricerche del defunto generale Guido Amoretti, grande archeologo, che con loro avviò le indagini. “È la prima volta – dicono – che la presenza templare a Torino diventa cronaca documentata da reperti”. Sono un cucchiaio in rame e un piatto con le insegne dell’Ordine, più un bacile decorato dal nodo di Salomone, simbolo templare. Sono stati rinvenuti nell’angolo orientale del Bastiglione Est del Monte, nello stesso punto dove nel novembre del 1943 era venuto alla luce un antico scheletro, forse quello di un notabile templare, che in quei giorni di guerra fu raccolto pietosamente ma poi disperso nell’ossario civico. I ricercatori azzardano che potessero essere i resti di Fra Ogerio, nel 1276 alla guida della precettoria templare di Torino. La loro presenza in città è certificata dal 16 giugno 1156. Chiamati a Torino dal vescovo Carlo (1148-1162) disponevano di proprietà a Vanchiglia, a Sassi e sulla collina, con ville, boschi e pascoli. La loro domus, la residenza urbana, con annessa chiesa di Santa Margherita, si trovava, documentata dal 1203, “extra porta Marmoream” appena fuori la porta Est della cinta urbana. Corrispondeva all’odierno isolato fra le vie Accademia delle Scienze, Principe Amedeo, San Francesco d’Assisi e via Po. Era rivolta verso il fiume e il Monte oggi dei Cappuccini. Qui allora si ergeva la squadrata Bastita Taurini, una fortezza forse fondata dai romani, riedificata verso l’anno mille su committenza del Comune. Dai suoi spalti i templari dominavano il traffico fluviale. Il presidio sul Monte era confortato da una cappella, dedicata a Santa Maria, in parte ancora esistente, a pochi passi dal Bastiglione Est e dalla tomba del misterioso cavaliere, riesumato nel novembre 1943. Nel manoscritto che racconta la “Cronaca ufficiale del Monte dal 1928” si narra che un frate giardiniere, mentre zappava l’orto, portò alla luce “uno scheletro intero di un uomo”. Apparve composto. Lo scavo non venne proseguito e i resti furono rimossi. Si ritornò a scavare in quel punto nel 1992, quando il complesso conventuale dal 1987 fu interessato da restauri che durarono fino al 1995. Dal sito, diventato un’aiuola, affiorò un cucchiaio di rame lavorato, marchiato con la Croce Patente dell’Ordine del Tempio. Poi si rinvenne un piatto in ceramica monocroma verde, con graffita la stessa croce. “Pochi mesi prima – ricorda padre Isella – a fianco delle vestigia medievali della chiesa di Santa Maria erano venuti alla luce frammenti policromi di un bacile murale decorativo, raffigurante il nodo di Re Salomone, simbolo templare. La sua grafica mai discontinua evoca l’amore dell’Eterno con la terra”. Il ritrovamento, comunicato alla Sovrintendenza archeologica, solo ora viene reso noto, perché sono finiti gli studi che saranno tema di una pubblicazione dedicata ai templari torinesi. Si parlerà anche di Frater Ogerius. Era veramente suo lo scheletro rinvenuto nel 1943? “È un’ipotesi – nota padre Isella – che ci affascina molto. Riteniamo che quello scheletro fosse di un personaggio di rilievo, un dignitario inumato con sepoltura individuale, in un punto allora privilegiato, dietro la chiesa di Santa Maria. Secondo l’uso fu seppellito nudo, cucito nel sudario. Il voto di povertà templare non prevedeva altro. Ma il ritrovamento del piatto decorato e del cucchiaio fa supporre un modesto corredo funebre, un omaggio che nel cucchiaio in rame evidenzia un segno di distinzione, dal momento che la regola dell’Ordine assegnava ai semplici cavalieri stoviglie e posate in legno o corno”.

L’ANTICA AMICIZIA TRA TEMPLARI E MUSULMANI

moschea al aqsadi Franco Cardini
La cosa più simpatica che si sappia sui Templari, e forse anche la cosa più interessante e rivelatrice, l’ha scritta un principe siriano del pieno XII secolo, Usama ibn Munqidh emiro di Shaizar. La testimonianza che ci ha lasciato è, a concorde parere degli specialisti, davvero attendibile. Ebbene, Usama ci racconta che verso gli anni Sessanta-Settanta del XII secolo, quando gli capitava di recarsi a Gerusalemme allora capitale del regno crociato, usava andare ospite dei «suoi amici Templari» (è lui a chiamarli proprio così), quartier generale dei quali era la moschea al-Aqsa, ancora esistente sulla «Spianata del Tempio». Lì, dice Usama, i pauperes milites Christi et Salomonici Templi – tale il nome ufficiale dell’Ordine religioso che già
allora, correntemente, veniva definito «il Tempio» –, avevano approntato un oratorio nel quale i loro ospiti musulmani potevano tranquillamente pregare. Non proprio una moschea, certo: comunque, una piccola “sala di preghiera”.
Questa testimonianza, sulla veridicità e autenticità della quale non v’è motivo di dubitare, si scontra obiettivamente con quanto verso al fine del terzo decennio del secolo aveva scritto il più grande mistico di quel secolo, Bernardo di Clairvaux, il quale contribuì con decisione alla nascita di quell’Ordine favorendolo con la sua autorevolezza e ne fece l’elogio in una lettera ch’è anche un piccolo trattato di teologia dei luoghi santi e della guerra, il Liber de laude novae militiae. Come avrebbe reagito il santo monaco allo spettacolo dell’amicizia fra i «poveri cavalieri del Cristo» e quell’elegante emiro siriano la preghiera infedele del quale essi proteggevano?
Sull’Ordine del Tempio, che fu sciolto d’autorità da papa Clemente V nel 1312 ma che (nonostante un processo inquisitoriale contro di esso intentato su impulso del re di Francia Filippo IV) mai venne condannato, esistono e convivono – alquanto male, del resto – una “leggenda rosa”, una “leggenda aurea” e una “leggenda nera”.
La prima li vuole innocenti vittime dell’avidità di un re che voleva spogliarli delle loro ricchezze e della viltà di un Papa che non osò difenderli. La seconda li dipinge come saggi, sapienti, integri, coraggiosi, detentori di arcani segreti e perfino arcanamente sopravvissuti alla soppressione e occultamente ancora presenti fra noi. La terza li vuole violenti, superbi, peccatori, sodomiti, avidi, amici dei saraceni e perfino eretici e – perché no, già che ci siamo? – necromanti.
Nessuna di queste leggende è del tutto gratuita: non esistono leggende che lo siano. Ma quel che sappiamo di loro (ch’è molto, nonostante il permanere di molti misteri e chissà forse perfino di qualche vero “segreto”…) ci fornisce un quadro lacunoso eppure nelle sue grandi linee abbastanza attendibile, e molto diverso da quelle fantasie e da quei malintesi. Anzitutto, i Templari furono un vero paradosso: non esattamente Religio, Ordine monastico, bensì Militia, Ordine religioso che ammetteva nelle sue fila dei combattenti, al pari degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (oggi sopravvissuti come Ordine di Malta), degli Ospitalieri tedeschi consacrati a Maria (i “cavalieri teutonici”) e di alcuni Ordini nati nel mondo baltico nonché nella Penisola iberica. Erano figli della necessità: chiamati a presidiare paesi in guerra e a fronteggiare milizie non cristiane mentre le forze cristiane erano drammaticamente inferiori alla bisogna, dovevano combattere. Fra loro c’erano quindi fratres ch’erano sacerdoti e attendevano al loro sacro ministero, ma anche altri che invece erano milites, cavalieri, quindi guerrieri, e altri ancora servientes, “sergenti”, fratelli “laici” addetti ai lavori più umili e faticosi e ai servizi militari secondari. Ovviamente, nessun Templare che fosse sacerdote poteva toccare le armi né combattere: ma gli altri – che sia pure non sacerdoti, erano pur sempre “chierici” – potevano farlo.
La Chiesa latina inventò dunque la categoria del religioso-combattente, in àmbito cristiano del tutto inedita (esempi in qualche modo analoghi esistono in ambiente musulmano e buddhista): un paradosso al quale le Chiese orientali hanno sempre guardato con orrore. I Templari, poi, nei loro rapporti con i mercanti occidentali si videro anche affidare somme di danaro e la loro stessa probità li trasformò nei primi banchieri occidentali moderni. Che tra loro siano serpeggiate tendenze ereticali, così come si siano affermati certi vizi e molta superbia, è probabile; come non è escluso che qualcuno si sia dato anche allo studio di scienze proibite. Era quanto accadeva un po’ in tutti gli ordini monastici. Ma furono anzitutto dei combattenti e dei difensori degli inermi e dei pellegrini: i processi inquisitoriali che subirono all’inizio del Trecento su iniziativa e dietro pressione del re di Francia che temeva la potenza e il prestigio ch’essi si erano guadagnati nelle sue terre e forse ambiva a spogliarli delle loro ricchezze si risolsero praticamente in bolle di sapone, per quanto finissero con qualche condanna e qualche rogo. Papa Clemente V non osò opporsi alla prepotenza del sovrano che voleva farla finita con loro: ma li sciolse d’autorità, evitando che fossero colpiti da una condanna infamante.
A partire dal Sei-Settecento furono i sodalizi a carattere esoterico e in genere avversari della Chiesa romana – quelli che poi confluirono nelle organizzazioni massoniche – a riesumare la loro memoria e a costruire lentamente la “leggenda templare” che ancora sopravvive in quel tipo di tendenza paraculturale che ordinariamente viene definita “templarismo”. Tutto il blaterare di segreti, di tesori, di mappe, di cappelle di Rosslyn e di Rennes-le-Château nasce da lì, da quei grotteschi grumi d’ignoranza che Eco ha satireggiato nel Pendolo di Foucault e sui quali Dan Brown ha fatto soldi a palate col Codice da Vinci. Si tratta di storielle contorte, noiose e prive di valore, delle quali ormai da anni è stata dimostrata l’inconsistenza ma che tuttavia continueranno ancora a lungo a prosperare e a circolare perché la madre degli imbecilli è sempre gravida.

CONCERTO TEMPLARE DI BENEFICENZA A CASALE MONFERRATO

vercilloVenerdì 19 Agosto 2011 15:18 Casale Monferrato (AL) – Dopo il magnifico concerto di Palazzo Gozzani di Treville del dicembre 2009, per una serata in musica tenuta ancora da Giorgio Vercillo, maestro Templare e grande concertista alessandrino, nella Sala Valter Massaza in Via Facino Cane 35, ha eseguito al pianoforte musiche di Bach, Scarlatti, Chopin, Albeniz, Debussy, Liszt e Casella. Il concerto, patrocinato dalla Provincia di Alessandria e dalla Regione Piemonte, con il contributo della Cassa di Risparmio di Alessandria, è servito a raccogliere fondi per le missioni che i Templari Alessandrini hanno in Congo, e per le future missioni in allestimento in Uganda, Madagascar e Brasile. A questo proposito sono stati messi in vendita libri, dipinti e CD prodotti dai confratelli Templari, il cui ricavato è andato interamente al finanziamento delle missioni. I Templari Alessandrini lavorano in Congo nella missione di Niantende, dove hanno seminato l’Artemisia Annua, una pianta medicinale per la cura della malaria, vero flagello per quelle popolazioni. Prossimo impegno sarà l’edificazione di case con mattoni impastati di argilla cruda e cemento, prodotti con una pressa costruita dagli stessi Templari Alessandrini. Questo per dare alle popolazioni povere del terzo mondo, in questo caso del Congo, l’opportunità di abitare in ambienti confortevoli a costo zero e senza impatto ambientale. Infatti la produzione di mattoni crudi, non richiedendo la cottura, evita il disboscamento già in atto in quelle regioni. Il maestro Vercillo terrà nel corso del 2011 altri concerti di beneficenza per i Templari ed il prossimo sarà a metà aprile a Castelnuovo Scrivia.

GRANDE SUCCESSO DEL SECONDO CONCERTO DI SAN BERNARDO

concerto di san bernardoMolare (AL) – Grande successo del Concerto di San Bernardo giunto alla sua seconda edizione. Martedì 20 agosto, festa di San Bernardo, dopo la Messa nella Parrocchiale e la processione cui hanno partecipato i Templari del Sovrano Militare Ordine del Tempio, davanti ad un folto pubblico, sono stati eseguiti brani d’opera e musiche degli anni trenta nella splendida cornice dei sotterranei di Palazzo Tornielli (nella foto di Fabrizio Biancato, gli interminabili applausi finali). Ottimi gli esecutori, tutti giovani professionisti genovesi, novesi e ovadesi: Denis Ippolito pianista, Gianmaria Patrone basso, Roberto Conti baritono e la deliziosa mezzosoprano Barbara Nervi, hanno interpretato alla perfezione melodie di Donizetti, Hahn, Trenet, Rossini, Guenna, D’Anzi, Verdi, Rota e Bixio. I Templari, che, col patrocinio del Comune di Molare e della Pro Loco, hanno organizzato l’evento dedicato al loro Patrono, alla fine hanno venduto CD del confratello Giorgio Vercillo, dipinti a china del confratello Stefano Colombo, libri del confratello Andrea Guenna, tutti appartenenti al Sovrano Militare Ordine del Tempio, il cui ricavato andrà per le missioni in Africa Sub Sahariana.

IL REGNO DI GERUSALEMME (1099 – 1291) DA GOFFREDO DI BUGLIONE IN POI

gerusalemmeIl Regno di Gerusalemme era uno degli Stati crociati fondati nel Vicino Oriente in seguito alla prima crociata nel 1099. La caduta di San Giovanni d’Acri ne decretò la distruzione nel 1291.
Fu fondato in seguito alla presa di Gerusalemme da parte dei Crociati nel 1099. Goffredo di Buglione fu scelto come primo Re, ma egli rifiutò, affermando che nessun uomo avrebbe dovuto ricevere una corona dove Cristo aveva indossato la sua corona di spine, rivendicando invece la carica di Advocatus Sancti Sepulcri, “difensore (laico) del Santo Sepolcro”. Goffredo morì l’anno seguente, e gli succedette il fratello Baldovino I, il quale non si fece Read more